Aids, l'eretico conquista l'Africa| E' guerra sulle origini del virus |
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<9/7/00>
^hooper^
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[Negli ultimi dieci anni ho cercato di rintracciare
l'origine dell'Aids con l'aiuto del genetista inglese
Bill Hamilton, recentemente scomparso, in cui molti
riconoscono il più importante biologo dell'evoluzione
del Novecento. Oggi si parla di lui come dell'"erede di
Darwin" e ho avuto la fortuna di averlo per guida e per
amico.
L'origine dell'Aids è una mia ossessione per vari motivi
e qui ne citerò due. Il primo riguarda i possibili
vantaggi. Immaginiamo di non sapere che la malaria
abbia origine dalle punture di una zanzara e di credere
che venga trasmessa durante i rapporti sessuali. Cosa
accadrebbe? Saremmo piagati dalle punture di
zanzare e dalla malaria, frustrati sessualmente e il
tasso di natalità calerebbe. È chiaro che la
conoscenza del luogo d'origine di una malattia può
portare a una migliore comprensione del modo per
curarla, prevenirla o alleviarla.
Il secondo motivo è che ho scoperto che la comunità
scientifica non aveva mai indagato a fondo sugli inizi
dell'Aids ma ne accettava l'origine ipotetica perché era
disponibile e non rappresentava una minaccia. Per
inerzia, per conformismo, l'ipotesi prevale tuttora e si
potrebbe definire come quella del "taglio del
cacciatore" o del "trasferimento naturale". Si sa che il
virus HIV-1 (che nel mondo ha infettato 50 milioni di
persone e fatto 19 milioni di vittime) è molto simile a un
virus degli scimpanzé. Stando ai fautori del cacciatore,
questo sarebbe passato all'uomo mentre un cacciatore
o una cacciatrice, forse con dei tagli alle mani,
macellava uno scimpanzé.
Ma perché soltanto negli ultimi anni '50, quando gli
scimpanzé si macellano da centinaia di migliaia se non
da milioni di anni?
I pro-cacciatore dicono che il trasferimento del virus
tra le specie sia sempre avvenuto, causando la
comparsa dell'Hiv in villaggi remoti dai quali non si è
mai allontanato. Ritengono che ci siano voluti gli
spostamenti di popolazione, l'urbanizzazione e le forme
di sessualità tipiche dell'indipendenza africana prima
che l'Hiv iniziasse a viaggiare e diventasse epidemico.
Gli scettici potrebbero obiettare che è stata la
colonizzazione stessa a generare movimenti massicci
di popolazioni e forme di sessualità senza precedenti,
nelle campagne e nelle città. E se la spiegazione fosse
quella, perché il commercio degli schiavi, la spedizione
forzata attraverso l'Atlantico di esseri umani spesso
chiusi in gabbie e vittime di stupri di gruppo non
avevano portato ancora prima alla comparsa dell'Hiv-1?
Ho preso in esame una teoria diversa, quella secondo
cui l'Aids è risultato da un involontario errore medico.
Andando avanti nella ricerca, sono rimasto sbalordito:
non solo la teoria era confortata da consistenti "reperti
fossili", ma gli scienziati che tanta fiducia riponevano
nella razionalità e nelle prove dei fatti l'avevano
ignorata per ragioni puramente emotive.
Oggi, la teoria è detta del vaccino antipolio e non
mancano fatti a sua conferma. Ne indicherò solo
alcuni. Alla fine degli anni '50, un milione di neonati,
bambini e adulti dell'Africa centrale sono stati vaccinati
con un vaccino sperimentale contro la polio noto come
CHAT il quale, come gli altri vaccini simili allora,
proveniva da colture fatte con cellule renali di scimmie.
Nel caso di CHAT però, non si sa quale specie di
scimmia fosse stata usata ma soltanto che gli scienziati
che lo misero a punto avevano una colonia di
scimpanzé a Lidni Camp, nell'allora Congo belga, dove vennero
sacrificati 400 animali a molti dei quali furono prelevati
i reni.
Credo che reni di scimpanzé siano stati usati per
preparare alcune partite di CHAT, poi somministrato
durante ben 28 campagne di vaccinazione in Africa
centrale, e che alcune fossero infette con il virus
imparentato con l'HIV-1. Lo scrivo non solo sulla base
di dieci anni di interviste, di dati raccolti e della
misteriosa morte dei 400 scimpanzé, ma anche per le
straordinarie correlazioni tra i primi casi di Aids e i siti
di vaccinazione con il CHAT. In sintesi, il 64% dei
primi casi africani di Aids precedenti al 1981
provengono dagli stessi villaggi in cui fu somministrato
il CHAT. Inoltre ognuno dei 46 primi campioni (pre
1981) di sangue positivo per l'HIV si concentrano in un
raggio di 220 km da un sito di vaccinazione.
Bill Hamilton è morto nel marzo scorso dopo un viaggio
in Congo per tentare di verificare questa teoria. Prima
di morire aveva organizzato una conferenza alla Royal
Society di Londra in cui si sarebbero incontrati i
fautori del cacciatore e di quelli del vaccino, in uno di
quei dibatti franchi che dovrebbero caratterizzare la
scienza. Pensava che la teoria del vaccino fosse
rimasta accantonata troppo a lungo, e l'opinione
pubblica lasciata troppo tempo all'oscuro.
È passato quasi un anno da quando ho pubblicato in
The River -
A Journey Back to the Source of HIV and AIDS
(l'edizione rivista è appena stata pubblicata nei
tascabili Allen Lane/Penguin a £. 10.99) l'ipotesi del
vaccino e ancora i pro-cacciatore non sono riusciti a
trovare prove che la smentiscano. A corto di
argomenti, ora lanciano pietre: ho ricevuto una e-mail
da un noto ricercatore dell'Aids che faceva
affermazioni aberranti e infondate sull'accuratezza e
sull'onestà scientifica di Bill Hamilton e mia. Trovo
particolarmente disdicevole che Hamilton sia insultato
in questa maniera. I morti, si sa, non parlano: forse
spetta agli amici farlo a posto loro.
Intanto la posta in gioco è altissima: gli scienziati
dispongono oggi
di un enorme potere che all'umanità può portare il
bene o il male
e a volte entrambi. Possono creare nuovi organismi,
modificare
quelli esistenti, orientare l'evoluzione e spargere nuove
malattie.
Però quelli che osano metterli in discussione rischiano
di vedersi etichettati come nemici della scienza o
dementi. Proprio come aveva scritto Hamilton.
Purtroppo, dopo la sua morte molti gruppi di interesse
hanno tentato di affondare la conferenza, ora prevista
per settembre. Passo il tempo a cercare di evitarlo e
spero con questo articolo di poter raggiungere chi in
Italia ancora non ha potuto leggere il mio libro: più
siamo a conoscenza di questa questione e meno
diventa probabile che le argomentazioni "imbarazzanti"
siano ignorate, ancora una volta. Spero che almeno
qualcuno dei lettori decida di seguire il dibattito con
attenzione.]
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