RASSEGNA STAMPA

10 GIUGNO 2000
LUCIANA SICA
Madri a tutti i costi
L'immacolata fecondazione (La Tartaruga, 1994) era il titolo brillante di un libro di Marisa Fiumanò, l'indagine di un'intelligente psicoanalista lacaniana sugli aspetti inconsci della procreazione assistita, diserotizzata appunto, priva di quell'intreccio di desideri che da sempre è la precondizione per la nascita di un bambino. Affidandosi non più soltanto all'esperienza clinica ma al lavoro che svolge in un'équipe di medici nei servizi pubblici milanesi, la Fiumanò torna su questo singolare dilemma della modernità - sulle rocambolesche innovazioni della tecnologia che rendono la riproduzione indipendente dalla sessualità. Immacolata, è vero: non per merito dello Spirito Santo, ma degli ultimi specialisti in camice bianco dotati di un carisma eccezionale, venerati sacerdoti di un nuovo culto, "maghi della provetta".
A ognuna il suo bambino (Pratiche Editrice, pagg. 220, lire 28.000) è un titolo meno felice, senz'altro fuorviante, perché sembra esaltare la maternità nel solito modo stucchevolmente retorico. Si legge il libro e si cambia idea. Intanto il titolo è un verso estrapolato da una ninna nanna, un ricordo d'infanzia dell'autrice, niente di più e niente di meno. Quanto al libro - privo di ogni certezza, ma ricco d' ipotesi, una più interessante dell'altra - alla fine risulta piuttosto severo con la dilagante passione del materno, con la caparbietà delle donne decise ad avere comunque il loro bambino, con quell'accanimento a diventare madri a tutti i costi, che in effetti un po' sospetto lo è - e la psicoanalisi non è forse un'estenuante cultura del sospetto?
Anche quando le alchimie della fecondazione assistita diventano politica - nutrita peraltro di pure astrazioni, di concetti roboanti ma sfuggenti come la Vita o la Natura - è giusto, "da laici", non contentarsi delle semplificazioni, sapere che le biotecnologie non alterano soltanto i legami "di sangue", ma soprattutto i rapporti simbolici sottesi alla procreazione e alla nascita, i processi di strutturazione dell' identità. Soprattutto di questo tratta il libro della Fiumanò, che denuncia i metodi spesso troppo sbrigativi di medici inclini alla riparazione di corpi- macchina, del tutto sordi alle ragioni soggettive dell'infertilità, pure nel 50 per cento dei casi "inspiegabili".
Senza enfasi, con le forme discrete dell'amore, è un libro che - tra le pieghe - tiene sempre conto dei bambini che vengono al mondo in forme tanto inedite e sperimentali, del loro diritto irrinunciabile di elaborare - con la fantasia e poi con la ragione - il "luogo delle origini". I segreti di famiglia - che veramente segreti non sono mai - diventano delle macchie oscure, un buco nero dell'inconscio che può produrre guasti "inspiegabili". E quindi: mai avere paura della verità con i bambini, che devono sapere quello che sanno gli altri. Perché se un bambino dubita dei suoi genitori, da adulto dubiterà di tutto.
Dottoressa Fiumanò, certe paure inconsce funzionano da anticoncezionali infallibili? "Sì, possono diventarlo... Non concepire può essere la risposta di una particolare donna al problema della femminilità... La maternità non è un istinto, né un destino, né una vocazione. Al nostro livello di civilizzazione dovrebbe essere una possibilità. Un eccesso di accanimento dimentica la valenza del sintomo, che è sempre il messaggio cifrato di una lingua da decriptare".
E' per questo che preferisce parlare di "domanda" del bambino, piuttosto che di "desiderio"? "La grande novità introdotta dalla psicoanalisi consiste nella forbice che introduce tra domanda e desiderio, a partire dall'osservazione di corpi sofferenti che parlano... Quando qualcuno, maschio o femmina che sia, domanda qualcosa, questo qualcosa non è affatto identico - e talvolta è anche opposto - a ciò che si desidera. Spesso quello che si crede di volere è in conflitto con quello che davvero si vuole".
Il sintomo dell'infecondità a cosa può equivalere? "A una sequenza inconscia di domande del genere: sono uomo o donna? sono o no capace di generare? che cosa significa generare? procreando cedo il mio posto a qualcun altro? sottoscrivo così il mio certificato di morte? Sono i più fondamentali fantasmi dell'inconscio che si affollano e - per le ragioni soggettive più diverse - "fanno grumo", bloccando anche la più caparbia volontà di avere un figlio.
