RASSEGNA STAMPA

28 GIUGNO 2000
MARCO BELPOLITI
Il libro della vita
Nell'era del web, torna un'antica metafora
Oggi comprendiamo il linguaggio con cui Dio ha creato la vita", ha dichiarato Bill Clinton nel presentare il Progetto Genoma sulla sequenza del Dna. E i commentatori usano la metafora del "Libro della vita", che finalmente abbiamo cominciato a decifrare. Il primo a formulare l'idea che la sostanza ereditaria della cellula vivente possa essere compresa nei cromosomi del nucleo alla stregua di un libro scritto è stato Erwin Schroedingen, un fisico teorico e non un biologo. Nel febbraio del 1943, a Dublino, in una serie di conferenze, intitolate "Che cos'è la vita?", il premio Nobel parlò infatti di "codice" inscritto nei geni. L'idea di base è molto antica, come ha spiegato Hans Blumenberg in un libro magistrale, La leggibilità del mondo , e comporta quella di uno scritto in cui il significato razionale esiste prima che lo scienziato ne abbiano capito qualcosa: la natura, come la scrittura, è sottoposta a delle leggi, per quanto esse siano ancora ignote. È un po' un paradosso che nel momento stesso in cui si è iniziato a parlare di "fine del libro", del trionfo di Internet, di obsolescenza del mezzo cartaceo, la metafora del Libro ritorni con tanta forza. In verità, la rivoluzione scientifica del Seicento aveva posto in conflitto esperienza e testi scritti, presupponendo l'autenticità dell'esperienza contro il sapere polveroso dei libri. Era la biblioteca di Don Ferrante, quella che Manzoni fa finire dispersa dopo che la scopa della peste aveva spazzato via il suo possessore che nei libri aveva posto totale fiducia. L'età moderna, che nasce con il rifiuto dell'autorità mediata dalla scrittura, finisce con una vecchia immagine, quella della civiltà della lettura e della scrittura promossa da Internet. Il mondo è perfettamente leggibile, aperto come un libro dinanzi a noi, come già il "popolo del Libro", gli Ebrei, avevano postulato, superando l'idea di Platone per cui la realtà è copia di un'idea, ricorda Blumenbeg, accessibile alla mente umana, ma non "legg ibile" da essa. Non è un caso che siano proprio gli Stati Uniti d'America - il paese che ha fatto del libro, del pluralismo religioso, della libertà e della Nuova Frontiera i suoi miti più duraturi - a offrire al mondo il Nuovo Libro della vita come una tavola della Legge organica ricevuta sul Monte Sinai della Scienza. Ma non è, si badi, un ritorno all'antico, al passato, perché dopo che Galileo ha postulato che la natura è un libro scritto da Dio in un linguaggio accessibile a tutti, la matematica, l'uomo si è trovato a d abbandonare i lidi sicuri del sapere teologico e religioso e a navigare nello spazio segnato dalle nuove scienze geografiche e astronomiche. Forse l'immagine più bella di questa nuova scoperta, foriera di grandi possibilità pratiche e di enormi problemi morali, è quella della mappa, cioè di uno spazio che è insieme fatto di figure e di parole, di forme osservabili e di segni leggibili. Un commentatore ha ricordato che nella stessa sala della Casa Bianca dove Clinton ha presentato la nuova mappa dell'Uomo, due secoli fa Thomas Jefferson studiò coi geografi la prima mappa completa del Nord America. La mappa è uno strumento per orientarci nello spazio, un'astrazione pratica che è stata, come racconta in Mason & Dixon un grande narratore postmoderno, Thomas Pynchon, proprio nel Nuovo Mondo, anche l'emblema della violenza che gli uomini hanno fatto alla Natura.
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