RASSEGNA STAMPA

25 GIUGNO 2000
PAOLO ROSSI
L'Europa secondo Husserl
Edmund Husserl, "L'ìdea di Europa. Cinque saggi sul rinnovamento", a cura di Corrado Sinigaglia, Raffaele Cortina Editore, Milano 2000, pagg. 142, L. 28.000
La Crisi delle scienze europee di Edmund Husserl (1935) è stata interpretata da molti come il segno di una rottura radicale nel pensiero del fondatore della fenomenologia. Ma è diventato difficile sostenere questa tesi di fronte ai cinque saggi stesi da Husserl fra il 1923 e, il 1924. I primi tre furono scritti per la rivista giapponese "Kaizo" e ivi pubblicati. Gli altri due rimasero inediti. Furono resi accessibili nel 1989 (nel volume 27 delle opere). Contengono una chiara anticipazione dei principali temi svolti nella Crisi. Corrado Sinigaglía, che di Husserl aveva già pubblicato le Glosse a Heidegger (Milano, Jaca Book, 1997) e che ha appena pubblicato un ottimo lavoro su geometria e filosofia nel primo Husserl (Milano, Unicopli) ha tradotto e presentato con lucidità e competenza questi cinque testi.
Nel 1917 Husserl concludeva le sue Lezioni sull'idea le di umanità in Fichte (edite nel 1987) scrivendo: "Un popolo che ha prodotto simili spiriti, che guidato da essi ha tanto aspirato alla purezza del cuore, ha così interiormente cercato Dio (... ) deve essere e rimanere la speranza dell'umanità. Che questo si avveri nella verità viva, ecco il compito infinito di tutti noi, di tutti noi che vogliamo vincere in questa guerra".Proprio nella guerra, aveva affermato all'inizio, "la morte si è nuovamente conquistata il suo sacro diritto originario. E' nuovamente la grande voce che, nel tempo, ammonisce all'eternità".
Nei saggi del 1923-1924 il tono è molto diverso: la guerra ha devastato la cultura europea, la Germania ha perso quella fede "che elevò noi e i nostri padri e si trasmise a nazioni quali quella giapponese". Quella fede "ora è crollata del tutto, perciò diciamo: deve necessariamente accadere qualcosa di nuovo, deve accadere in noi e per mezzo di noi". E' noto a tutti che il qualcosa di nuovo che accadde in Germania affascinò Heidegger, e che Husserl (così come è documentato anche nelle pagine della Crisi) si sottrasse invece a quel fascino. L'aspirazione a una verità universale e infinita è ciò che per Husserl caratterizza l'Europa e che ha, per tutte le civiltà, valore esemplare. "La cultura fondata sulla pura ragione e, al massimo grado, sulla libera scienza universale rappresenta l'idea teleologica assoluta e al contempo l'idea che già opera nella cultura europea".Come nota acutamente Sinigaglia, l'esito paradossale è ineludibile dato che "è proprio del pensiero della responsabilità mostrarne la intrinseca storicità e porre capo, là dove ne rivendica l'assolutezza, alla ineliminabile fatticità della sua provenienza". La ragione chiama a una decisione responsabile e quell'appello suona anche come il riconoscimento di una necessità e di un destino.
Molti filosofi (non tutti) hanno (per fortuna) da tempo rinunciato a essere, come Husserl voleva, i funzionari dell'umanità. Tuttavia penso che l'accettazione di quel paradosso sia decisamente preferibile al frivolo relativismo oggi di moda e all'antieuropeismo diffuso negli ambienti intellettuali pseudo-progressisti.
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vedi anche
Filosofia (e) politica