| Lo sguardo di Tupini sull'etica
postmoderna | Sottosegretario alla presidenza del Consiglio quando alla guida
del governo sedeva Alcide De Gasperi, di cui fu
collaboratore fin dai tempi dell'occupazione tedesca,
vicesegretario della Democrazia Cristiana e parlamentare,
docente di diritto e alto dirigente industriale, da vari anni
Giorgio Tupini si dedica alla riflessione filosofica e religiosa e
ha già dato alle stampe numerosi libri nei quali dimostra di
saper coniugare competenza, passione e capacità divulgativa.
Tali caratteristiche sono facilmente riscontrabili anche nella
sua ultima fatica, un volume intitolato "Morale e ritardi
cattolici" (Gangemi editore), nel quale viene affrontata una
delle questioni-chiave dell'odierno dibattito culturale, quella
dell'etica e della possibilità di una sua fondazione oggettiva.
Tupini è convinto che all'origine della crisi morale
contemporanea vi sia il "momento storico in cui secolari
certezze su cui poggiava l'etica furono erose dalle speranze
quasi ingenue nella Dea ragione e nelle sorti progressive
dell'umanità", e non esita a bollare come "abbaglio" e
"rovinoso boomerang" l'acritica fiducia nella razionalità che
sta alla base del pensiero moderno: è da qui che ha preso il via
un processo di disintegrazione, le cui espressioni più tipiche
sono state il soggettivismo, il relativismo e, infine, il nichilismo.
Dinanzi a questa drammatica decadenza, l'unica parola di
conforto e di speranza è venuta dalla religione cristiana e dalla
Chiesa, che ne è stata la custode fedele: "Per lunghi secoli -
scrive l'autore - il cristianesimo ha permeato la cultura e la
morale degli uomini. Durante quei secoli l'Occidente ha fondato
la sua etica sui dieci comandamenti e, poi, sul Vangelo che li ha
completati con il precetto della solidarietà e della carità. Ne
sono derivati strutture sociali, istituzioni ospedaliere,
associazioni volontaristiche e missionarie, ordinamenti
giuridici". E soltanto alla Chiesa Tupini riconosce la capacità e
attribuisce il compito di salvare la morale autentica e, con essa,
l'umanità del terzo millennio; ma nel fare questo ritiene di dover
segnalare alcune esigenze che la Chiesa stessa non può eludere:
si tratta dei ritardi cattolici di cui si fa menzione nel titolo del
libro e che Tupini, in modo un po' sbrigativo e con un certo
semplicismo, indica come "ritardi dinanzi alla nuova scienza,
ritardi dinanzi alle varie teorie dell'evoluzione, ritardi dinanzi a
esigenze di coscienza sul piano della moralità coniugale e sul
piano dei problemi posti dall'avanzamento della biologia, della
genetica, di malattie epidemiche di recente diffusione sociale".
In questo contesto, Tupini esalta tuttavia il magistero di
Giovanni Paolo II e ne sottolinea
la straordinaria valenza
consolidatrice e innovatrice. |