| I miei nipotini
nelle strade
di Seattle | L'appartamento in un quartiere molto chic
della rive gauche, a pochi passi dalla Senna,
è immerso in un'atmosfera raffinata,
lontana anni luce dall'universo alternativo
dei ribelli della new economy. La padrona
di casa, Viviane Forrester, è una signora
elegante e assai bene introdotta nei salotti
parigini. Fino a quattro anni fa era nota
soprattutto per i suoi romanzi e per due
biografie di Virginia Woolf e Van Gogh.
Insomma, apparentemente niente a che
vedere con l'universo militante dei nemici
delle multinazionali e della Banca
Mondiale. Eppure molti di coloro che, da
Seattle a Bologna, sono scesi in piazza per
rimettere in discussione la globalizzazione
e le sue logiche implacabili hanno letto con
molta attenzione L'orrore economico, il
violento pamphlet in cui la scrittrice
francese ha denunciato la disoccupazione
di massa prodotta dall'ultraliberalismo.
Il libro è stato tradotto in tutto il mondo e
ha venduto un milione di copie, ma quando
fu pubblicato, quattro anni fa, sembrò
essere un grido d'allarme isolato,
anacronistico e pateticamente
controcorrente. Oggi invece sono in molti
a condividere le posizioni di Viviane
Forrester, la quale, forte dei consensi
ottenuti, riprende il discorso interrotto,
mandando in libreria Una strana dittatura
(Ponte alle Grazie, pagg. 190, lire 20.000),
nelle cui pagine torna a mettere in guardia
contro le conseguenze nefaste di un
mercato senza regole che alcuni vorrebbero
come unico orizzonte dell'economia:
"Oggi trionfa dappertutto un'unica logica,
quella dell'ultraliberalismo, che ci viene
presentata come una necessità, un'evidenza
che non è consentito rimettere in
discussione. Per me si tratta di
un'impostura, perché non è vero che
l'economia debba essere necessariamente
speculativa, non è vero che sia inevitabile
licenziare in nome del profitto. Con
L'orrore economico e Una strana dittatura
ho cercato di dimostrarlo, analizzando la
realtà che sta dietro alla propaganda.
"Personalmente, non sono contro la
mondializzazione e le nuove tecnologie,
sono contro le modalità di gestione di tale
processo. Sono contro una politica che
distrugge l'economia reale favorendo
un'economia speculativa e virtuale, che
favorisce la disoccupazione di massa, lo
smantellamento dello stato sociale e dei
servizi pubblici, considerati solo come
deficit da ridurre e non come servizi ai
cittadini. Oggi purtroppo l'ideologia
ultraliberale domina in ogni paese e quindi
orienta i processi della new economy.
Anche la sinistra, seppure con qualche
reticenza, ne accetta la logica trionfante. E
ciò accade persino in Francia, dove pure la
resistenza è maggiore. Insomma, ormai
siamo prigionieri di un'unica visione
dell'economia che viene spacciata per un
dato di realtà. E' quello che molti
chiamano il pensiero unico".
| Da qui a parlare di dittatura però... |
"Lo so che l'espressione è forte, ma quando
dappertutto domina un'unica ideologia,
non si può fare diversamente. Quando ci
viene ripetuto di continuo che non c'è
alternativa a questo modello economico e a
questa società, secondo me si va verso la
dittatura e lo stalinismo. Naturalmente si
tratta di una dittatura sui generis, perché
altrimenti io e lei non saremmo qui a
parlarne. E' dunque per questo che abbiamo
bisogno di contropoteri e di un'opinione
pubblica critica e combattiva".
| I suoi detrattori l'accusano di non essere
una economista e di fare discorsi vaghi e
superficiali. Come risponde? |
"I miei discorsi non sono per niente vaghi,
al contrario sono molto concreti, visto che
propongo sempre esempi pratici e
documentati. Non dico nulla che non sia
provato dai fatti, constato in una
situazione, mostrandone le conseguenze.
Certo, sono una scrittrice e non una
economista, ma non vedo perché non
dovrei occuparmi anche di economia. Non
dobbiamo mai porre limiti alla nostra
curiosità. Io mi sono sempre interessata di
molte cose tra cui anche l'economia.
Naturalmente, mi sono molto
documentata, ma poi ho affrontato questi
problemi in modo semplice e diretto, non
da specialista. La corporazione degli
economisti non sopporta però che altri
intervengano sul loro terreno, vogliono
avere il monopolio del discorso
economico. Ma siccome l'economia pesa
sul destino di ciascuno di noi, è bene
occuparsene anche se non si è economisti.
Se tutti lo facessero, diventerebbe più
difficile spacciare per vere tutte le storie
che ci raccontano. E poi naturalmente nei
miei confronti agisce anche la gelosia:
L'orrore economico in Francia ha venduto
350.000 copie, mentre i libri degli
economisti di professione vendono al
massimo poche migliaia di copie".
| Oggi il suo discorso sembra essere
condiviso da molte persone. Lei si sente
vicina ai contestatori di Seattle? |
"Sì, certo: combattiamo dalla stessa parte.
Quattro anni fa, quando dicevo che la
ricerca sfrenata del profitto è incompatibile
con l'occupazione ero considerata
un'eretica. Oggi invece, le analisi
dell'Orrore economico sono condivise da
tutti, non c'è più nemmeno bisogno di
dimostrarle. Grazie al libro, molte persone
si sono sentite meno isolate, hanno
scoperto di non essere le sole ad avere
molti dubbi su questo sistema economico.
D'altra parte, se ho successo, è solo perché
ho affrontato un problema reale che tocca
la gente. Ho dato corpo alle paure della
società e ho infranto un tabù, dicendo che
la dittatura ultraliberale non era il paradiso
che molti ci dipingono. E' anche per questo
che i miei libri danno fastidio ai politici".
| Si considera una intellettuale politicamente
impegnata? |
"Sartre non mi è mai piaciuto e non mi
considero affatto una intellettuale. Sono
una scrittrice, il cui lavoro consiste nel
dare voce al non detto, a ciò che di solito la
società non vuole intendere. Ma la mia non
è una vocazione, se qualcun altro lo
facesse al mio posto, non avrei bisogno di
scrivere questi libri. Tuttavia, più in
generale, credo che si sia sempre
impegnati, perché scrivere e pensare sono
sempre azioni politiche. Scrivere è
un'azione sovversiva, pensare è un'azione
sovversiva, non a caso i regimi totalitari
non tollerano la gente che pensa". |