RASSEGNA STAMPA

11 GIUGNO 2000
PAOLO ROSSI
Alla ricerca di un'altra modernità
Dino Pastine, nato a Genova nel 1934, morto a Roma nel 1996, laureato in legge, poi scolaro del filosofo genovese Romeo Crippa, ha insegnato storia della filosofia nell'Università della Calabria e, successivamente, all'Aquila e a Roma Tor Vergata. E stato uno fra i migliori della sua generazione e ha lasciato una serie di libri e di studi importanti. I testi di Isaac Lapeyrère, del gesuita Attanasius Kircher, di Juan Caramuel (noto, fino al libro di Pastine, quasi solo per i sarcasmi e le invettive di Pascal) non sono tra le letture preferite di quelli che identificano la storia con l'apposizione di glosse ai cosiddetti grandi testi o con la "ricerca dei precedenti".Ma se è entrata in una crisi ormai irreversibile l'immagine di un Seicento incentrato sulla svolta cartesiana, se è nata e si è rafforzata l'immagine di un secolo che fu "barocco" anche in filosofia, se si è modificata la figura del libertino e si è ridefinito e complicato, con l'attenzione alla cosiddetta seconda scolastica, il paesaggio filosofico dell'Europa moderna, se è diventata ridicola l'immagine di Suarez annunciatore di Spinoza e di Spinoza precursore del messia Hegel, se leggiamo Spinoza e Leibniz e Vico in modo molto diverso da mezzo secolo fa, lo dobbiamo anche a Pastine, alle sue infaticabili curiosità, al suo modo intelligente e spregiudicato di praticare storia, alla costanza e alla continuità del suo lavoro che si è troppo presto interrotto.
Pastine ha avuto molti estimatori. Anche molti amici, perché era di animo gentile, lontanissimo - per natura e per scelta dai vizi più caratteristici e più diffusi nel mondo della filosofia accademica: la presunzione, l'arroganza, il carattere sbrigativo e inappellabile dei giudizi. In ricordo di Pastine, Domenico Ferraro e Gianna Gigliotti hanno raccolto in un volume gli scritti di 23 studiosi: La geografia dei saperi: scritti in memoria di Dino Pastine. Il saggio che apre il volume, scritto da Ferraro, è un quadro sobrio e chiaro del lavoro di Pastine. Gli altri saggi sono, come di necessità avviene in questi casi, vari per argomento e per valore. Mi sembrano da segnalare quelli di Paola Zambelli sulla definizione di magia naturale, di Salvatore Rotta su Cornelius De Pauw (l'autore delle celebri Recherches Philosophiques sur les Américains, del 1768), di Luigi Marino sulle ombre e sui colori in Goethe, di Stefano Poggi sul cervello e la psicologia romantica, di Gianna Gigliotti sulla psicologia di Natorp, di Antonello La Vergata sulla faccia oscura della nostra identità (ovvero sulla bestia che è nell'uomo) nella cultura dell'Ottocento e del Novecento, di Ferdinando Abbri sull'estetica di Roger Fry, di Daniela Coli su Leo Strauss e Hannah Arendt critici della modernità, di Flavio Baroncelli sulla figura e l'ideologia dell'architetto che, dall'epoca di Daniello Bartoli fino a oggi è come sospeso fra le ragioni dell'estetica e quelle dell'etica.
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vedi anche
Storia della filosofia