| Bodei, il delirio di Sisifo non è
senza ragioni |
| Remo Bodei, "Le logiche del delirio", Laterza, Pagine 122. Lire 18.000 | Un direttore d'orchestra che segue con determinazione il
proprio furore, che può distorcere, curvare il dettato musicale,
ma che comunque utilizza, a suo modo, le regole "matematiche"
del ritmo e dell'armonia. L'immagine del delirante che emerge
da questo volume di Remo Bodei (tratto da una serie di lezioni
tenute a Pavia a fine '99) è questa. Infatti, chi de-lira
(etimologicamente esce fuori dal solco) non compie per ciò
stesso un "vagare indeterminato". Contrariamente a quanto
spesso creduto dalla psichiatria e dalla filosofia, l'autore della
"Geometria delle passioni" in accordo con Binswanger ritiene
invece che il delirio non rappresenti un indeterminato
irrazionale ininterpretabile. Anzi la coerenza, la convinzione, la
nuova realtà che viene creata si pone in dialettica con il mondo
"ovvio" (etimologicamente il contrario di delirio, ovvero ciò che
si frappone sulla strada). Partendo da alcuni aspetti della
teoria freudiana della formazione della coscienza per via di
stratificazioni che lasciano riemergere vissuti di dis-piacere
passati, Bodei individua due regimi temporalmente e
spazialmente "sospesi" ancor più che compresenti e interagenti.
Il "Regime I", nel quale agisce una sorta di "basso continuo",
un "pensiero insonne", una "costante opera di
reintepretazione" di "oggetti inesauribili", materiali psichici
non o male elaborati che riemergono a costituire una realtà
sgradevole con cui stabilire un compromesso; un "ruminare
questioni irrisolte", insomma. E il "Regime II", quello della
linearità razionale. Tra i due si aprono finestre di
comunicazione. Il delirio non è una "degenerazione dei tessuti
cerebrali", dunque, come ritenevano esponenti della psichiatria
di fine Ottocento, ma un'"immane fatica di Sisifo, di rifare e
disfare incessantemente il mondo, rendendolo vivibile e
coerente". Un'ipertrofia che si nutre d'indebite generalizzazioni
categoriali o al contrario di un uso di concetti particolari
caricati di significati indebiti, certo. Ma che ha comunque
qualcosa da dire su concetti come verità, evidenza, coerenza,
convinzione a una ragione aperta e accogliente, concetto caro
al filosofo pisano. Una ragione che, senza volere imporsi tenga,
invece, conto anche della logica delle passioni, delle emozioni,
che sempre agiscono come l'altra faccia del volto di Giano. Una
ragione che viene provocata a "guardare in faccia la Gorgone"
dell'insensatezza e a "apprendere di riflesso qualcosa sulle
modalità e i materiali con cui ciascuno costruisce il suo mondo"
- per usare la metafora di Bodei, tratta da un altro celebre volto
della mitologia (ma tremendo, pietrificante) - proprio dal
delirio,
che "mette allo scoperto
la presunta ovvietà
del mondo di tutti". |