RASSEGNA STAMPA

26 MAGGIO 2000
MAURIZIO SCHOEPFLIN
Lo sguardo di Tupini sull'etica postmoderna
Sottosegretario alla presidenza del Consiglio quando alla guida del governo sedeva Alcide De Gasperi, di cui fu collaboratore fin dai tempi dell'occupazione tedesca, vicesegretario della Democrazia Cristiana e parlamentare, docente di diritto e alto dirigente industriale, da vari anni Giorgio Tupini si dedica alla riflessione filosofica e religiosa e ha già dato alle stampe numerosi libri nei quali dimostra di saper coniugare competenza, passione e capacità divulgativa.
Tali caratteristiche sono facilmente riscontrabili anche nella sua ultima fatica, un volume intitolato "Morale e ritardi cattolici" (Gangemi editore), nel quale viene affrontata una delle questioni-chiave dell'odierno dibattito culturale, quella dell'etica e della possibilità di una sua fondazione oggettiva.
Tupini è convinto che all'origine della crisi morale contemporanea vi sia il "momento storico in cui secolari certezze su cui poggiava l'etica furono erose dalle speranze quasi ingenue nella Dea ragione e nelle sorti progressive dell'umanità", e non esita a bollare come "abbaglio" e "rovinoso boomerang" l'acritica fiducia nella razionalità che sta alla base del pensiero moderno: è da qui che ha preso il via un processo di disintegrazione, le cui espressioni più tipiche sono state il soggettivismo, il relativismo e, infine, il nichilismo.
Dinanzi a questa drammatica decadenza, l'unica parola di conforto e di speranza è venuta dalla religione cristiana e dalla Chiesa, che ne è stata la custode fedele: "Per lunghi secoli - scrive l'autore - il cristianesimo ha permeato la cultura e la morale degli uomini. Durante quei secoli l'Occidente ha fondato la sua etica sui dieci comandamenti e, poi, sul Vangelo che li ha completati con il precetto della solidarietà e della carità. Ne sono derivati strutture sociali, istituzioni ospedaliere, associazioni volontaristiche e missionarie, ordinamenti giuridici". E soltanto alla Chiesa Tupini riconosce la capacità e attribuisce il compito di salvare la morale autentica e, con essa, l'umanità del terzo millennio; ma nel fare questo ritiene di dover segnalare alcune esigenze che la Chiesa stessa non può eludere: si tratta dei ritardi cattolici di cui si fa menzione nel titolo del libro e che Tupini, in modo un po' sbrigativo e con un certo semplicismo, indica come "ritardi dinanzi alla nuova scienza, ritardi dinanzi alle varie teorie dell'evoluzione, ritardi dinanzi a esigenze di coscienza sul piano della moralità coniugale e sul piano dei problemi posti dall'avanzamento della biologia, della genetica, di malattie epidemiche di recente diffusione sociale".
In questo contesto, Tupini esalta tuttavia il magistero di Giovanni Paolo II e ne sottolinea la straordinaria valenza consolidatrice e innovatrice.
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vedi anche
Filosofia morale