Amartya Sen: "Ispirarsi ad Aristotele per
risolvere il problema del Mezzogiorno"| Il Nobel per l'economia difende la
globalizzazione purché aumenti anche la democrazia. E
sulle zone meno sviluppate ha una ricetta basata sulla
crescita delle risorse umane |
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| Amartya Sen: "Lo sviluppo è
libertà",
Mondadori,
pagine 355,
lire 35.000 |
| Amartya Sen: "Scelta,
benessere,
equità", il
Mulino, pagine
438, lire
52.000 | Un pomeriggio del 1943 Amartya Sen, aveva dieci anni,
stava giocando nel giardino della sua casa di Dhaka, quando
un uomo entrò dal cancello in cerca di aiuto. Era un operaio
musulmano accoltellato dagli indù durante gli scontri tra
comunità che imperversavano nella città. Quell'uomo si
chiamava Kader Mia e avrebbe pagato con la vita il fatto di
avere lavorato per un salario di fame in un quartiere off limits
per la sua razza. Sarebbe morto, in altre parole, a causa di una
delle tante forme in cui si manifesta la "illibertà economica".
Oggi Amartya Sen è forse uno dei maggiori economisti (e
filosofi) viventi, insignito del Nobel e del premio Agnelli,
teorico di un approccio rivoluzionario al problema dello
sviluppo economico. Ma molte delle sue idee nascono da una
intuizione subliminale frutto di quell'episodio dell'infanzia che
lui non esita a definire "devastante"; l'intuizione secondo la
quale non c'è sviluppo senza libertà, anzi che lo sviluppo
stesso è libertà, come recita il titolo del suo ultimo libro.
Monetarista, keynesiano, neoclassico? Chi prova a inquadrare il
pensiero di Sen in una etichetta di scuola si scontra con un muro.
L'economista indiano, che tra l'altro è stato sposato con una
italiana (Eva Spinelli, una delle figlie di Altiero), sta certamente
dalla parte dei deboli avendo dedicato la sua vita di studioso al
problema della povertà e della disuguaglianza, ma precisa anche di
essere "a favore del mercato" e nelle sue opere cita teorici del
liberismo come Adam Smith e Friedrich von Hayek, senza
dimenticare peraltro Karl Marx e perfino Aristotele. Pur essendo
un teorico raffinato, Sen parla volentieri di attualità.
| Qualcuno dice che i suoi studi sulla povertà e il sottosviluppo
la accostano quasi automaticamente ai critici della
globalizzazione. |
"Credo che i manifestanti di Seattle sbaglino a rifiutare la
globalizzazione. Il paradosso di questo movimento è che nasce da
una protesta globale, il che indica di per sé che la globalizzazione
è un fenomeno inevitabile del mondo moderno. Detto questo non
nego che essa possa comportare effetti laterali negativi, come un
aumento intollerabile delle disuguaglianze all'interno dei Paesi e
a livello internazionale. La globalizzazione tuttavia è un fattore di
crescita economica e di diffusione del benessere. La lezione che si
può trarre da tutto ciò è che va accompagnata a un allargamento
della democrazia e delle libertà individuali".
| Il socialismo ha fallito, ma il capitalismo non per questo gode
di buona salute. In Europa, per esempio, il sistema del Welfare
State è sotto attacco e se ne chiede lo smantellamento... |
"Il Welfare non va smantellato, va trasformato. Ma per capire
questa posizione bisogna tornare alla distinzione medioevale tra
uomo come agente, cioè come individuo responsabile del proprio
destino, e uomo come paziente, ovvero come individuo che
dipende dagli altri. Quando fu costruito il sistema questa
distinzione non era ben percepita e il Welfare fu creato a misura
dell'uomo-paziente. Fu un errore. Ma sarebbe anche sbagliato,
dopo la crisi fiscale dello Stato, cancellare completamente la rete
delle garanzie. L'approccio corretto consiste invece nell'adottare
politiche appropriate per l'occupazione, la scuola,
l'imprenditorialità. Chi dice che la disoccupazione in Europa non
è un problema perché esistono gli ammortizzatori sociali, non
tiene conto degli effetti devastanti sulla fiducia degli individui,
dell'enorme spreco di risorse umane da essa generato".
| Lei dice che non c'è sviluppo senza libertà. Ma come si
concilia questa equazione con il boom di molti Paesi asiatici
autoritari, da Singapore alla Cina? |
"Lo sviluppo non si può misurare solo in termini di crescita del
prodotto interno lordo o del reddito individuale. Lo sviluppo deve
essere inteso in una accezione più vasta che includa anche la
crescita umana, quella che Aristotele chiamava eudaimonia. E
comunque non è vero che il cosiddetto capitalismo autoritario
asiatico ha favorito lo sviluppo. Nel 1998, con la crisi finanziaria,
i Paesi asiatici si sono dovuti confrontare con un aumento della
richiesta di democrazia".
| Una domanda sull'Italia, professor Sen. Come si risolve a suo
giudizio il problema della arretratezza del Sud? |
"Non sono un esperto in questa materia. Ma non credo che
servano massicci trasferimenti di risorse dal Nord del vostro
Paese. Questa è l'ottica dell'uomo-paziente. Piuttosto
l'attenzione andrebbe concentrata su tutte quelle misure che
possono accrescere la capacità autonoma del Mezzogiorno di
crescere e svilupparsi. Penso alle politiche che allargano le
possibilità d'intrapresa individuale, alla formazione, alla
creazione di un contesto ambientale favorevole all'allargamento
del mercato, senza il quale non ci può essere né sviluppo né
libertà". |