RASSEGNA STAMPA

3 GIUGNO 2000
LUIGI VACCARI
La vera sfida? Mille culture, una sola morale
Ersilio Tonini La Storia accelera, i popoli migrano, la scienza scardina le ultime certezze
E nessuno sa più cosa voglia dire patria.
Soluzioni? L'arcivescovo di Ravenna auspica una nuova etica. Purché sia universale
Dice il cardinale Ersilio Tonini: "L'uomo pensava che con la tecnologia la vita sarebbe stata infinitamente più semplice. E invece ci si accorge che l'intera esistenza si è fatta estremamente più complessa". Tutti intuiamo che bloccare lo sviluppo scientifico sarebbe un delitto e dargli libero corso altrettanto. "Di qui la grande domanda: come comporre scienza e sapienza? L'interrogativo rappresenta soltanto un aspetto del più vasto problema che ha sempre affaticato il pensiero umano: come vivere insieme, noi uomini, umanamente". La difficoltà sta tutta nell'avverbio: "La convivenza, per essere umana, deve essere costruita attraverso la libera scelta di tutti. Il che richiede un'arte singolare, ignota ai mondi delle costellazioni, dei fondi marini e dei formicai: l'etica. Aristotele la chiamava "la più architettonica delle scienze", e aveva ragione. Per costruire l'insieme ogni uomo deve costruire se stesso". Non è facile: "L'etica è anzitutto la molla a prendersi cura di sé, non egoisticamente: a fare di sé un bene grande per poi inserirsi e comunicare agli altri il meglio che si è conquistato. Dopodiché l'etica si rivela come arte finissima, come dominio di sé per amore".
La soluzione più semplice, ricorda l'alto prelato, è la dittatura, che assicura l'ordine, qualcuno dice anche il progresso economico. "Noi le abbiamo conosciute le dittature ed è stata un'esperienza drammatica: speriamo che la memoria scoraggi ogni voglia futura. Caduta l'ultima, nel 1989, si è creduto che la vita sarebbe tornata libera: un bene da godere in pienezza, respirando largo, come quando, dopo un intasamento, la strada si sblocca e la circolazione riprende". Siamo passati, al contrario, in un'epoca che i francesi definiscono di "disincanto". "C'è in Europa un diffuso senso di insicurezza, il timore nascosto di essere deportati verso l'ignoto. In Italia il sospetto è aggravato dall'incertezza politica".
Ad accrescerla, l'insicurezza, è la prospettiva di un futuro opaco che è già incominciato, sottolinea Tonini. "Il mondo ha avuto, nei secoli, continui cangiamenti. Ma adesso siamo di fronte a un'accelerazione della Storia impensabile". Accadono fatti che, per un verso, offrono speranze smisurate che ci allettano; per un altro, ci rigettano nelle congetture peggiori. "Ci pensa la cronaca a proporre eventi capaci di distoglierci dall'attenzione alle cose immensamente serie che si preannunciano.
Questi diversivi prosciugano l'anima: basta un gol incerto, negato o sbagliato per turbare un intero Paese, scatenare mezze rivoluzioni e farci diventare disumani. Immediatamente dopo accadono eventi che ci richiamano alla serietà".
Un altro fenomeno sono le transumanze da continente a continente: "In particolare il ripopolamento dell'Europa, dove nel 2010 gli immigrati dovrebbero essere 62-63 milioni, mentre gli europei scenderanno da 320 a 280 milioni". Non sarà soltanto complicato mettere insieme caratteri, costumi, eccetera, avverte il cardinale: "Avremo un incontro-scontro di civiltà. Il grande dramma sarà come unirle e farle convivere.
Le vicende della ex Jugoslavia sono un ammonimento temibile. Arriva un momento in cui la Patria non sarà più il territorio, ma la Storia, come sta accadendo in Africa e in Asia dove è la monoappartenenza alle singole etnie a rendere impossibile la convivenza umana. Del resto: in che cosa consiste la nuova unità europea se non nel superamento di un'epoca in cui si era prima francesi, inglesi, tedeschi e dopo uomini?". Insomma: "La dignità del singolo uomo non nasce dall'appartenenza, è l'appartenenza che nasce dalla dignità".
