RASSEGNA STAMPA

20 GIUGNO 2000
FABIO GAMBARO
I miei nipotini nelle strade di Seattle
L'appartamento in un quartiere molto chic della rive gauche, a pochi passi dalla Senna, è immerso in un'atmosfera raffinata, lontana anni luce dall'universo alternativo dei ribelli della new economy. La padrona di casa, Viviane Forrester, è una signora elegante e assai bene introdotta nei salotti parigini. Fino a quattro anni fa era nota soprattutto per i suoi romanzi e per due biografie di Virginia Woolf e Van Gogh.
Insomma, apparentemente niente a che vedere con l'universo militante dei nemici delle multinazionali e della Banca Mondiale. Eppure molti di coloro che, da Seattle a Bologna, sono scesi in piazza per rimettere in discussione la globalizzazione e le sue logiche implacabili hanno letto con molta attenzione L'orrore economico, il violento pamphlet in cui la scrittrice francese ha denunciato la disoccupazione di massa prodotta dall'ultraliberalismo.
Il libro è stato tradotto in tutto il mondo e ha venduto un milione di copie, ma quando fu pubblicato, quattro anni fa, sembrò essere un grido d'allarme isolato, anacronistico e pateticamente controcorrente. Oggi invece sono in molti a condividere le posizioni di Viviane Forrester, la quale, forte dei consensi ottenuti, riprende il discorso interrotto, mandando in libreria Una strana dittatura (Ponte alle Grazie, pagg. 190, lire 20.000), nelle cui pagine torna a mettere in guardia contro le conseguenze nefaste di un mercato senza regole che alcuni vorrebbero come unico orizzonte dell'economia: "Oggi trionfa dappertutto un'unica logica, quella dell'ultraliberalismo, che ci viene presentata come una necessità, un'evidenza che non è consentito rimettere in discussione. Per me si tratta di un'impostura, perché non è vero che l'economia debba essere necessariamente speculativa, non è vero che sia inevitabile licenziare in nome del profitto. Con L'orrore economico e Una strana dittatura ho cercato di dimostrarlo, analizzando la realtà che sta dietro alla propaganda. "Personalmente, non sono contro la mondializzazione e le nuove tecnologie, sono contro le modalità di gestione di tale processo. Sono contro una politica che distrugge l'economia reale favorendo un'economia speculativa e virtuale, che favorisce la disoccupazione di massa, lo smantellamento dello stato sociale e dei servizi pubblici, considerati solo come deficit da ridurre e non come servizi ai cittadini. Oggi purtroppo l'ideologia ultraliberale domina in ogni paese e quindi orienta i processi della new economy.
Anche la sinistra, seppure con qualche reticenza, ne accetta la logica trionfante. E ciò accade persino in Francia, dove pure la resistenza è maggiore. Insomma, ormai siamo prigionieri di un'unica visione dell'economia che viene spacciata per un dato di realtà. E' quello che molti chiamano il pensiero unico".
Da qui a parlare di dittatura però...
"Lo so che l'espressione è forte, ma quando dappertutto domina un'unica ideologia, non si può fare diversamente. Quando ci viene ripetuto di continuo che non c'è alternativa a questo modello economico e a questa società, secondo me si va verso la dittatura e lo stalinismo. Naturalmente si tratta di una dittatura sui generis, perché altrimenti io e lei non saremmo qui a parlarne. E' dunque per questo che abbiamo bisogno di contropoteri e di un'opinione pubblica critica e combattiva".
I suoi detrattori l'accusano di non essere una economista e di fare discorsi vaghi e superficiali. Come risponde?
"I miei discorsi non sono per niente vaghi, al contrario sono molto concreti, visto che propongo sempre esempi pratici e documentati. Non dico nulla che non sia provato dai fatti, constato in una situazione, mostrandone le conseguenze.
Certo, sono una scrittrice e non una economista, ma non vedo perché non dovrei occuparmi anche di economia. Non dobbiamo mai porre limiti alla nostra curiosità. Io mi sono sempre interessata di molte cose tra cui anche l'economia.
Naturalmente, mi sono molto documentata, ma poi ho affrontato questi problemi in modo semplice e diretto, non da specialista. La corporazione degli economisti non sopporta però che altri intervengano sul loro terreno, vogliono avere il monopolio del discorso economico. Ma siccome l'economia pesa sul destino di ciascuno di noi, è bene occuparsene anche se non si è economisti.
Se tutti lo facessero, diventerebbe più difficile spacciare per vere tutte le storie che ci raccontano. E poi naturalmente nei miei confronti agisce anche la gelosia: L'orrore economico in Francia ha venduto 350.000 copie, mentre i libri degli economisti di professione vendono al massimo poche migliaia di copie".
Oggi il suo discorso sembra essere condiviso da molte persone. Lei si sente vicina ai contestatori di Seattle?
"Sì, certo: combattiamo dalla stessa parte.
Quattro anni fa, quando dicevo che la ricerca sfrenata del profitto è incompatibile con l'occupazione ero considerata un'eretica. Oggi invece, le analisi dell'Orrore economico sono condivise da tutti, non c'è più nemmeno bisogno di dimostrarle. Grazie al libro, molte persone si sono sentite meno isolate, hanno scoperto di non essere le sole ad avere molti dubbi su questo sistema economico.
D'altra parte, se ho successo, è solo perché ho affrontato un problema reale che tocca la gente. Ho dato corpo alle paure della società e ho infranto un tabù, dicendo che la dittatura ultraliberale non era il paradiso che molti ci dipingono. E' anche per questo che i miei libri danno fastidio ai politici".
Si considera una intellettuale politicamente impegnata?
"Sartre non mi è mai piaciuto e non mi considero affatto una intellettuale. Sono una scrittrice, il cui lavoro consiste nel dare voce al non detto, a ciò che di solito la società non vuole intendere. Ma la mia non è una vocazione, se qualcun altro lo facesse al mio posto, non avrei bisogno di scrivere questi libri. Tuttavia, più in generale, credo che si sia sempre impegnati, perché scrivere e pensare sono sempre azioni politiche. Scrivere è un'azione sovversiva, pensare è un'azione sovversiva, non a caso i regimi totalitari non tollerano la gente che pensa".
inizio pagina
vedi anche
Economia