RASSEGNA STAMPA

9 LUGLIO 2000
GIAN GUIDO VECCHI
WWW, è scoppiata la guerra dei mondi. E gli alieni siamo noi
A Spoleto scienziati e filosofi discutono su etica e conquiste tecnologiche. Scoprendo che l'uomo è ancora impreparato
Il 30 ottobre 1938 la voce di Orson Welles annunciò alla radio che i marziani erano sbarcati dalle parti del New Jersey e molti americani la presero male: urla, panico, migliaia in fuga non si sa bene dove. Senza sospettare che il futuro regista di Quarto potere stesse in realtà leggendo La guerra dei mondi di H. G.
Wells
. Ecco, davanti alle nuove frontiere della genetica o della net economy, tutti quanti rischiamo di fare più o meno la stessa figura. Ma all'orizzonte non ci sono per forza cloni, replicanti alla Blade Runner o cibi mutanti. Così dice un grande scienziato come il biologo Edoardo Boncinelli: "Certo, come sempre tutte le cose possono essere viste come foriere di bene o male: ma è una questione di controllo sociale, dipende da noi". Così ripete Renato Soru, fondatore di Tiscali e "guru" italiano del cyberspazio, che magari si preoccupa di applicazioni come i campi elettrici ("Quando entro in albergo, stacco tutto: la tv in camera non la voglio, e neanche il computer") ma esclama: "La genetica è una manna dal cielo, Internet è una manna dal cielo!". Non è certo un caso che la dodicesima edizione di "Spoletoscienza", organizzata dalla Fondazione Sigma-Tau, si sia aperta ieri con la voce di Wells a riverberare sotto le volte trecentesche del teatro di San Nicolò. Il tema è tutto un programma: "WWW, Welles War of the Worlds", appunto. Del resto, se la guerra dei mondi esiste (tra vecchia e nuova economia, pubblico e privato, scienza ed etica) gli alieni, sorpresa, siamo noi. Divisi fra Faust e Frankenstein, "la voglia di trasformare e il terrore di farlo", osserva il filosofo Sebastiano Maffettone. Che tra l'ottimismo tecnologico e il millenarismo luddista suggerisce un "Ethos della liberaldemocrazia", una discussione popperiana che "non butti via il bambino con l'acqua sporca". E' la responsabilità sociale della scienza che ricorda pure Boncinelli: "Sono ottimista, non stupido. Non si può essere faciloni sulle possibili conseguenze né strangolare la scienza: l'unico sistema è il controllo sociale collettivo sulle applicazioni della tecnologia. E cioè informazione". Di qui l'importanza della Rete: "Stiamo assistendo alla creazione di un piano di realtà nuova, come il passaggio dalla materia alla vita al pensiero: l'informazione collettiva fruibile a livello planetario". Soru parla di "sogno: "Internet è devastante in senso positivo, ha stravolto pure i fondamenti fisici: non conta il tempo, da quanto sei nel campo, ma la velocità a capire il nuovo; non conta lo spazio, il "distretto", ma essere connesso in Rete; non conta il capitale, ma i valori intangibili: l'uomo". E il controllo. Del resto, le trasmissioni radio vennero interrotte pure dall'annuncio che Pearl Harbour era stata distrutta dai giapponesi.
E molti americani, questa volta, non ci cascarono. Boncinelli sorride: "Già. Il pericolo non è su Marte: gli alieni siamo davvero noi".
inizio pagina
vedi anche
Spoleto scienze