L'Uno e le sue proprietàPLOTINO. Il seguace di Platone che portò alle estreme conseguenze le riflessioni della grecità sulla visione e sulla forma Le sue idee influenzarono Agostino e il romanticismo di Schelling |
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| Dal 3 al 5 maggio si è svolto a Pamplona, organizzato dall'Università di Navarra, il convegno "Revisión del Neoplatonismo", durante il quale, nel salone degli atti del
palazzo reale di Pamplona, dal Governatore di Navarra e dal rettore dell'Università sono stati insigniti del "Premio Roncesvalles de filosofia 2000" i professori Giovanni Reale e Werner Beierwaltes come studiosi di primo piano a livello internazionale di Platone e della storia degli influssi del Platonismo. Abbiamo chiesto al nostro collaboratore G. Reale di presentare ai lettori le idee principali della relazione con cui egli ha aperto il convegno, il concetto-chiave della relazione di Beierwaltes, e indicazioni generali sugli esiti del convegno. |
I problemi della metafisica greca nella sua forma classica è il seguente: "come si spiegano i molti?"; o, meglio ancora, dal momento che si giunge facilmente alla conclusione che i molti si spiegano solo in base a un principio unitario (o in funzione di alcuni principi, che hanno però una funzione unitaria): "perché e come dall'Uno derivano i molti?".
Plotino, al di sopra di tale problema, ne pone uno ancora più radicale: "perché l'Uno stesso è ed è quello che è?". Domandarsi questo significa, evidentemente, mettere a problema lo stesso Assoluto e la sua ragion d'essere: significa chiedersi perché l'Assoluto è ed è quello che è. Significa, insomma, in qualche modo, domandarsi il perché del Principio, ossia il perché del perché ultimo.
Nell'impostare e risolvere questo problema "perché l'Uno è ed è quello che è", Plotino compie un notevole salto di qualità, giungendo ad altezze tali che solo nel moderno idealismo trovano l'eguale.
Ecco la risposta che egli dà: l'Uno è libertà assoluta. Tutte le cose, infatti, sono libere in quanto e nella misura in cui vogliono il Bene; ma l'Uno, che è il Bene in sé, è libertà assoluta in quanto non ha bisogno di altro, e, quindi, è e permane in se stesso. L'Uno come Bene dice Plotino - è creatore di se medesimo, è attività autoponentesi (è "autoctisi", per dirla con espressione che useranno gli Idealisti, ma perfettamente plotiniana nel suo significato).
L'Uno è attività in cui l'essere non è condizione dell'agire, ma in cui, viceversa: l'agire produce l'essere; o, meglio ancora, è una forma di attività in cui l'"agire corrisponde all'"essere" Dunque, l'ipostasi dell'Uno coincide con la stessa attività autoproduttrice. L'Uno esplica il suo atto di autoproduzione "volendolo"; quindi, è ciò che vuole essere. Pertanto, l'Uno è creatore d sé, è causa sui. Plotino dice
espressamente: "Egli ha creato se stesso".
Perché, allora, dall'Uno derivano i molti?
Dall'Uno che si "autopone" derivano tutte le altre cose di necessità. Si tratta, però, di
un tipo di "necessità" sui generis, ossia di un tipo di necessità che, in quanto consegue a una attività "libera", è una sorta di necessità liberamente voluta.
La processione della realtà nei suoi vari gradi dal più alto al più basso (e quindi anche la generazione del cosmo fisico) viene da Plotino connessa in modo strutturale con l'attività del "contemplare" il principio.
E il termine "contemplare" va inteso nel senso greco originario, che implica non un osservare, ma un "essere presso", "compartecipare", e quindi implica un determinarsi ed esplicarsi dell'essere stesso.
Tale strutturale connessione della "produzione" con la "contemplazione" risulta essere più chiara proprio là dove parrebbe, idee di primo acchito, più paradossale. Infatti, creare è "produrre forme"; ma produrre forme è, appunto, "contemplare", nel senso forte del termine sopra spiegato. Plotino scrive: "La generazione è un atto di contemplazione, uno sforzo per produrre molteplici forme e molteplici oggetti di contemplazione [... |