Nell'infecondità - non parlo di sterilità, che è di pura competenza medica - qualcosa resiste alla volontà di procreare, c'è un ostacolo inconscio che non può essere sottovalutato o rimosso. Anzi, penso che forzare un'infecondità - in tutto o in parte psicogena - non è di buon auspicio né per i genitori né per il bambino futuro: il nodo patogeno dovrebbe essere sciolto prima dell'intervento medico".
L'infertilità sembra un problema soprattutto maschile, eppure il suo sguardo è rivolto soprattutto alle donne. Perché? "Perché sono le donne a farne il motivo di una domanda d'analisi, non gli uomini".
Che cosa lamentano queste pazienti? "Lamentano una confusione tra lo status di donna e quello di madre, un senso d'insufficienza, d' incapacità, d'inadeguatezza, il timore di essere escluse dal mondo femminile. Oggi l'infecondità può esprimere la difficoltà d'identificarsi con il proprio sesso ma, se pone esplicitamente la questione della maternità, rinvia a ben altro: al mistero della nascita e della morte, all'enigma del sesso e del desiderio, allo stesso declino della referenza paterna nella nostra cultura, a un opaco sentimento di colpevolezza degli uomini, mettendo in campo una quantità enorme di nodi affettivi, esistenziali e culturali".
Ma perché, a un certo punto della vita, moltissime donne si accaniscono a diventare madri? "Certamente ci sono fasi, nella vita di una donna, in cui la sofferenza per una gravidanza mancata può farsi più acuta.
Quando l'età avanza, quando la bella immagine di sé che rinvia lo specchio s'incrina, quando insomma si sta attraversando una crisi narcisistica, allora il bambino è invocato per evitare il lutto che si annuncia... Molte donne desiderano una gravidanza soprattutto per non sentirsi escluse e diverse dalle altre, dal reale del corpo cercano un imprimatur simbolico.
Ho chiamato "passione del materno" questa spinta di carattere fortemente pulsionale che fa precipitare le donne alla ricerca di un "sentire" il farsi della vita all'interno del proprio corpo. Cultura e fantasmi soggettivi s'intrecciano nella domanda di maternità, ma quando alla volontà di procreare fa ostacolo un sintomo come l'infecondità siamo di fronte a un conflitto di desideri nella donna stessa e tra lei e l'esterno".
C'è un aspetto del suo libro, apparentemente irritante. E' quando lega la questione dell' infecondità all'uso della contraccezione... Davvero poter decidere ha un effetto sterilizzante? "Ma sì, è un'opinione comune che - grazie al controllo delle nascite - la gravidanza possa instaurarsi a piacimento ed essere indotta o interrotta quando si vuole. Come se il concepimento fosse una questione puramente meccanica che "deve" verificarsi in assenza d'impedimenti conosciuti.
Sappiamo invece che il desiderio e la soggettività pesano, eccome, nell'incontro tra un uomo e una donna... Quando non si poteva decidere se avere o no un bambino, prima dei contraccettivi, le infecondità erano più rare. Senza che si potesse decidere il "come" e il "quando", i bambini prima o poi "venivano"... Sarà anche irritante, ma la maternità come progetto produce l'effetto sterilizzante che è sotto gli occhi di tutti. Alla pretesa di controllare il corpo risponde il sintomo con la sua opacità e la sua persistenza".
L'infecondità come eccesso di decisionalità: radicalizzando il suo discorso, si dovrebbe dire che i bambini nascono comunque al di fuori della volontà? "Io dico, giusto per essere chiari: contraccettivi e aborto, sacrosante conquiste sociali delle donne, hanno prodotto come contraccolpo soggettivo la proliferazione di un sintomo e soprattutto la vergogna di esserne affette. Il processo di civilizzazione ha comportato un prezzo per le donne, un supplemento di disagio psichico. L'infecondità è temuta in maniera così forte che spesso le donne sono indotte a un' autodiagnosi precoce nel tentativo di annullare uno stigma di esclusione...".
E dunque? "E dunque sì, radicalizzando questo discorso, dovremmo avere il coraggio di dire chiaramente che non si decide mai di avere un figlio, che i bambini "vengono" in risposta a un ordine di desideri e fantasie di cui sappiamo ben poco. Del resto, nel fare l'amore, si perde sempre qualcosa ed è la possibilità di perdersi che rende possibile farlo, rischiando sempre il caso e tutto ciò che sfugge di sé e dell'Altro".
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vedi anche
La legge sulla fecondazione