RASSEGNA STAMPA

3 GIUGNO 2000
GIANNI SANTAMARIA
Bodei, il delirio di Sisifo non è senza ragioni
Remo Bodei, "Le logiche del delirio", Laterza, Pagine 122. Lire 18.000
Un direttore d'orchestra che segue con determinazione il proprio furore, che può distorcere, curvare il dettato musicale, ma che comunque utilizza, a suo modo, le regole "matematiche" del ritmo e dell'armonia. L'immagine del delirante che emerge da questo volume di Remo Bodei (tratto da una serie di lezioni tenute a Pavia a fine '99) è questa. Infatti, chi de-lira (etimologicamente esce fuori dal solco) non compie per ciò stesso un "vagare indeterminato". Contrariamente a quanto spesso creduto dalla psichiatria e dalla filosofia, l'autore della "Geometria delle passioni" in accordo con Binswanger ritiene invece che il delirio non rappresenti un indeterminato irrazionale ininterpretabile. Anzi la coerenza, la convinzione, la nuova realtà che viene creata si pone in dialettica con il mondo "ovvio" (etimologicamente il contrario di delirio, ovvero ciò che si frappone sulla strada). Partendo da alcuni aspetti della teoria freudiana della formazione della coscienza per via di stratificazioni che lasciano riemergere vissuti di dis-piacere passati, Bodei individua due regimi temporalmente e spazialmente "sospesi" ancor più che compresenti e interagenti.
Il "Regime I", nel quale agisce una sorta di "basso continuo", un "pensiero insonne", una "costante opera di reintepretazione" di "oggetti inesauribili", materiali psichici non o male elaborati che riemergono a costituire una realtà sgradevole con cui stabilire un compromesso; un "ruminare questioni irrisolte", insomma. E il "Regime II", quello della linearità razionale. Tra i due si aprono finestre di comunicazione. Il delirio non è una "degenerazione dei tessuti cerebrali", dunque, come ritenevano esponenti della psichiatria di fine Ottocento, ma un'"immane fatica di Sisifo, di rifare e disfare incessantemente il mondo, rendendolo vivibile e coerente". Un'ipertrofia che si nutre d'indebite generalizzazioni categoriali o al contrario di un uso di concetti particolari caricati di significati indebiti, certo. Ma che ha comunque qualcosa da dire su concetti come verità, evidenza, coerenza, convinzione a una ragione aperta e accogliente, concetto caro al filosofo pisano. Una ragione che, senza volere imporsi tenga, invece, conto anche della logica delle passioni, delle emozioni, che sempre agiscono come l'altra faccia del volto di Giano. Una ragione che viene provocata a "guardare in faccia la Gorgone" dell'insensatezza e a "apprendere di riflesso qualcosa sulle modalità e i materiali con cui ciascuno costruisce il suo mondo" - per usare la metafora di Bodei, tratta da un altro celebre volto della mitologia (ma tremendo, pietrificante) - proprio dal delirio, che "mette allo scoperto la presunta ovvietà del mondo di tutti".
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vedi anche
Il mondo dell'uomo