| Reale, troppo reale o troppo poco reale? |
| Michele Marsonet, "I limiti del realismo", Franco Angeli, pagine 156, lire 30.000 | La discussione sui limiti del realismo è uno dei dibattiti più affascinanti ed importanti del dibattito epistemologico contemporaneo. Potremmo dire che nell'ambito della filosofia della scienza, è la riproduzione del nucleo classico della riflessione teoretica sui limiti e la possibilità di conoscenza della realtà con le categorie intellettive. Si potrebbe aggiungere che in gioco vi è la nozione stessa di realismo, con tutto quello che essa comporta. Conoscenza oggettiva o soggettiva? Pragmatismo o realismo metafisico? Michele Marsonet nel suo "I limiti del realismo" edito da Franco Angeli nella collana "Epistemologia" diretta da Evandro Agazzi, evita questi dualismi e difende una posizione moderata di realismo. Il primo problema da affrontare per chi si cimenta con tale compito è quello di porsi in maniera critica nei confronti del relativismo. Il punto è che non si può ragionevolmente mettere in dubbio una conoscenza ormai acquisita, che è quella dell'inevitabilità dei punti di vista. Marsonet tenta di spiegare che ciò non vuol dire scivolare nello scetticismo tout-court. Così come è da respingere la tesi secondo la quale "l'unica realtà possibile è quella pensata, oppure che la realtà è significante nella misura in cui noi la possiamo pensare o siamo in grado di parlarne".Questo è un doppio errore, sul piano pratico e sul piano teoretico. Per Marsonet ha più senso argomentare che "i nostri limiti cognitivi ci impongono l'adozione di un realismo tutto sommato modesto e privo delle connotazioni dogmatiche che alcuni altri gli attribuiscono".
E' ovvio che in tale ottica critica e dogmatica, il discorso assume una sua valenza, anche se non è esente da contraddizioni. Le ambiguità che emergono non sono attribuibili alla riflessione teoretica ed epistemologica del singolo pensatore, ma sono implicite in ogni riflessione che si avventura su temi che assumono valenza "ontologica".
Prima di giungere alla enucleazione della sua tesi Marsonet deve ripercorrere le tappe del dibattito fra realisti ed antirealisti, e le dicotomie del dibattito sulla filosofia della scienza post-popperiana. Dalla ricostruzione storica del dibattito emerge la sua posizione.
L'autore si trova a polemizzare con i sostenitori acritici del senso comune che a suo avviso è sopravvalutato. In sostanza giudica fuorviante la "precompressione gadameriana che fonderebbe in modo certo la nostra conoscenza", poiché essa trascura il fatto che tale "precompressione è pur sempre legata al nostro modo di vedere il mondo".Marsonet è critico anche nei confronti di quegli autori che legano strettamente il problema del realismo con gli schemi concettuali" che fungono da filtro nel rapporto col mondo: Il punto è che non si può ad avviso dell'autore non leggere in una chiave moderata la medesima struttura categoriale interpretativa, altrimenti essa assume un valore ontologico. Marsonet non si esprime in questi termini, ma è chiaro che il suo timore è quello di non uscire dal tracciato di un realismo moderato, che definisce persino debole. E' ovvio che l'accenno all'importanza degli schemi concettuali nel dibattito epistemologico contemporaneo fa riflettere sull'importanza essenziale della teoretica kantiana, questione che dovrebbe far riconoscere a molti pensatori che le argomentazioni problematiche poste dalla "Critica della ragion pura" sono ancora irrisolte. Tornando al libro di Marsonet si colgono i limiti del dibattito attuale, che deve confrontarsi su posizioni come la certezza della realtà o la sua incertezza. Dal canto suo Marsonet ha buon gioco nel controbattere le teorizzazioni degli antirealisti e dietro il suo realismo "debole e generico" vi è la tesi che gli sta veramente a cuore. Ovvero "l'esistenza di una realtà che, non essendo riducibile ad alcun tipo di cornice concettuale, trascende la nostra esperienza del mondo e ne costituisce la stessa condizione". |