| Dialogo dell'amor platonico | in collaborazione con Luciano Coen
Allacciare le cinture di
sicurezza
Buongiorno, mi scusi, la scavalco per
andare al mio posto. 14 K. Ecco, mi metto comoda. Lungo viaggio.
Già, lungo viaggio. Anche troppo lungo per i miei gusti:
sono sempre un po' nervoso su questi aerei. Sarà superstizione, ma
almeno non siamo seduti nella fila tredici!
Non vorrei metterla a
disagio, ma questa è la fila tredici.
Come? Non siamo alla
quattordici?
Quattordici è il numero scritto qui sopra. Ma guardi
il numero della fila davanti a noi.
Dodici! Siamo seduti nella fila
dopo il dodici! Quindi siamo alla fila tredici anche se scrivono
quattordici. Voglio cambiare. Se vuole cambiare significa che lei
è un platonista. Per lei i numeri esistono e sono quel che sono
indipendentemente da come li si chiami - giusto? È vero, sono un
platonista, ma sono anche superstizioso. E se questa è la fila dopo il
dodici qualcosa mi dice che ci troviamo proprio nella fila in cui non
vorrei essere, indipendentemente da come la chiamino quelli della
compagnia aerea. Anzi, mi sento ingannato: se non era per lei avrei
continuato a pensare di essere tranquillamente seduto nella fila
quattordici. Tuttavia, anche se lei è una persona superstiziosa,
non è detto che debba preoccuparsi. Forse la fila tredici c'era, ma
l'hanno tolta e hanno eliminato lo spazio tra la dodici e la quattordici.
In un qualche hangar di questa compagnia aerea hanno messo tutte le
file tredici di tutti i loro aerei. Praticamente una sala
cinematografica. Dubito che le compagnie aeree facciano tanto per i
loro clienti superstiziosi. Si limitano a sopprimere un numerale,
credendo che questo basti a far sparire un numero. Una truffa
filosofica. In effetti. Mi stupisco che nessun passeggero si sia mai
lamentato. Anche perché se veramente il problema era quello del
nome, le compagnie aeree avrebbero potuto lasciare la fila tredici e
scrivere «12bis», oppure soltanto «fila senza numero». Mi pare che a
New York molti grattacieli abbiano proprio un piano dodici bis, per
lo stesso motivo. Guardi, sto andando in una metropoli dove si
sta costruendo il Palazzo Mondiale delle Culture, un grattacielo di
trecento piani. La nuova Torre di Babele. Non sa quanti
problemi di questo tipo ci siamo trovati ad affrontare in fase di
progettazione. Gli italiani non vogliono il diciassettesimo piano, gli
americani non vogliono il tredicesimo. Dobbiamo saltare il terzo, il
settimo, il quarantottesimo, e molti altri: ogni cultura ha i suoi
numeri sfortunati. Ma non basta. Gli europei contano il piano terra
come piano zero, per gli americani il piano terra è il primo. Quindi
abbiamo dovuto saltare anche il sedicesimo, il dodicesimo, e via
dicendo. Ma come avete fatto a «saltare» i piani? Fate solo finta,
come le compagnie aeree? No. Abbiamo fatto un sondaggio e
abbiamo scoperto che il settanta per cento della polazione mondiale è
platonista, come lei. Quindi alla fine li abbiamo lasciati vuoti. Spazi
aperti, buchi architettonici. Da lontano il Palazzo delle Culture
sembrerà un merletto. Presto verrà ribattezzato il Pizzo della
Superstizione. Ammetto che essere superstizioso e platonista a un
tempo ha i suoi svantaggi. Forse è anche per questo che le
superstizioni sono legate ai simboli più che alle cose. Insomma,
questa conversazione mi ha reso nervoso. Vediamo che cosa offre il
programma musicale. Il Canto della Terra di Mahler: bene, molto
riposante. Coincidenza sfortunata, se mi permette. Lei dimentica
che per evitare la fine di quei compositori che erano riusciti a vivere
solo fino alla Nona sinfonia (Beethoven e Schubert, per esempio),
Mahler aveva deciso che la sinfonia dopo l'ottava si sarebbe chiamata
il Canto della Terra . Naturalmente il trucco non funzionò e Mahler
morì prima che l'opera potesse venir eseguita in pubblico, anche se
nel frattempo si era affrettato a comporre un'altra sinfonia e mezza.
. Quelle che oggi chiamiamo la nona e la decima? Dovremmo
allora dire la decima e l'undicesima. Bene, ho imparato che una
buona superstizione non serve a nulla se non si fa attenzione anche
alla metafisica dei numeri. Ma dobbiamo ritenerci platonisti anche
riguardo alle sinfonie? |