| Dire "Io" può anche essere fastidioso |
Pubblichiamo un ampio stralcio della relazione su "Indexicality, reflexivity and context" che John Perry, uno dei più importanti filosofi del linguaggio americani, ha recentemente tenuto presso l'università di Genova. Perry insegna a Stanford (California). Ha fondato e dirige il "Center for the Study of Language and Information". Tra i suoi libri ricordiamo Situations and Attitudes (1983, con John Barwise), Essential Indexicals (1993) e il recente Dialogue on Good, Evil and the Existence of God (1999).
Di prossima pubblicazione sono le Nicod Lectures tenute a Parigi nel 1998, volte a
esporre gli aspetti della Filosofia di Perry più fortemente influenzati dal dialogo con le scienze cognitive e la filosofia della mente. |
Nel suo Tractatus Ludwig Wittgenstein ci dice che "io sono il mio mondo" e che "il mondo è il mio mondo". Questo dovrebbe condurci alla conclusione piuttosto sorprendente che io sono il mondo, o, almeno, che Wittgenstein lo era. Egli deriva almeno una conseguenza che dovrebbe seguire da quanto riportato sopra; egli scrive "... quando si muore il mondo non si altera, ma termina".
Wittgenstein morì negli anni Cinquanta, dunque sembra che si sia sbagliato. Tuttavia non è l'ultimo filosofo a supporre che noi non siamo comuni esseri umani in carne e ossa. Tom Nagel sostiene che "io" si riferisce a un "sé oggettivo" che non ha una concreta posizione spazio-temporale. Penso di essere esattamente il mio Sé, ed io sono esattamente un essere umano in carne ed ossa. Io faccio parte del mondo; esso non è il mio mondo; esso non terminerà quando morirò; "io" si riferisce a me stesso, non a qualche etereo Sé oggettivo. Ciò che induce questi filosofi a formulare teorie stravaganti del Sé è qualcosa alquanto sorprendente, vale a dire la struttura della conoscenza-di-sé.
La conoscenza-di-sé sembra avere un chiaro e semplice significato: casi di conoscenza in cui il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto sono identici. Se io sono meramente una cosa in carne e ossa, allora la conoscenza-di-sé non è altro che la conoscenza della cosa in carne e ossa che compie l'atto del conoscere, e che cosa avrebbe di tanto speciale questa conoscenza? Una volta Ernst Mach salì su un bus a Vienna, vide una sagoma singolare in fondo al bus e pensò: 1) quell'uomo è un gretto pedagogo. In realtà, Mach vide se stesso riflesso in un ampio specchio situato in fondo al bus, di quelli che i conducenti usano per controllare la situazione a bordo del loro mezzo. Infine, dopo aver
realizzato ciò, egli concluse: 2) io sono quell'uomo; 3) io sono un gretto pedagogo.
Solo a quel punto, dopo aver pensato 3), Mach ha conoscenza-di-sé. Tuttavia 1) è conoscenza di Mach e posseduta da Mach. Quindi la spiegazione semplicistica, di cui sopra, pare non essere corretta; la conoscenza-di-sé sembra peculiare. Essa sembra richiedere la parola "io". Se la conoscenza-di-sé è peculiare, o il Sé o la conoscenza devono essere peculiari. Wittgenstein e Nagel si orientarono verso la prima opzione, io opto per la seconda.
