Freud e MarylinStoria di un disastro Parla Mecacci
"Ho studiato le relazioni pericolose tra analisti e pazienti nel '900" |
| Marilyn Monroe fu curata da cinque psicoanalisti: Margaret Herz Hohenberg, Anna Freud, Marianne Rie Kris, Ralph S. Greenwood e Milton Wexler. La prima, a New York, le consigliò di andare dalla figlia di Freud mentre, a Londra, girava il film "Il principe e la ballerina". La terza, di nuovo a New York, era stata a sua volta analizzata da Anna Freud. E aveva lo studio sotto casa di Lee Strasberg, il maestro dal quale, dopo ognuna delle cinque sedute settimanali, Marilyn saliva per trasformare in recitazione i contenuti emotivi. Marilyn cominciò ad andare dal quarto, Greenson, a Hollywood nel
1960, mentre, quando era a New York, continuava ad andare da Marianne Kris. Ma nel '61 fu la Kris a farla rinchiudere in una clinica psichiatrica e, riuscita a uscirne, Marilyn ruppe il
rapporto con lei. A Hollywood continuò con Greenson: due volte al giorno, più ore di telefonate, finché diventò un membro di famiglia, mentre Greenson le inibiva la relazione con Frank Sinatra, altro suo analizzato, e le faceva assumere come governante Eunice Murray, già moglie di John M. Murray, analista di Marianne Kris. La vicenda dell'attrice più sexy e più fragile di Hollywood apre "Il caso Marilyn M. E altri disastri della psicoanalisi" che Luciano Mecacci, docente di Psicologia generale a Firenze, ha pubblicato da Laterza. Una rete nella quale la povera Norma Jean Baker si trova intrappolata: con l'intelligenza di chi cerca esperti di primo piano (tutti i suoi analisti hanno lasciato contributi di spicco alla teoria freudiana) e la debolezza di chi ha bisogno di sostituti a genitori inesistenti. Fino alla morte: Quanto alla quale l'autore di questo saggio sembra avvalorare la tesi esposta da D.H. Wolfe in un libro recente: in essa operarono un ruolo importante Greenson ed Eunice Murray, membri del partito comunista americano.
Questa rete è - spiega Mecacci - una "costellazione": una tessitura di relazioni di amicizia, affetti, parentela, sesso e politica tra analisti e pazienti. E se la costellazione che faceva capo a Hollywood era spettacolare, più in sordina, ma con altrettanta efficacia, dimostra, altre "costellazioni" hanno operato durante il secolo di vita della psicoanalisi. Trasgredendo le leggi sul setting e inficiando la credibilità della "scienza dell'inconscio".
| Il suo studio, Mecacci, benché agile reca una documentazione poderosa. Ma converrà che partire dal caso Monroe è partire da un mondo a sensazione... |
"Quello della Monroe non è un caso clinico illustre. Non ha, cioè, ricevuto attenzioni scientifiche particolari. Ma, dal mio punto di vista, per l'intreccio di rapporti pubblici, privati, politici che nasconde è una fetta di storia della psicoanalisi".
| Costellazioni analoghe le ritrova intorno alle figure di Freud, Jung, Melanie Klein, Ferenczi e Lacan. Perché la promiscuità terapeuti-pazienti la scandalizza? |
"Sono intrecci - affettivi, sessuali, professionali - tipici della storia della psicoanalisi, e non di quella di altre scienze. Se la psicoanalisi è una scienza, e se la scienza è galileiana, pubblica, oggettiva, come la intendiamo, le passioni personali dovrebbero essere ridotte al minimo. Così come è importante studiare se, mettiamo, Melanie Klein ha elaborato una teoria della depressione nel 1900" partendo da un proprio vissuto di depressa".
| Le prime generazioni di psicoanalisti avevano strumenti per evitare di far pasticci col transfert? |
"Lo studio delle reazioni di colui che cura è nell'origine stessa della scienza di Freud. Già tra il 1895 e il 1900 la questione era chiara. Anche se ha continuato a costituire un problema tecnicosistematico fino ad anni recentissimi".
| Lei scrive che oggi la psicoanalisi è morta. In senso assoluto? |
"La comunità dei terapeuti che aderiscono al pensiero di Freud è una ristrettissima minoranza rispetto alla pratica terapeutica di oggi. Il setting freudiano classico va scomparendo. E' un mondo che non corrisponde più alla realtà delle conoscenze attuali sulla mente. La psicoanalisi ha avuto un'importanza eccezionale nella storia della cultura. Ma è legata a figure controverse, a circoli ristretti, iniziatici e forse è qui il motivo della sua crisi".
| Da due decenni si scrive sul suo "fallimento". Eppure psicologi e analisti di tutte le scuole continuano a essere presi d'assedio da pazienti. Per quale bisogno? |
"Un bisogno indotto dalla stessa psicoanalisi e dalla psicologia, nel Novecento: quello di trovare rifugio dentro se stessi contro i drammi della Storia. Io, come psicologo, faccio un discorso che va contro la mia stessa professione. Ma la dovremmo smettere di pensare che certe questioni storiche, poniamo le grandi dittature, si possano esaurire in questioni di psicologia di massa. E che problematiche socio-politiche, poniamo devianze giovanili e droga, si possano risolvere con lo psicologo. Questo significa deresponsabilizzarci socialmente". |