Adesso, in questa realtà appena messa alla prova, si riversano una, 10, 15 civiltà, annota Tonini. "Ed è qui che salta fuori il tema dei valori. Quali sono? Esiste una speranza? George Steiner non ne vede, dal momento in cui il Cristianesimo ha perduto un po' del suo mordente. Edgar Morin peggio che peggio: ha scritto il libro Terre-Patrie, dove sostiene che l'unica Patria è la Terra, la morte distrugge tutto. La parola salvezza non possiamo più pronunciarla. Forse c'è una speranziella nelle improvvisazioni della Storia".
La tolleranza, che aveva risolto la difficile questione delle tensioni religiose, non basta più "laddove c'è chi sperpera e chi muore di fame; dove cioè sono in gioco i diritti primordiali".
Bisogna essere molto chiari, ammonisce l'arcivescovo emerito di Ravenna: "Fino a poco tempo fa era un'abitudine parlare di mondo pluriculturale. Ma il termine cultura ha 100 mila significati. Dietro le culture c'è la differenza radicale di concepire la vita". Le grandi conquiste della scienza costringono a chiedersi che cos'è l'uomo, se ogni uomo è intangibile, veramente fine e mai mezzo di nessuno: "L'uomo con la sua dignità, che è precedente alla sua nascita ed è il cardine del pensiero greco, ebraico e cristiano.
Tutto questo è rimesso in gioco dalla ricerca scientifica, che si domanda se si possa utilizzare l'embrione, sperimentare sul cervello del morente per cercare di scoprire diagnosi particolari, clonare o non clonare". E' un problema drammatico di civiltà. "La ricerca produce la paura nell'opinione pubblica e la paura dell'opinione pubblica potrebbe bloccarla. Sarebbe una soluzione antietica: l'etica dice che bisogna spingere per il perfezionamento della vita umana. Quello che stiamo vivendo è uno dei momenti più splendidi della storia dell'umanità, perché ci sono possibilità mai immaginate prima e speranze infinite, ma anche rischi enormi".
Tonini è lapidario: il massimo sviluppo della tecnica esige il massimo della sapienza. "Diceva Platone: "Verrà un tempo in cui occorrerà un popolo di filosofi". Come vivere insieme richiede una sapienza enorme, che non butti via i progressi tecnologici: al contrario, li valorizzi e trovi un giusto metro di misura". E siamo all'immagine splendida di Jean Paul Sartre: "Nel libro La nausea il filosofo francese scrive che quando andiamo in un negozio di stoffe vediamo il negoziante che misura i tessuti con un pezzo di legno. Né lui che vende né l'altro che acquista pensano al metro di platino che giace in un Museo parigino. Il senso della giustizia che pervade l'uomo richiede che ci sia una unità di misura". Se questo è valso sempre, afferma l'alto prelato, oggi, quando in un paesino di 100 abitanti potrebbe riversarsi tutto il mondo, occorre trovare una norma universale. "I filosofi greci dicevano che la morale non può essere che universale. E lo ripeteva anche Kant".
Conclusione: "L'educazione dovrà essere il più grande problema politico del futuro, sempre che punti a consolidare i "sentimenti", come dicevano i contadini del mondo emiliano dove sono nato 85 anni fa: e intendevano i convincimenti, diventati gusto, sapore, ricchezza interiore, che scattano dentro di te a tua insaputa e formano la personalità. E, in più, la coscienza: parola d'invenzione cristiana, rilanciata da Agostino, specifica della nostra civiltà, del nostro Umanesimo". Sentimenti e coscienza, non ha dubbi Ersilio Tonini, potranno consentire l'utilizzo della tecnica a vantaggio di tutti. "E insieme la coesistenza, sullo stesso territorio, di tutte le civiltà e di tutti gli uomini, perché prevarrà questa valutazione di fondo: chiunque incontri è tuo fratello".
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vedi anche
Filosofia morale