Ci sono due modi del tutto differenti di conoscere oggetti (persone, cose, luoghi, e tempi). Possiamo pensare a essi in virtù delle relazioni che intrattengono con noi, in virtù del ruolo che svolgono nella nostra vita nel momento in cui pensiamo: "l'oggetto che io sto osservando"; "l'istante presente"; "il luogo in cui mi trovo", "la persona alla quale sto parlando".Abbiamo bisogno di pensare alle cose in questo modo quando prendiamo informazioni che le riguardano con la percezione o interagiamo con esse. Ma oggetti differenti svolgono gli stessi ruoli relativi all'agente in diversi momenti, e a ogni dato momento molti degli oggetti su cui vogliamo conservare informazioni non svolgono alcun ruolo relativo all'agente nei nostri confronti e possono svolgere ruoli diversi per le persone con le quali dobbiamo comunicare. Al fine di conservare, accumulare e condividere informazioni sugli oggetti, al fine di elaborare e mantenere una descrizione coerente del mondo, abbiamo bisogno di un modo di pensare agli oggetti che ce li presenti come entità che esistono indipendentemente da noi, come entità che prima svolgono e poi cessano di svolgere molteplici ruoli relativi all'agente nella nostra vita. Cioè abbiamo bisogno di modi di pensare alle cose che siano oggettivi. Rintracciati così per mezzo di nomi e descrizioni che non dipendono dalle relazioni che intrattengono con noi: "Palo Alto" invece di "questa città"; "25 marzo 2000" invece di "oggi"; "Ernst Mach" invece di "tu".
Esempio (scherzoso): Terry e Fran si sono incontrati a una festa; i due sembrano andare d'accordo. Terry intende chiedere a Fran un appuntamento: Terry: posso avere il tuo numero di telefono? Fran: è sull'elenco telefonico. Terry: come ti chiami? Fran: anche il mio nome è sull'elenco.
Queste battute introducono entrambi i modi di pensare alle cose e la loro importanza. Terry è in grado di pensare a Fran in virtù del ruolo che lei svolge nella sua vita al momento della festa: "tu", "colei che sto osservando", "colei alla quale sto parlando" e così via. Egli può avere a portata di mano un elenco con tutte le informazioni concernenti i numeri telefonici. Tuttavia l'elenco è organizzato in modo oggettivo, sulla base dei nomi. Egli non può cercarvi l'espressione "colei alla quale sto parlando". La nostra vita è un raccogliere informazioni su persone e cose e luoghi, e poi oggettivarle per i nostri usi successivi e gli usi di altre persone. Ci scambiamo queste informazioni. Dobbiamo, però, essere capaci di "riattaccarle" alle nostre percezioni e ai ruoli che persone, cose e luoghi svolgono nella nostra vita in un dato momento, se intendiamo usarle. Questo è proprio ciò che Terry non è in grado di fare. Anche se memorizzasse l'intero elenco telefonico, ciò non gli sarebbe d'aiuto.
Qui troviamo ciò che è peculiare della conoscenza-di-sé. Primo, la conoscenza-di-sé è un modo di pensare a una persona attraverso un ruolo del tutto speciale: l'identità. Questa vincola tutti i tipi di modi speciali di conoscere: il modo in cui sapete di essere affamati, o di avere la necessità di andare alla toilette, o di avere mal di denti o di vedere un albero; questi sono tutti modi in cui potete avere conoscenze sulla persona che è identica a voi stessi e che non potete usare per aver conoscenze su altri. Secondo, poiché nessun altro può svolgere quel ruolo nella vostra vita, esso può essere il vostro modo ufficiale di pensar e accumulare informazioni su voi stessi. Prima abbiamo rifiutato la spiegazione semplicistica della conoscenza-di-sé che la riduceva a conoscenza di una persona posseduta dalla stessa persona. Ora possiamo presentare una alternativa. La conoscenza-di-sé è conoscenza di una persona-posseduta da quella stessa persona con il requisito aggiunto che la persona sia conosciuta in virtù del ruolo relativo-all'agente dell'identità. Questo ruolo può servire come il concetto fondamentale che una persona ha di se stessa. In questo modo le nostre concezioni di noi stessi hanno una struttura diversa da quelle che abbiamo degli altri individui pure importanti per noi. Se comprendiamo il modo speciale in cui la conoscenza-di-sé di una persona è strutturata, non abbiamo bisogno di postulare un tipo speciale di Sé, per spiegarla. |