La forza della ragione è nei suoi limiti| Psicologia cognitiva ed economia alleate per una più adeguata spiegazione del comportamento razionale |
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| "Mind and Society", I (2000), n. 1, Rosenberg e Sellier, Torino, pagg. 140, L.55.000 |
| H. A. Simon, "Scienza economica e comportamento umano", Edizioni di Comunità, Torino, 2000, pagg. 292,
L. 34.000. | Ci sono due buone ragioni per salutare la nascita di una rivista come "Mind and Society. A journal of cognitive and epistemogical studies on economical and sociai sciences". La prima è che la rivista ha un'apertura internazionale notevole, indicata dalla qualità dei membri del comitato scientifico: il sociologo R. Boudon,
i filosofi della mente J. Fodor e J. Johnson-Laird, il filosofo della scienza N. Rescher, gli economisti H. Simon e S. Winter. La seconda ragione è che la rivista si propone con un programma
editoriale non ecumenico. A differenza della gran parte delle riviste di scienze sociali e cognitive, diventate contenitori senza un chiaro programma metodologico, "Mind and Society" si propone di pubblicare articoli i quali "condividano, più o meno direttamente, il programma epistemologico della rivista: la spiegazione dei fenomeni sociali attraverso l'azione individuale, la decisione, e i processi di ragionamento".
Nel suo editoriale, il direttore Riccardo Viale esplicita questo programma. A differenza delle posizioni ermeneutiche, secondo le quali possiamo comprendere ma non spiegare le relazioni tra credenze ed azione sociale, e a differenza delle posizioni olistiche (per le quali i fenomeni sociali sono dei fenomeni "emergenti", irriducibili a quelli mentali) la tesi della teoria della scelta razionale è che i fenomeni sociali sono riducibili a quelli mentali, e che questa riduzione è spiegata da principi di razionalità che sono a priori. Quest'ultima concezione equivale ad assumere un punto di vista antirealistico, che proprio lo sviluppo delle scienze cognitive ha posto in questione.
L'antirealismo della teoria standard della scelta razionale venne espresso nella sua forma più icastica da Milton Friedman con la sua tesi per cui gli assiomi della teoria della scelta razionale non hanno bisogno di un fondamento empirico: basta che le conseguenze siano corrette. Ad esso Viale propone di sostituire una visione realistica, secondo la quale i fenomeni sociali sono concetti convenzionali, e possono venire ridotti e spiegati in termini di concetti realistici che descrivono il meccanismo causale di ragionamento e della decisione da parte dell'individuo.
La prospettiva della rivista si situa quindi tutta nell'ambito dell'"individualismo metodologico". Un individualismo
metodologico che non vuole basarsi su assunti a priori, ma sui risultati della psicologia cognitiva e della neurofisiologia.
I due saggi più interessanti sono quello scritto da Viale insieme a Boudon "Reason, Cognition and Society", e quello di Herbert Simon.
Il primo saggio si propone di superare la classica dicotomia tra i modelli di homo oeconomicus e di homo sociologicus. L'uno, tipico delle scienze economiche e delle loro espansioni ai fenomeni non monetari (si pensi ai lavori di Gary Becker) ha come limite di non riuscire a spiegare tutta una classe di fenomeni sociali, quali ì rituali magici. L'altro, tipico della sociologia e dell'antropologia, ha il difetto di essere indeterminato, e di lasciare spazio a spiegazioni ambigue, spesso antologiche. Ai due modelli gli autori propongono di sostituire una spiegazione basata sul concetto delle 'buone ragioni' che un individuo ha di credere in certe idee o di compiere certe azioni. Così la credenza nella magia diventa anch'essa spiegabile in base a "buone ragioni", se si tiene conto del contesto sociale e cognitivo nel quale il soggetto si trova immerso. Le ragioni per credere o agire sono
'buone' non perché siano o debbano essere oggettivamente fondate: basta che siano soggettivamente considerate come valide.
Il saggio di Simon, "Bounded rationality in social science: Today and tomorrow", è una magnifica summa dei risultati sulla razionalità umana raggiunti da parte di uno dei più grandi intellettuali dei nostri giorni. La "razionalità" vincolata, o come viene anche spesso detta - "limitata", è "semplicemente l'idea che le scelte che gli individui gli individui fanno sono determinate non soltanto da certi fini coerenti a delle proprietà del mondo esterno, ma anche dalla conoscenza che i decisori hanno e non hanno del mondo, dalla loro capacità o incapacità di richiamare questa conoscenza quando è rilevante, di valutare le conseguenze delle loro azioni, di trattare con l'incertezza, e di scegliere tra i molti bisogni in competizione".
La razionalità è vincolata perché tutte queste capacità sono limitate. La differenza fondamentale tra la visione standard della razionalità, quella della teoria dell'utilità attesa di von Neumann, Morgenstern, Savage, Friedman, Harsanyi, e la teoria di Simon, è che la prima considera soltanto i vincoli esterni all'azione umana: i vincoli di risorse e di informazione disponibili per il soggetto. Simon considera invece fondamentali i vincoli interni: le limitazioni della capacità di calcolo e della capacità di memoria.
La polemica di Simon contro la teoria neoclassica, e la sua costruzione di una teoria alternativa della razionalità basata sulla psicologia cognitiva e sulla ricerca empirica dei componenti concreti dei decisori - ad esempio, burocrati e manager delle imprese private - durano oramai da mezzo secolo. Alcuni dei suoi saggi degli ultimi anni sono stati ora opportunamente tradotti in italiano. Appare evidente il grande lavoro svolto da Simon, e sulla sua scia da tanti studiosi. La rilevanza per la costruzione di una adeguata teoria della razionalità è indubbio. Molto più dubbia è invece la pretesa di Simon, che la teoria dell'utilità attesa sia definitivamente confutata, e che sia già disponibile una teoria migliore. Dalle ricerche di Simon sembrano essere finora derivati effetti empirici specifici, e molte prospettive di ricerca: ma non una teoria in grado di sostituirsi a quella standard, con il suo formidabile apparato formale e le sue innumerevoli diramazioni applicative. Per questo obiettivo la strada è decisamente ancora lunga. |