Il volume - Uniti nell'egoismo? L'animale e l'animale umano: la nuova concezione dello
studio del comportamento, Bollati Boringhieri, pp. 339, L. . 68.000 - di Kurt Kotrschal, un
etologo viennese esperto di pesci tropicali (in particolare di "bavose") parte da un
vigoroso spunto di fondo, non di rado abusato, quello della "spiegazione evoluzionistica"
del comportamento umano e animale. Chiedendosi cioè se dietro molti degli aspetti
comportamentali, dai più biecamente egoistici a quelli più apertamente cooperativi o
addirittura altruistici, in realtà non ci sia molto altro che una storia naturale di selezione
dei fenotipi più adatti. Sarebbe dunque una sopravvivenza selettiva a far sì che api, pesci,
rettili, uccelli ("specie" queste ultime di elezione per studi naturalistici, esemplificazioni che
perciò "svolazzano" in quantità nel testo) - ma anche esseri umani - si comportino come
noi li osserviamo.
Al libro non può essere non rimproverato un tono riduzionista di fondo, in larga parte
perdonabile perché saggiamente si ferma di fronte agli eccessi (per esempio) della dottrina
sociobiologica che "suscitò molto strepito inopportuno quando presentò le sue tesi". Ed è
proprio ponendo l'accento sulla storia personale del singolo individuo - che si differenzia da
altri individui della propria specie anche per valori selettivi che fanno sopravvivere il
proprio individuo-corpo, sfavorendo genotipi a lui molto vicini -, che l'autore utilmente
contrasta quelle correnti visioni secondo cui si verificherebbe una stretta selezione di
parentela, con l'accorpamento in alcuni gruppi geneticamente affini di geni per
"l'imprenditorialità", "l'intelligenza" o l'"accettazione di una forte leadership". Anche
Kotrschal si dichiara però apertamente a favore della "selezione di gruppo", esemplificata
con eventi che si verificano comunemente tra gabbiani reali e le onnipresenti (nel libro)
oche: quella stessa stirpe animale su cui costruirono modelli e produssero griglie
interpretative i pionieri dello studio del comportamento animale nell'immediato dopoguerra.
Da veri continuatori del pensiero lorenziano, Kotrschal e il suo variopinto gruppo di
studenti dell'Istituto per l'etologia "Konrad Lorenz" di Grunau, si sentono convinti
continuatori della più ortodossa etologia europea. E dove studiano (e a tratti il libro ne
accenna) le prodigiose capacità intellettive del lucente corvo imperiale. In questo, il libro
ha un indubitabile valore storiografico, per i suoi continui accenni alla storia delle
istituzioni centro-europee, acquari e aviari inclusi.
Alcuni spunti meritano particolare attenzione: quello della ecoetologia, che guarda alle
specie animali con una visione che ricorda a tratti quella della teoria economica, (inclusi gli
sforzi più o meno diseconomici del carico di cibo che uno storno riesca a trasportare al
nido per nutrire la prole) o i terribili sforzi energetici che le oche selvatiche compiono non
solo nell'affaccendarsi a nutrire i propri piccoli, ma anche nel lungo e non di rado periglioso
viaggio bi-annuale delle migrazioni primaverile e autunnale. Quello delle "oche sotto
pressione" è un paragrafo davvero curioso (lì si afferma che l'incesto, o inincrocio, non
rappresenta di per sé un male) ma anche per l'importanza storica che questa specie di
uccelli ha rivestito per l'etologia - essendo quella sulla quale una parte notevole delle
osservazioni di Lorenz furono condotte in condizioni di semi-domesticità.
Finalmente vediamo presentati i famosi dati di Patrick Bateson, dell'Università di Cambridge
- che nel 1983 propose un potente, e semplice, modello socio-evolutivo che
sorprendentemente dimostrava come, e per quali meccanismi etologici, le quaglie al
momento di scegliere un partner sessuale prediligessero un cugino di primo o secondo
grado. Modello in parte oggi rivisto, ma spunto rilevante per reinterpretare quei paradossi
evolutivi della "selezione sessuale" di una specie, che da Darwin in poi appassionano gli
studiosi dei meccanismi di divergenza, stasi, e quasi immancabile estinzione. Un ulteriore
spunto che rallegra il lettore è la riconsiderazione di una fase sperimentale, a suo modo
storica, che è progressivamente andata scomparendo nella divulgazione corrente, e
parzialmente nell'etologia sperimentale vera e propria.
Tratteggiata nel paragrafo "Perché allevare a mano?" riprende esperimenti nei quali
soggetti animali neonati (appena partoriti, schiusi dall'uovo, non di rado casualmente
raccolti perché caduti dal nido o usciti troppo precocemente dalla tana) vengono allevati
dalle mani esperte degli sperimentatori senza aver alcuna possibilità di contatti post-natali
con individui della propria specie. In parte utilizzata per diletto, in parte per necessità -
rendere docili anche animali selvatici altrimenti difficili da avvicinare senza provocare
paralizzanti reazioni di paura -, questa metodica in realtà permette - ben più di altre,
animali transgenici inclusi -, di separare effetti iscritti nel genotipo, e dunque
automaticamente espressi da un soggetto animale, da quelli attribuibili a esperienze
dell'animale con altri membri della propria specie. Ovvero, essa farebbe emergere con
particolare chiarezza quanto di "autonomo" e "insito nell'archetipo etologico" un individuo
avrebbe da esprimere attraverso i suoi atti comportamentali.
Alcuni di questi spunti riprendono poi quanto utilmente già passato in rassegna, secondo
una prospettiva essenzialmente filosofica, da Paola Cavalieri nel suo piacevole La
questione animale: per una teoria allargata dei diritti umani (Bollati Boringhieri, 1999),
che tratteggia sia le premesse culturali di una argomento oggi così sentito dal pubblico
colto o in via di rapida acculturazione, sia un forte messaggio di filosofia politica, sui
dilemmi bioetici a proposito dell'effettivo posto che l'uomo ha nella natura, mediante la
riconsiderazione dei diritti degli altri appartenenti al regno animale: e perciò dei doveri,
anche morali, che l'uomo ha nei confronti delle altre specie che popolano la medesima
biosfera terrestre. Alla ricerca di una proposta normativa minimale che definisca, una volta
per tutte, lo status morale dei viventi senza indulgere nei consueti antropocentrismi.
Utile il glossario finale, che termina con una buona sintesi dei temi toccati nel libro di
Kotrschal, in particolare una diretta discendenza culturale emanata da Konrad Lorenz
stesso, a sua volta dietro input di etologi dei primordi e soprattutto sviluppata da Rupert
Riedl, quella teoria evoluzionistica della conoscenza secondo cui "anche il nostro apparato
cognitivo rappresenta uno strumento di sopravvivenza selezionato nel corso
dell'evoluzionismo".
Uno dei maggiori pregi del libro resta infine la selezione bibliografica: che segnala scritti
importanti di autori ancora non troppo noti al pubblico italiano, da F. M. Wuketits a U.
Seibt, o completamente ignoti come l'etologa e bioeticista Marian Stamp-Dawkins,
l'etologo dello sviluppo Carol Ten Cate, i primatologi Joan Stevenson-Hinde e Hans
Kummer, fino al paleo-etologo Charles O. Whitman (attivo tra la fine dell'800 e i primi
decenni del '900). Non tutti i libri tradotti in italiano sono però correttamente segnalati in
bibliografia, dove spicca un piuttosto vergognoso Lewontine (anziché Lewontin!). |