L'INCONTRO DI MICROMEGA"Dio esiste?" Tante le domande
poche le risposte |
| Il signore seduto accanto dice che è venuto perché ha letto la notizia sul giornale e dagli occhi, più
grandi dietro le lenti astigmatiche, si legge un certo, insopprimibile desiderio di risposte. Nel chiostro di
S. Maria La Nova, dove ieri pomeriggio si è presentato il numero due della rivista "Micromega" dedicata
all'esistenza di Dio, settantamila copie vendute che si avviano verso le centomila, varie edizioni, e
continue sono le richieste nelle librerie per prenotarne la copia, non si capisce chi sia il lettore-tipo, a chi
abbia interessato il tema, qual è insomma il pubblico interessato. Tutti, diremmo, vista l'eterogeneità dei
presenti. Numerosi e di tutte le età, di tutte le specie. Si potrebbe pensare che tutti, a questo mondo,
attendono chiarimenti. Forse per quella "sete di risposte che non si estingue una volta letti gli interventi
sulla rivista" cui accenna Paolo Gambescia, direttore de Il Mattino, che modera il dibattito con Paolo
Flores d'Arcais, Vincenzo Vitiello, Roberto Esposito e Bruno Forte.
La rapida rassegna con la quale Esposito riassume i contenuti degli interventi pubblicati, ci fa intendere
quanti e quali siano i punti di vista della domanda "Dio esiste?". Contraddittori, ossimorici,
diametralmente opposti a volte ma tutti, o quasi tutti, si concludono con un'altrettanta domanda e tutti si
possono condensare, a suo dire, in due questioni: il contenuto della fede è vero o falso? E qual è il
contenuto autentico del cristianesimo?
Vincenzo Vitiello è più categorico. Salvando la "secchezza lapidaria" con la quale il direttore di
Micromega pone le questioni, in questo caso l'esistenza del divino, gli oppone al contempo un simile,
secco no: "Non può, Flores d'Arcais, sostenere che Dio l'infinito, deve essere provato dal momento che
il finito esiste ed è provato. E poi: qual è lo statuto della verità? Non si può contrapporre la tesi empirica a
qualunque altra. In questo modo ci si sottrae al ragionamento". Per lui la questione è altra, e sta nel
rapporto tra cristianesimo e storia. Aspetti che Flores sorvola, preferendo concentrarsi, appunto, sul
finito, su ciò che noi siamo: esseri mortali discendenti dalle scimmie, loro modificazione. "Come si può
credere che la propria vita sia eterna, che non morirai? Tutti gli argomenti ci dicono che ciò non è
possibile. Se, poi, fosse vera la vita eterna, se davvero si credesse all'eternità, alla resurrezione del
corpo, il minimo, e intendo dire proprio il minimo, per l'essere umano, sarebbe di comportarsi almeno
come San Francesco. L'unica risposta attiene all'assurdo, al credere nell'assurdo. Per questo preferisco
il linguaggio scientifico che non dice mai: "questa è la verità"", ma: "allo stato delle nostre conoscenze
possiamo sostenere che...".
Ottocenteschi, li bolla tutti Bruno Forte, teologo. Mani congiunte durante le parole degli altri, le spiana,
accarezza il microfono, addolcisce la voce durante le sue. "Modifica del Dna delle scimmie? Già questo
potrebbe essere miracolo" dice, e sale un applauso che lui stesso blocca. "Voi vi chiedete se esiste Dio.
Io dico: dove abita? Come incontrarlo? Mi sono convertito 34 anni fa, non ho mai rinunciato alla
ragione".
Ellittica la predica citando l'ebraico antico di Elia, che trova Dio nel deserto e nel silenzio: è lì che si
cela. Dio non sta: egli è in ogni cosa: passa. Li deride: "Le domande su Dio non sono un gioco
intellettuale, non lo si cerca in un salotto. Essere cercatori di Dio significa non accettare risposte
prefabbricate".
E, sul finire, il vicino poi fa: "La reincarnazione: ci crede, lei, nella reincarnazione?". |