RASSEGNA STAMPA

27 MAGGIO 2000
SALVO FALLICA
Scetticismo, moderna terza via tra fede e ragione
Una raffinata reinterpretazione critica in chiave scettica degli snodi fondamentali della storia della filosofia moderna. Questo il nucleo centrale de "La storia dello scetticismo" di Richard H. Popkin, nel quale l'autore individua nella "crise pyrrhonienne" una chiave di interpreutazione fondamentale del pensiero occidentale moderno. Gli storici - a giudizio di Popkin - non si sono avveduti che il mondo ìntellettuale e scientìfico europeo tra la fine del '500 e gli inizi del '600 era stato scosso da una crisi scettica che divenne un autentico dramma epistemologico "destinato a condizionare l'intero corso della filosofia da Descartes a Hume". In altri termini l'origine della crise pyrrhonienne è intimamente legata al "problema teologico della verità" e sul piano storico alle diatribe religiose fra cattolici e protestanti nate dalla riforma. Ed ancora, sul piano cultural-striografico è da analizzare "l'impatto che la traduzione latina delle opere di Sesto Empirico curata da Gentian Hervet nel 1569 aveva esercitato sul pensiero filosofico-religioso rinascimentale". Una interpretazione originale che riabilita il pensiero scettico recuperando l'opera di Sesto Empirico transcodificata nel pensiero seicentesco dai "Saggi" di Montaigne. Il testo di Popkin nella sua prima versione nacque come una serie di articoli pubblicati sulla "Review of Metaphisics" che suscitarono polemiche e contrapposizioni, solo in seguito divennero il testo che ora leggiamo nella traduzione italiana di Rodolfo Rini. Una pubblicazione che si avvale dì una acuta introduzione che Simona Morini. E' utile ricordare che Popkin è considerato uno dei massimi studiosi statunitensi di filosofia moderna, professore emerito alla Washington University a St. Louis e presidente del "Journal of the History of Philosophy". Un pensatore che ha lavorato con Alexandre Koiré, allievo di Paul Oskar Kristeller.
Nell'epoca nella quale i filosofi analitici anglosassoni stavano eliminando la storia della filosofia dai corsi universitari, il suo taglio storico veniva considerato non "filosofico". Fígurarsi le violente reazioni che fece esplodere la tesi secondo la quale Hume non fosse un erede sic et simpliciter della logica e della filosofia di Locke e Berkeley ma piuttosto della traduzione scettica francese rinvenibile in Bayle e Huet e "nello scetticismo costruttivo tipico dì alcuni teologi e scienziati fondatori della Royal Society. Ma se adesso si coglie una diversa interpretazione del "Trattato sull'intelletto umano", allora apparve come una critica diretta al cuore del neopositivismo, nella sua versione scientista-determinista. La novità sul piano dell'indagine epistemologica, metodologica e storiografica della "Storia dello scetticismo" è da cogliere nella dissoluzione del classico dualismo fede-ragione e nell'individuazione dell'origine della scienza moderna in un conflitto religioso, in un problema non esterno ma interno alla fede. Popkin spiega ed insiste che sul piano storico-culturale la Riforma sollevò una questione esiziale per l'epistemologia, "com'è che l'uomo giustifica il fondamento della propria conoscenza"? Il criterio della verità nasce da un dissidio religioso, da una esigenza di verità teologica che è al tempo medesimo epistemologica.
Popkin supporta le sue tesi con raffinato spinto critico e serio rigore storico, con una raccolta notevole di dati ed una consultazione diretta dei testi. Giunge così ad un ribaltamento del quadro classico della filosofia moderna nel quale emergono autori considerati minori " quali Sanchez, Charron, Camus, Perron, i latitudinari inglesi, i libertini eruditi. Una cornice nella quale muta l'ottica di comprensione del ruolo dei classici, così Cartesio sarebbe stato in sostanza conservatore e non un innovatore. Mentre acquistano consistenza e rilevanza Copernico, Galileo, Gassendi, Erasmo, Montaigne ed il mistico visionario, cardinale di Bérulle. E' interessante la lettura di Spinoza come punto di svolta della storia dello scetticismo. "Dallo scetticismo epistemologico" si passa "allo scetticismo antireligioso e al dogmatismo metafisico ed epistemologico, che, attraverso l'illuminismo, ha dato forma, nel bene e nel male, alla nostra attuale concezione della scienza".E' razionale e criticamente legittimo il rimando della Morini all'incontro fra Popkin e Lakatos, geniale filosofo o ed epistemologo ungherese, chiave dì volta per comprendere il dibattito sulla filosofia della scienza post-popperiana. In concreto nel diciottesimo secolo sarebbe nato un tollerante illuminismo scettico dalle guerre religiose del secolo precedente, ed un intollerante illuminismo dogmatico delle scoperte di Newton. Prevalse l'ala volterriana, militante dell'illuminismo, razionale sino al dogmatismo metafisico. Popkin individua in Hume un continuatore dello scetticismo critico, coltivatore del dubbio, una lettura antidogmatica di un pensatore che non fu erede di Berkeley anzi sostiene che probabilmente nemmeno lo lesse. Sarebbe interessante una lettura storica fino a oggi. Magari si scoprirebbe che Popper nell'ultima fase della sua meditazione più che pirroniano fu platonico suo malgrado.
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Storia della filosofia