| Libertà e responsabilità dopo
il postmoderno | Poco meno di sei anni fa, in occasione di un Consiglio
permanente della Cei, il cardinale Ruini lanciò per la prima
volta la proposta del "progetto culturale". Da allora molte
sono state le inziative con le quali ci si è impegnati per dare
concretezza a tale proposta: tra queste, spicca la pubblicazione
di numerosi scritti, che hanno costituito un ottimo sussidio per
singoli, gruppi, comunità, associazioni e movimenti attivamente
interessati a recepire, approfondire e testimoniare le idee-guida
del "progetto". Su questa linea si pone pure il recente
stimolante volumetto di Luigi Alici, Francesco Botturi e Roberto
Mancini, Per una libertà responsabile (Edizioni Messaggero
Padova, pp. 124, L. 16.000), curato da Roberto Presilia e Gian
Luigi Brena, frutto di una collaborazione tra il Centro studi
filosofici di Gallarate e il Servizio nazionale della CEI per il
progetto culturale. Il primo e più evidente pregio di questo
lavoro consiste proprio nell'essere centrato su due temi cruciali
della cultura contemporanea, quello della libertà e quello della
responsabilità, colti nel loro costante e complesso intrecciarsi e
interagire: a partire di qui, gli Autori offrono una valida
conferma della convizione secondo cui intorno alla libertà
responsabile si giocheranno una parte cospicua del futuro
dell'uomo e della società e pure la possibilità di istituire quella
feconda mediazione tra fede e cultura che rappresenta
l'obiettivo primario del progetto culturale della Chiesa italiana.
Certo, il percorso si presenta tutt'altro che facile: "La libertà -
ricorda Brena nell'introduzione - è indubbiamente una
conquista sempre sfuggente e mai del tutto acquisita", una
conquista - aggiungiamo sulla scorta del bell'intervento di Alici
intitolato Metamorfosi della libertà tra moderno e postmoderno
- in continua e non sempre chiara evoluzione e, pertanto,
costantemente minacciata da equivoci e distorsioni. E sono
proprio le numerose minacce che gravano sulla libertà a
richiedere scelte coraggiose finalizzate alla difesa di questo
valore tanto prezioso quanto fragile: in tale direzione, il
compito oggi più importante sembra quello di riuscire a
formare la coscienza morale, nella consapevolezza, messa
opportunamente in rilievo da Botturi, che "il destino morale
della libertà è contenuto nella sua stessa costituzione"; destino
morale che implica, tra l'altro, l'"uscita dal narcisismo" e
dall'"auto-innamoramento" della libertà, attualmente assai
diffusi, per approdare alla dimensione relazionale di essa, che
trova un decisivo bando di prova nella prospettiva politica, a
cui dedica utili riflessioni Mancini. In ultima analisi, superando
alcune aporie del pensiero moderno che si è cimentato con il
tema della libertà, gli autori fanno riferimento alla centralità
della persona e alla sua costitutiva apertura all'altro,
mettendosi così in sintonia con il progetto culturale orientato in
senso cristiano. |