RASSEGNA STAMPA

2 LUGLIO 2000
SILVIA VEGETTI FINZI
Omosessualità: per Freud non è né colpa né malattia
Una raccolta di saggi su sesso e normalità secondo la psicoanalisi. Una relazione con molti equivoci
AA. VV., "L'omosessualità nella psicoanalisi", a cura di F. Bassi e P. F. Galli, Einaudi, pagine 268, lire 30.000
Qualche tempo fa, durante una svagata attività di zapping , sono incappata in un'intervista che trovo, nella sua banalità, straordinariamente rappresentativa di questo momento culturale.
In un mercato romano l'intervistatore chiedeva a un fruttivendolo: "Come reagirebbe se suo figlio tornasse a casa una sera dicendole: "papà sono eterosessuale"( sic )". L'intervistato, emozionato, riusciva a balbettare soltanto: "E già, so' dolori, che sà da di'. So' disgrazie", mentre tutti intorno annuivano compunti. L'equivoco è significativo: la confusione lessicale, l'alone emotivo rivelano che si è attivata l'area del pregiudizio.
Nell'individuo lo stereotipo può corrispondere al pensiero cosciente oppure allignare nell'inconscio. In ogni caso è difficile estirparlo del tutto. Proprio per la sua resistenza alla verità, all'evidenza, al giudizio morale, il pregiudizio è stato oggetto di particolari studi psicoanalitici, soprattutto da parte della Scuola di Francoforte che ne ha individuato la funzione difensiva dell'identità individuale e collettiva, minacciata dalla prossimità dell'alterità, come accade nel razzismo e nell'oppressione del- l'omosessualità. Quel progetto è stato opportunamente ripreso da Pier Francesco Galli e Fabiano Bassi nella nuova collana "Tracce dalla Psicoanalisi" (Einaudi), di cui, dopo La psicoanalisi e l'antisemitismo, esce in questi giorni, con evidente tempestività, L'omosessualità nella psicoanalisi , costituita da nove saggi.
Erroneamente attribuita a Freud, la condanna dell'omosessualità appartiene piuttosto alle generazioni seguenti e, in particolare, al clima puritano e maccartista degli Stati Uniti. Freud infatti, sin dal 1935, rispondendo alla lettera di una mamma americana che gli chiedeva una terapia per il figlio, aveva affermato che l'omosessualità non è né una malattia né una colpa ma una "variante della funzione sessuale". Il compito della psicoanalisi, sostiene ora lo svizzero Morgenthaler, non è mai stato quello di cambiare i comportamenti degli uomini, quanto di far loro sviluppare la flessibilità nella valutazione delle proprie domande interne. L'omosessualità non può più essere considerata una forma immatura dello sviluppo sessuale perché ha un suo itinerario, una sua storia. "Di fatto non c'è né l'etero-, né l'omo-, né la bisessualità. C'è solo la sessualità, che attraverso le linee di sviluppo più varie trova in ciascun individuo la sua specifica forma di espressione". Un tempo gli analisti condividevano una serie di valori e di giudizi formulati da una società relativamente omogenea, per cui le nevrosi apparivano evidentemente patologiche e le perversioni ovviamente indesiderabili. Ma ora, osserva Mitchell, "lo stile di vita delle persone, il loro comportamento sessuale e la mutevolezza delle norme, vanno e vengono come mode durante il giorno". E' diventato impossibile determinare il significato interiore e la rilevanza delle esperienze limitandosi a osservare i comportamenti. Essi non valgono di per sé ma per la funzione che svolgono, per il soggetto che li compie. Sono validi se lo realizzano. Purché si tenga presente, aggiungo io, il bene della comunità oltre a quello dell'individuo. La psicoanalisi pertanto non può essere chiamata, come spesso avviene, a formulare criteri di normalità e di anormalità. Freud lo aveva implicitamente dichiarato sin dal 1901 intitolando una delle sue maggiori opere Psicopatologia della vita quotidiana , un ossimoro che riporta la patologia nella normalità , nell'universale familiarità del quotidiano, sottraendola così alla tentazione, rassicurante per sé e minacciosa per gli altri, di proiettarla nell'altrove e nel diverso.
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vedi anche
Il mondo dell'uomo