RASSEGNA STAMPA

7 GIUGNO 2000
PIERGIORGIO ODIFREDDI
La matematica in Paradiso
La Divina Commedia contiene numerosi riferimenti ai numeri e due teoremi sono addirittura raccontati in versi
Si chiude oggi a Crotone l'annuale Festival dell'Aurora, che culmina con un concerto al sorger del sole a Capocolonna, fra i resti dell'antico tempio dedicato a Hera Lacinia.
Il festival (che si è aperto il 6 maggio scorso) ha dedicato due eventi a Dante: un concerto sulla musica sacra della Divina Commedia, e una conferenza di Piergiorgio Odifreddi sui suoi aspetti matematici, di cui riportiamo un estratto.
In principio Dio creò il cielo e la terra, e nel mezzo del cammin di nostra vita Dante si ritrovò per una selva oscura. Lo smarrimento della diritta via avviene la notte del Venerdì Santo del 1300, primo anno giubilare della storia, quando il poeta ha 35 anni: dunque, a metà esatta del ciclo di 10 metamorfosi settennali in cui si pensava si articolassero i 70 anni di una vita perfetta. Ma anche a 6500 anni dall'istante della creazione, secondo la testimonianza di Adamo nel Paradiso (XXVI, 118-123): il "padre antico" dichiara infatti di aver vissuto 930 anni, e di averne attesi altri 4302 nel limbo prima della liberazione, avvenuta il Sabato di passione.
Poiché nel Convivio Dante ritiene che Cristo sia morto a 33 anni esatti dall'incarnazione, dunque nel 32 d.C., il 1300 diventa anche la metà esatta del ciclo di 13.000 anni in cui si pensava si articolasse la vita dell'universo. Una data doppiamente simbolica, dunque, che divide in parti uguali la vita personale dell'uomo e la storia interpersonale dell'umanità.
La teoria del ciclo cosmico che Dante mutua da Empedocle (Inferno, XII, 41-43) acquista un fascino particolare se vista con occhi moderni. Il filosofo di Agrigento riteneva infatti che in principio ci fosse il caos, nel quale le quattro "radici di tutte le cose" erano unite in armonia. Fu la forza dell'Odio a separarle, determinando la formazione delle cose del mondo, e sarà la forza dell'Amore a riunificarle, ritornando al regno del caos. Platone chiamò le quattro radici "elementi", ma basta chiamarle "forze" per ottenere una prefigurazione della cosiddetta Teoria Standard, in cui agli inizi le quattro forze fondamentali della natura erano appunto unificate. In seguito all'esplosione del Big Bang si determinarono successive rotture di simmetria che separarono via via le forze gravitazionale, nucleare forte e debole, ed elettromagnetica. La fisica moderna non è però ancora in grado di dirci se la storia dell'universo rimarrà per sempre sotto il segno dell'Odio, o se invece l'Amore avrà alla fine il sopravvento: in altre parole, se l'espansione dell'universo continuerà indefinitamente, o invece si invertirà in una contrazione che terminerà in un Big Crunch.
Dante pone Empedocle nel limbo insieme ai matematici Talete ed Euclide (Inferno, IV, 137 e 142), dei quali trova il modo di citare un teorema ciascuno. In versi: "del mezzo cerchio far [non
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vedi anche
Il pensiero matematico