Storia del presente| Una nuova collana diretta da Stefano Poggi: una "militanza" teorica che si nutre dello studio del passato prossimo per affrontare i problemi della cultura presente |
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| F. Toccafondi, L'essere e i suoi significati, il Mulino, pp.263, £ 28.000 |
| D. Sparti, Identità e coscienza, il Mulino, pp. 282, £ 28.000 |
| P. Spinicci, Sensazione, percezione, concetto, il Mulino, pp. 222, £ 28.000 | Secondo un vecchio principio pedagogico inglese, i genitori che davvero amano i loro figli li fanno un po' soffrire: la fame, il freddo, la solitudine; fortificati da una infanzia difficile, i ragazzi affrontano la vita con più brio e determinazione. Forse si può sperare che lo stesso valga per la filosofia del Novecento. Mai furono frapposte tante difficoltà alla pratica filosofica. Non si è potuta (più) fare della filosofia sistematica, perché la filosofia è mobile e viaggia con la storia, oppure è molteplice e dipende dai linguaggi. D'altra parte non si è potuta fare davvero una filosofia storica, perché qualunque individuazione di direzioni e sensi della storia è già non storica, o all'opposto perché ci si chiede a che cosa possa mai servire la storia nell'esame di un problema che si presenta qui-e-ora. Non si è potuta fare della filosofia scientifica, perché la scienza "non pensa", non è in grado di elaborare una critica complessiva della società e promuovere nuove immagini del mondo; ma naturalmente non si è potuta fare neppure una filosofia dei giochi e delle pratiche culturali, una filosofia sociologica, letteraria o "culturalista", perché questa non è in realtà "vera" filosofia....
I casi sono due: o la filosofia è morta, oppure quel che rimane è un prodotto altamente selezionato, che ha resistito a una forma di durezza darwiniana da genitore inglese, ed è ora pronta a tutto. L'ipotesi molto condivisibile di Stefano Poggi nell'avviare la nuova collana del Mulino dal titolo "La filosofia contemporanea" è che si possa sostenere la seconda tesi. Il Novecento, spiega Poggi nell'introduzione alla collana - che compare utilmente nei primi tre volumi ora usciti -, "abbonda di professori di filosofia, molti dei quali pronti ad assumere posizioni alquanto estreme circa il mestiere che dà loro di che vivere": ma l'aspetto singolare del fenomeno è che appunto i professori di filosofia, ancorché nemici della filosofia, "abbondano".
Nonostante le allarmate tesi al proposito la filosofia non è morta, anzi è stata in questo secolo particolarmente attiva. Manca o è mancata se mai una piena consapevolezza di questo fatto, e ciò secondo Poggi si deve eminentemente a due fattori: al lavoro degli storici, che a lungo hanno trascurato la contemporaneità, limitandosi a ricostruire al più le vicende dell'Ottocento (ma certo, se si resta vincolati a Kant a Hegel è abbastanza ovvio concludere che quella filosofia è morta, e non ha ragione di vivere); alla mancanza di "senso storico" da parte dei teorici, che spesso lavorano senza una reale consapevolezza della densità e vastità dei problemi di cui si occupano, o finiscono per ricalcare vecchie soluzioni, o ripercorrere faticosamente vie da altri già battute.
Per porre rimedio a queste difficoltà Poggi propone una idea di storia della filosofia come storia del presente, o meglio: storia del recente passato, concepita e ricostruita a partire dal presente. A ciò corrispondono i tre volumi che aprono la collana: Sensazione, percezione, concetto, di Paolo Spinicci, L'essere e i suoi significati di Fiorenza Toccafondi, e Identità e coscienza di Davide Sparti. Al di là dei meriti specifici, i tre libri offrono una immagine di quel che può essere oggi un lavoro serio e utile nell'ambito della storiografia filosofica. E l'immagine è molto incoraggiante. Anzitutto si dà un'ulteriore dimostrazione del fatto che forse l'università italiana sarà pure malfunzionante, ma è stata in grado di produrre una generazione di studiosi molto preparati, e capaci di articolare con vera disinvoltura lo sviluppo teorico dei problemi e quello storico. Secondariamente, è indubbia l'utilità di trovare unite, in una formulazione sintetica ma ragionata e orientata in senso narrativo, tante informazioni su temi così tipicamente centrali nel lavoro filosofico attuale.
L'idea di fondo, spiega Poggi, è questa: si tratta di "redigere delle voci di una sorta di ipotetico grande dizionario storico di filosofia", voci in forma di libro, che presentino non singoli concetti ma quegli insiemi di concetti, quelle complesse configurazioni o "costellazioni" concettuali, che costituiscono i problemi filosofici. A che cosa dovrebbe servire un lavoro di questo tipo? Anzitutto, a facilitare il lavoro della teoria filosofica, ossia alla filosofia come "militanza" teorica, esame argomentato e documentato di problemi di fondo della scienza, della politica, della cultura e della vita.
Infatti, è vero che la storia è spesso un freno più che una opportunità positiva per la teoria (tutta la filosofia contemporanea sviluppa questo basso continuo della disfuzione dei rapporti tra storia e teoria); è vero d'altra parte che una filosofia che pretenda di disfarsi del tutto della storia rischia sempre di scadere in sofistica, esercizio argomentativo senza responsabilità e senza destino (pratica forense, come disse sprezzantemente Rorty qualche anno fa). Ma è ovvio che tutto dipende da come si fa storia della filosofia: c'è una storiografia filosofica che è nemica della teoria, e c'è una storiografia filosofica che si colloca come un genere specifico, e specificamente orientato al lavoro teorico. A questo secondo orientamento appartiene l'ipotesi di storia del "presente" filosofico suggerita da Poggi, e si può sperare che con questi strumenti, dopo la lunga autocritica, la filosofia possa prodursi in qualcosa di buono (e forse di nuovo). |