RASSEGNA STAMPA

10 GIUGNO 2000
FRANCESCO DALMAS
Vigna: il vero nemico è il nuovo "Dio pagano"
"Purtroppo nessuno legge più San Tommaso"
"Bisogna avere il coraggio di parlare di verità"
"Bisogna ritornare al Dio di Gesù Cristo. Un Dio che libera dal male, non un Dio che commina il male. Un Dio, quest'ultimo, che fa impazzire la ragione: è un non senso". Carmelo Vigna, ordinario di filosofia morale a Venezia, dove Severino insegna invece filosofia teoretica, e di cui lo stesso Vigna è stato allievo, non ha esitazione nel definirlo "pagano" questo Dio.
Professor Vigna, proviamo a definirlo meglio questo "Dio pagano"...
"Nel rapporto tra filosofia e ragione, la cosa che più andrebbe detta è che la filosofia come la religione cercano il senso dell'intero, ognuna evidentemente col proprio linguaggio. Però l'intero delle cose non può che avere un volto vero e un volto buono. Non un volto che sia insieme vero e falso, buono e cattivo.
Questo, appunto, sarebbe il "Dio pagano". Ed è la filosofia pagana di quelli che chiacchierano di filosofia respingendo una verità valida per tutti".
Questo "Dio pagano" non è l'orizzonte di talune forme di ateismo moderno?
"Nel senso che uno non vuole questo Dio. Diventa ateo proprio perché carica sul volto di Dio le forme del negativo. Attenzione: questa figura pagana di Dio è presente, talune volte, anche nell'ambito religioso, seppur senza saperlo: quando si propugna un Dio che commina pene a tutti, che ti bacchetta appena sbagli, che ha l'inferno pronto, che ti manda il tumore. E' da questo Dio che la gente si congeda; non dal Dio di Gesù Cristo".
Anche Severino si lamenta che la filosofia oggi è fatta, troppo spesso, di chiacchiere.
"Ha ragione. Io, come lui, pensiamo che la filosofia debba essere concepita in grande. Oggi, invece, certa pubblicistica ha come linea strategica l'abbandono del senso forte della filosofia. Fino alla definizione della filosofia come conversazione. E' il risultato di una serie di modi di inseguire la verità che spesso si confondono con gli aspetti poetici, psicoanalitici e letterari e che, purtroppo, danno il risultato di una filosofia debole".
Quali contenuti dà alla "filosofia forte"?
"E' una filosofia che ha la pretesa - e per questo si impegna - di valere per tutti, non solo per chi si mette a scrivere in solitudine. Il traguardo è di una verità che valga per tutti. Che è poi quello che Giovanni Paolo II esorta a fare nella Fides et Ratio".
Ma Severino non arriva alla medesima conclusione...
"Infatti mi trovo in disaccordo con lui quando, ad esempio, propone di trattare tutto ciò che sperimentiamo come cosa eterna.
Sul piano del buon senso, lasciando stare le argomentazioni filosofiche, questo convincimento porta a conseguenze difficilmente difendibili".
Quali conseguenze?
"Che l'Olocausto è eterno; che lo è pure il dolore dei bambini e che sono eterne le crudeltà e le miserie degli uomini. Questo è una sorta di riedizione dell'inferno, mentre sperimentiamo anche delle cose buone. Io non penso che un essere umano voglia eternamente addolorare, eternamente morire, eternamente soffrire".
Altrimenti?
"Altrimenti, nell'aldilà non c'è niente. Esiste solo quello che c'è nell'aldiqua. Secondo Severino, noi vediamo solo una parte di ciò che è, come se di un essere umano vedessimo soltanto le gambe, non il corpo e non la testa. Però, la parte che vediamo se è eterna, è orribile: per via del male che ci attraversa e delle cose di cui vorremmo liberarci. L'intero, invece, è in pace, è senza male, senza dolore, senza crudeltà. L'intero, che è poi il volto di Dio, è solo e soltanto luce. E' libero nella forma della luce, non libero ad avere anche a che fare con il male e la crudeltà. E questa è una differenza non di poco conto anche per le persone comuni".
Gente comune di cui i filosofi non tengono conto.
"Appunto. Dovremmo aiutare la gente, come filosofi, a capire più in profondità le cose buone che ci sono".
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vedi anche
Filosofia e Religione