Vigna: il vero nemico è il
nuovo "Dio pagano" "Purtroppo nessuno legge più San Tommaso" "Bisogna avere il coraggio di parlare di verità" |
| "Bisogna ritornare al Dio di Gesù Cristo. Un Dio che libera dal
male, non un Dio che commina il male. Un Dio, quest'ultimo, che
fa impazzire la ragione: è un non senso". Carmelo Vigna,
ordinario di filosofia morale a Venezia, dove Severino insegna
invece filosofia teoretica, e di cui lo stesso Vigna è stato allievo,
non ha esitazione nel definirlo "pagano" questo Dio.
| Professor Vigna, proviamo a definirlo meglio questo "Dio
pagano"... |
"Nel rapporto tra filosofia e ragione, la cosa che più andrebbe
detta è che la filosofia come la religione cercano il senso
dell'intero, ognuna evidentemente col proprio linguaggio. Però
l'intero delle cose non può che avere un volto vero e un volto
buono. Non un volto che sia insieme vero e falso, buono e cattivo.
Questo, appunto, sarebbe il "Dio pagano". Ed è la filosofia pagana
di quelli che chiacchierano di filosofia respingendo una verità
valida per tutti".
| Questo "Dio pagano" non è l'orizzonte di talune forme di
ateismo moderno? |
"Nel senso che uno non vuole questo Dio. Diventa ateo proprio
perché carica sul volto di Dio le forme del negativo. Attenzione:
questa figura pagana di Dio è presente, talune volte, anche
nell'ambito religioso, seppur senza saperlo: quando si propugna
un Dio che commina pene a tutti, che ti bacchetta appena sbagli,
che ha l'inferno pronto, che ti manda il tumore. E' da questo Dio
che la gente si congeda; non dal Dio di Gesù Cristo".
| Anche Severino si lamenta che la filosofia oggi è fatta, troppo
spesso, di chiacchiere. |
"Ha ragione. Io, come lui, pensiamo che la filosofia debba essere
concepita in grande. Oggi, invece, certa pubblicistica ha come
linea strategica l'abbandono del senso forte della filosofia. Fino
alla definizione della filosofia come conversazione. E' il risultato
di una serie di modi di inseguire la verità che spesso si
confondono con gli aspetti poetici, psicoanalitici e letterari e che,
purtroppo, danno il risultato di una filosofia debole".
| Quali contenuti dà alla "filosofia forte"? |
"E' una filosofia che ha la pretesa - e per questo si impegna - di
valere per tutti, non solo per chi si mette a scrivere in solitudine. Il
traguardo è di una verità che valga per tutti. Che è poi quello che
Giovanni Paolo II esorta a fare nella Fides et Ratio".
| Ma Severino non arriva alla medesima conclusione... |
"Infatti mi trovo in disaccordo con lui quando, ad esempio,
propone di trattare tutto ciò che sperimentiamo come cosa eterna.
Sul piano del buon senso, lasciando stare le argomentazioni
filosofiche, questo convincimento porta a conseguenze
difficilmente difendibili".
"Che l'Olocausto è eterno; che lo è pure il dolore dei bambini e
che sono eterne le crudeltà e le miserie degli uomini. Questo è una
sorta di riedizione dell'inferno, mentre sperimentiamo anche delle
cose buone. Io non penso che un essere umano voglia eternamente
addolorare, eternamente morire, eternamente soffrire".
"Altrimenti, nell'aldilà non c'è niente. Esiste solo quello che c'è
nell'aldiqua. Secondo Severino, noi vediamo solo una parte di ciò
che è, come se di un essere umano vedessimo soltanto le gambe,
non il corpo e non la testa. Però, la parte che vediamo se è eterna,
è orribile: per via del male che ci attraversa e delle cose di cui
vorremmo liberarci. L'intero, invece, è in pace, è senza male,
senza dolore, senza crudeltà. L'intero, che è poi il volto di Dio, è
solo e soltanto luce. E' libero nella forma della luce, non libero ad
avere anche a che fare con il male e la crudeltà. E questa è una
differenza non di poco conto anche per le persone comuni".
| Gente comune di cui i filosofi non tengono conto. |
"Appunto. Dovremmo aiutare la gente, come filosofi, a capire più
in profondità le cose buone che ci sono". |