RASSEGNA STAMPA

26 GIUGNO 2000
MARCELL0 BUIATTI
MA ORA ATTENTI AI "CACCIATORI DI GENI"
E così l'anno 2000 sarà anche ricordato come quello in cui è stato letto per la prima volta tutto il corredo genetico di un essere umano. Letto, si badi bene, ma compreso solo per una piccola parte. Leggere il Dna è infatti come leggere la Bibbia in ebraico conoscendo le lettere ma non il loro significato. Il nostro genoma (l'insieme dei geni) contiene 3,3 miliardi di elementi di cui solo il 7-8% è costituito dai cosiddetti geni. I geni sono sequenze di elementi, ognuna delle quali, se presente in un organismo, lo rende capace di costruirsi una proteina (uno strumento) che potrà poi svolgere una funzione più o meno utile. Ad esempio, se un essere umano ha gli occhi neri significa che è in grado di sintetizzare il pigmento scuro perché possiede la proteina e quindi il gene necessario per questo. In questo momento noi conosciamo le proteine relative solo a 6-8000 geni e anche di queste non sempre sappiamo la funzione. Va anche detto che tutti gli esseri umani hanno tutti i centomila geni anche se in diverse versioni, più o meno funzionanti e capaci di esprimersi in termini di proteine con maggiore e minore intensità. L'intensità di espressione dipende da molte cose fra cui i segnali che arrivano dall'ambiente e la struttura del Dna non costituito da geni (oltre il 90% appunto).Per questo, praticamente non esistono due corredi genetici umani uguali, mentre noi possediamo ora la lettura di una sola versione. Ho voluto, anche se schematicamente, sottolineare la enorme quantità di cose che ancora non sappiamo, per mettere nella giusta luce il significato del traguardo che una impresa privata (Celera) ed il progetto Genoma, costituito da un grande numero di laboratori collegati in rete, hanno appena raggiunto. Non c'è dubbio infatti che la strada è lunga ma la fine del processo di lettura porterà ad una grande accelerazione nella comprensione della struttura-funzione dei nostri corredi genetici. Mano a mano infatti che scopriamo cosa fa un gene, possiamo isolarlo, produrre la proteina corrispondente in grandi quantità, analizzarne le varianti individuali, comprenderne meglio la funzione, utilizzarla come farmaco per le persone che ne fossero carenti ecc. Sia ben chiaro, il comportamento umano non è determinato che in piccola parte dai geni, per cui nessuno mai troverà il gene per la bontà, l'intelligenza, la povertà, la ricchezza. Tantomeno quello per la omosessualità, come molti vorrebbero farci credere, come risulta chiaro dal fatto che la stima di incidenza di questo comportamento è dell'8% , costante, e gli omosessuali praticamente non si riproducono (non trasmettono i loro geni ad altri potenziali omosessuali). I problemi relativi alla umanità dell'uomo quindi non saranno risolti dalla genetica ma una parte di quelli che hanno a che fare con la salute sì. Il potere che ha l'uomo di agire direttamente sulla vita dei propri simili è enorme. Si tratta allora fin da ora di alcuni problemi fondamentali. Innanzitutto: di chi sono i geni umani? Una dichiarazione dell'Unesco del 1997 affermava che ogni gene umano è patrimonio di chi lo possiede e di tutta l'umanità ma l'attuale legislazione brevettuale ne permette la brevettazione dopo che sia stato isolato da un essere umano. A quel punto, tutti i materiali in cui sia individuabile un gene brevettato sono coperti da brevetto per venti anni. In altre parole, se io ho una variante di un gene che mi impedisce di avere tumori, e qualcuno lo isola, il gene viene brevettato e da allora in poi io stesso (a questo punto il gene è individuabile in me), i batteri produttori di un farmaco derivato, il gene inserito in un ammalato per curarlo, ecc. sono tutti coperti dal brevetto. Dato il processo estremamente accelerato di concentrazione delle imprese biotecnologiche e farmaceutiche è facile prevedere che molti geni umani utili a tutti saranno fra poco in possesso di pochi e comunque oggetto di mercato. Si tratta allora di capire se nel mondo esiste ancora qualcosa su cui devono poter decidere gli individui singoli e le collettività, o se invece tutto sia comprabile e vendibile al miglior offerente. Se vogliamo, va anche chiarito se gli esseri umani continuano ad essere considerati soggetti, individui, o se invece si devono sempre di più considerare oggetti in quanto privati anche della proprietà dei loro geni individuali. Ancora, chi deciderà quali geni devono essere isolati? Se la decisione resta a chi ha il potere economico mondiale non si cercheranno senz'altro i geni i cui prodotti potrebbero alleviare le malattie dei popoli del Sud del Mondo, secondo la stessa logica che impedisce ora di studiare le malattie prevalenti in Africa e che per lungo tempo ha rallentato lo studio e la cura delle affezioni femminili. C'è poi un secondo ordine di problemi che non deriva tanto dal possesso dei geni quanto dalla conoscenza dei varianti individuali di questi da parte di singole persone, organi di governo, imprese ecc. I pericoli in questo sono tanti ed hanno a che fare direttamente con i diritti e le libertà individuali. Innanzitutto, ognuno di noi è portatore di geni completamente funzionanti e altri che funzionano meno bene e questo può determinare una maggiore o minore probabilità di malattia. Finché questo fatto resta privato niente di male, anzi potrebbe portare alla prevenzione della malattia e quindi a un miglioramento della salute. Se la conoscenza è estesa però al datore di lavoro della persona in questione questo potrà non assumerlo, pagarlo meno, non pagare il costo della eventuale malattia se si ammala. Nella peggiore delle ipotesi la collettività, il Governo, un dittatore, potrebbero decidere di non far riprodurre i portatori di malattie o addirittura eliminarli. Ma anche senza di questo, è ovvio che la conoscenza del patrimonio genetico dei cittadini potrebbe facilitare grandemente la discriminazione. I cacciatori di geni sono sul piede di guerra ma per ora tutto questo è ancora controllabile e la decifrazione del genoma umano può ancora diventare la base per un effettivo miglioramento della salute collettiva. Perché questo succeda ci vogliono però scelte radicali che non possono non portare alla introduzione di forti correttivi collettivi (modificazione della legislazione brevettuale, rigide leggi sulla privacy, salvaguardia del lavoratori ecc.) che cambierebbero il rapporto individuo-collettività-attori economici in modo drastico. Per questo è necessario il coraggio di riaffermare non a parole ma con atti concreti e precisi, una serie di diritti individuali e di libertà e collettive di cui sembriamo a volte esseri scordati.
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