RASSEGNA STAMPA

22 GIUGNO 2000
ENRICO ALLEVA
Quella specie di amore
Il volume - Uniti nell'egoismo? L'animale e l'animale umano: la nuova concezione dello studio del comportamento, Bollati Boringhieri, pp. 339, L. . 68.000 - di Kurt Kotrschal, un etologo viennese esperto di pesci tropicali (in particolare di "bavose") parte da un vigoroso spunto di fondo, non di rado abusato, quello della "spiegazione evoluzionistica" del comportamento umano e animale. Chiedendosi cioè se dietro molti degli aspetti comportamentali, dai più biecamente egoistici a quelli più apertamente cooperativi o addirittura altruistici, in realtà non ci sia molto altro che una storia naturale di selezione dei fenotipi più adatti. Sarebbe dunque una sopravvivenza selettiva a far sì che api, pesci, rettili, uccelli ("specie" queste ultime di elezione per studi naturalistici, esemplificazioni che perciò "svolazzano" in quantità nel testo) - ma anche esseri umani - si comportino come noi li osserviamo.
Al libro non può essere non rimproverato un tono riduzionista di fondo, in larga parte perdonabile perché saggiamente si ferma di fronte agli eccessi (per esempio) della dottrina sociobiologica che "suscitò molto strepito inopportuno quando presentò le sue tesi". Ed è proprio ponendo l'accento sulla storia personale del singolo individuo - che si differenzia da altri individui della propria specie anche per valori selettivi che fanno sopravvivere il proprio individuo-corpo, sfavorendo genotipi a lui molto vicini -, che l'autore utilmente contrasta quelle correnti visioni secondo cui si verificherebbe una stretta selezione di parentela, con l'accorpamento in alcuni gruppi geneticamente affini di geni per "l'imprenditorialità", "l'intelligenza" o l'"accettazione di una forte leadership". Anche Kotrschal si dichiara però apertamente a favore della "selezione di gruppo", esemplificata con eventi che si verificano comunemente tra gabbiani reali e le onnipresenti (nel libro) oche: quella stessa stirpe animale su cui costruirono modelli e produssero griglie interpretative i pionieri dello studio del comportamento animale nell'immediato dopoguerra.
Da veri continuatori del pensiero lorenziano, Kotrschal e il suo variopinto gruppo di studenti dell'Istituto per l'etologia "Konrad Lorenz" di Grunau, si sentono convinti continuatori della più ortodossa etologia europea. E dove studiano (e a tratti il libro ne accenna) le prodigiose capacità intellettive del lucente corvo imperiale. In questo, il libro ha un indubitabile valore storiografico, per i suoi continui accenni alla storia delle istituzioni centro-europee, acquari e aviari inclusi.
Storni da carico
Alcuni spunti meritano particolare attenzione: quello della ecoetologia, che guarda alle specie animali con una visione che ricorda a tratti quella della teoria economica, (inclusi gli sforzi più o meno diseconomici del carico di cibo che uno storno riesca a trasportare al nido per nutrire la prole) o i terribili sforzi energetici che le oche selvatiche compiono non solo nell'affaccendarsi a nutrire i propri piccoli, ma anche nel lungo e non di rado periglioso viaggio bi-annuale delle migrazioni primaverile e autunnale. Quello delle "oche sotto pressione" è un paragrafo davvero curioso (lì si afferma che l'incesto, o inincrocio, non rappresenta di per sé un male) ma anche per l'importanza storica che questa specie di uccelli ha rivestito per l'etologia - essendo quella sulla quale una parte notevole delle osservazioni di Lorenz furono condotte in condizioni di semi-domesticità.
Finalmente vediamo presentati i famosi dati di Patrick Bateson, dell'Università di Cambridge - che nel 1983 propose un potente, e semplice, modello socio-evolutivo che sorprendentemente dimostrava come, e per quali meccanismi etologici, le quaglie al momento di scegliere un partner sessuale prediligessero un cugino di primo o secondo grado. Modello in parte oggi rivisto, ma spunto rilevante per reinterpretare quei paradossi evolutivi della "selezione sessuale" di una specie, che da Darwin in poi appassionano gli studiosi dei meccanismi di divergenza, stasi, e quasi immancabile estinzione. Un ulteriore spunto che rallegra il lettore è la riconsiderazione di una fase sperimentale, a suo modo storica, che è progressivamente andata scomparendo nella divulgazione corrente, e parzialmente nell'etologia sperimentale vera e propria.
Tratteggiata nel paragrafo "Perché allevare a mano?" riprende esperimenti nei quali soggetti animali neonati (appena partoriti, schiusi dall'uovo, non di rado casualmente raccolti perché caduti dal nido o usciti troppo precocemente dalla tana) vengono allevati dalle mani esperte degli sperimentatori senza aver alcuna possibilità di contatti post-natali con individui della propria specie. In parte utilizzata per diletto, in parte per necessità - rendere docili anche animali selvatici altrimenti difficili da avvicinare senza provocare paralizzanti reazioni di paura -, questa metodica in realtà permette - ben più di altre, animali transgenici inclusi -, di separare effetti iscritti nel genotipo, e dunque automaticamente espressi da un soggetto animale, da quelli attribuibili a esperienze dell'animale con altri membri della propria specie. Ovvero, essa farebbe emergere con particolare chiarezza quanto di "autonomo" e "insito nell'archetipo etologico" un individuo avrebbe da esprimere attraverso i suoi atti comportamentali.
Creature della biosfera
Alcuni di questi spunti riprendono poi quanto utilmente già passato in rassegna, secondo una prospettiva essenzialmente filosofica, da Paola Cavalieri nel suo piacevole La questione animale: per una teoria allargata dei diritti umani (Bollati Boringhieri, 1999), che tratteggia sia le premesse culturali di una argomento oggi così sentito dal pubblico colto o in via di rapida acculturazione, sia un forte messaggio di filosofia politica, sui dilemmi bioetici a proposito dell'effettivo posto che l'uomo ha nella natura, mediante la riconsiderazione dei diritti degli altri appartenenti al regno animale: e perciò dei doveri, anche morali, che l'uomo ha nei confronti delle altre specie che popolano la medesima biosfera terrestre. Alla ricerca di una proposta normativa minimale che definisca, una volta per tutte, lo status morale dei viventi senza indulgere nei consueti antropocentrismi.
Utile il glossario finale, che termina con una buona sintesi dei temi toccati nel libro di Kotrschal, in particolare una diretta discendenza culturale emanata da Konrad Lorenz stesso, a sua volta dietro input di etologi dei primordi e soprattutto sviluppata da Rupert Riedl, quella teoria evoluzionistica della conoscenza secondo cui "anche il nostro apparato cognitivo rappresenta uno strumento di sopravvivenza selezionato nel corso dell'evoluzionismo".
Uno dei maggiori pregi del libro resta infine la selezione bibliografica: che segnala scritti importanti di autori ancora non troppo noti al pubblico italiano, da F. M. Wuketits a U.
Seibt
, o completamente ignoti come l'etologa e bioeticista Marian Stamp-Dawkins, l'etologo dello sviluppo Carol Ten Cate, i primatologi Joan Stevenson-Hinde e Hans Kummer, fino al paleo-etologo Charles O. Whitman (attivo tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900). Non tutti i libri tradotti in italiano sono però correttamente segnalati in bibliografia, dove spicca un piuttosto vergognoso Lewontine (anziché Lewontin!).
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