RASSEGNA STAMPA

27 GIUGNO 2000
PIETRO GRECO
e "Ecco la mappa che cambia la vita"
Clinton annuncia la rivoluzione della genetica: la lettura del genoma
"E' il linguaggio usato da Dio"
Il premio Nobel Dulbecco: trasformerà la medicina, ma i risultati concreti sì vedranno solo fra 50 anni
L'uomo ha sequenziato il suo Dna. Dopo una decina di anni di intenso lavoro, alcuni miliardi di euro spesi e mille polemiche, un grande consorzio pubblico internazionale, il "Progetto Genoma Umano", diretto da Francis Collins , e una piccola azienda privata americana, la "Celera Genomics", di Craig Venter , hanno ricostruito, con un margine di errore piccolo, molto ristretto, ma non nullo, i 3,1 miliardi di lettere che compongono il codice genetico umano e le hanno disposte anche nel giusto ordine. E ora quel grande libro in 23 volumi (i cromosomi) che è il nostro patrimonio genetico è a nostra disposizione, intonso, ma finalmente pronto per essere letto. L'annuncio di ieri è di quelli che finiscono nei manuali di storia. Giustamente. Ma, sia chiaro, non perché un grande processo di conoscenza è stato portato a termine. Al contrario, perché un grande processo di conoscenza può finalmente iniziare. Insomma, ora occorre leggerlo e studiarlo e capirlo quel grande e intonso librone in XXIII volumi. Se vogliamo che l'immane sforzo di ricostruirlo e stamparlo, si traduca in nuova scienza. E magari, in nuova tecnica per curare molte malattie (non tutte) e alleviare molte sofferenze (non tutte) dell'uomo.
Che questo processo di lettura, iniziato ufficialmente ieri e ufficiosamente da qualche anno, sia la 'vera impresa' della biologa, lo conferma lo stesso Craig Venter, l'uomo che ama la scienza veloce e che ha dato una straordinaria accelerazione alla tecnica del sequenziamento e, di conseguenza, alla biologia molecolare tutta, identificare i geni, le pagine "significative" del codice di cui, al momento, non conosciamo neppure il numero (possono variare da 50.000 a 140.000, si dice); e poi ricostruire le molecole messaggero (l'Rna) che portano ai vari luoghi della fabbrica le istruzioni di queste pagine significanti; ricostruire la struttura e le funzioni delle proteine (si calcola siano comprese tra 150.000 e 450.000) sintetizzate sulla base di quelle istruzioni; e, infine, capire come tutto questo enorme e complicato e complesso insieme di materia biologica (Dna, Rna, proteine) opera non in laboratorio, ma nella vita di tutti i giorni, è impresa titanica. C'è lavoro per almeno un secolo, ammette il piè veloce Venter. Ma, forse, questo è uno di quei lavori che non finiscono mai. Diffidate, dunque, della retorica che quasi sempre accompagna anche i grandi eventi, Le soluzioni definitive del problema cancro, del problema malattie genetiche multifattoriali, del problema invecchiamento e malattie degenerative, persino del problema malattie genetiche monofattoriali (causate dal cattivo funzionamento di un singolo gene) non sono dietro l'angolo. Nessuno sa quando le soluzioni, definitive o parziali, a questi problemi verranno trovate. Ammesso pure che un giorno verranno trovate soluzioni, definitive o parziali che siano.Per il semplice motivo che nessuno ha ancora letto il poderoso libro che è stato stampato solo ieri e di cui non si conoscono, se non per vaghe ricostruzioni, il contenuto. E che rimanda, a sua volta, a libri altrettanto ponderosi e altrettanto intonsi. Immergersi nello studio affannoso di questi libri è necessario per acquisire nuova scienza. Ma non è detto che sia sufficiente per acquisire nuove tecniche. O tutte le nuove tecniche sperate e ipotizzate. In altri termini, non tutte le promesse annunciate saranno a breve realizzate. E molte potrebbero non esserlo mai. Detto questo, è indubbio che l'annuncio di ieri ha un carattere storico. E non solo per il merito. Ma anche per il metodo. Che ha caratteri non meno clamorosi e, forse, non meno storici di quelli riconosciuti al merito. Non è affatto casuale che a darlo, quell'annuncio, siano stati congiuntamente il Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, il Premier di Sua Maestà Britannica, Tony Blair, uno scienziato con funzioni da manager pubblico, Francis Collins, e, infine, la figura cruciale dell'intera vicenda, Craig Venter, un nuovo tipo di scienziato, uno scienziato-imprenditore. E' stato lui, Craig Venter, a dare un'accelerazione alla vicenda scientifica, economica, sociale e, quindi, politica, del "Progetto Genoma". Il "Progetto" andava avanti da anni come molti progetti della moderna Big Science: con enorme profusione di tempo, di uomini e di mezzi. Tempo, uomini e mezzi messi a disposizione, sostanzialmente anche se non completamente, dai governi e dagli stati. E tuttavia il "Progetto Genoma" era un progetto un po' diverso. Perché proponeva e propone (a torto o a ragione) un numero enorme di ricadute: scientifiche, biomediche, economiche, sociali, etiche. Tra alcuni decenni, tra alcuni anni e, in taluni casi, persino tra alcuni mesi potremo, per esempio, conoscere qual è la probabilità che ciascuno di noi ha di avere in futuro una determinata malattia. Questa solo conoscenza, anche in assenza di tecnica, modificherà la nostra vita. E le nostre relazioni sociali. Dovremo abituarci a ragionare in termini di probabilità, e di evoluzione multifattoriale, di diritti intergenerazionali in un mondo che tende a privilegiare il determinismo puro, che a ogni effetto tende ad associare una sola e unica causa, che tende a riconoscere gli interessi immediati e a smarrire gli interessi mediati. Insomma, le conoscenze genetiche e la loro gestione diventeranno uno dei grandi temi della democrazia contemporanea. Nei mesi scorsi Craig Venter ha dimostrato (o almeno ha dato l'impressione di dimostrare) non solo che uno scienziato poteva avviare da solo questo processo di conoscenze così cruciali, ma anche che un singolo imprenditore poteva diventare il padrone unico di queste conoscenze.Cogliendo impreparati non solo la comunità scientifica e la "old economy", con tutte le sue aziende multinazionali e poco agili, ma anche e, soprattutto, il mondo politico. Non c'erano, non ci sono, norme in grado di impedire che lo scenario evocato da Venter possa realizzarsi. Le vicende dei mesi scorsi e la conferenza stampa di ieri, gestita da Clinton e Blair, sono storici perché sembrano diradare, almeno un po', i dubbi più impellenti. Per due motivi. Perché il Presidente degli Stati Uniti e il premier inglese hanno ribadito che la conoscenza del genoma e della biologia più intima dell'uomo è patrimonio dell'intera umanità e non può diventare capitale disponibile di una singola impresa, per quanto illuminata. C'è molto ancora da fare, per regolare il rapporto nuovo tra scienza pubblica e scienza imprenditrice. Non è accettabile che le polemiche, spesso tanto aspre quanto salutari, siano pubbliche mentre gli accordi siano segreti. Le conoscenze scientifiche sono diventate uno dei luoghi più delicati dove si esercita la moderna democrazia. Tutti devono sapere chi le produce, come e perché. Se vuole correre la scienza, sia pubblica o privata, accademica o imprenditrice, deve essere prima di tutto trasparente.
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