RASSEGNA STAMPA

21 MAGGIO 2000
LUIGI DELL'AGLIO
Torniamo a studiare il libro della natura
Scienziati, teologi e filosofi a confronto sul mistero delle leggi fondamentali dell'universo
"Chi ha infuso la vita nelle equazioni?Chi vi ha "soffiato il fuoco" ?", si chiede Stephen Hawking. Gli fa eco Paul Davies: "Da dove vengono le leggi della natura?" Le domande, poste da due fra i maggiori fisici viventi, indicano che il dialogo tra scienza e fede è giunto su un terreno avanzato: le leggi della natura. "Queste leggi - scrive Davies - riflettono proprietà esistenti nella natura. Se non potessimo contare sul fatto che le regolarità sono reali, la scienza si ridurrebbe a una sciarada senza senso". Segnali concreti di apertura che s'incrociano, tra il fronte del pensiero scientifico e quello della teologia. "Abbiamo molto da dire all'uomo di scienza", afferma Giuseppe Tanzella-Nitti, docente di Teologia fondamentale al Pontificio ateneo della Santa Croce. "Secondo l'enciclica Fides et ratio, gli scienziati possono appoggiarsi fiduciosi su un ordine naturale delle cose, che è intelligibile e razionale". Contro lo gnosticismo del passato e quello del presente, che tendono a considerare la natura come un sottoprodotto della Creazione, il pensiero teologico esclude ogni dualismo tra corpo e spirito, osserva Lino Conti, docente di Storia del pensiero scientifico all'università di Perugia. E cita un testo dimenticato, ma fondamentale in alcune sue parti: la Theologia naturalis del catalano Raimondo Sebunde, il quale affermava: il libro della natura, "digito Dei scriptum", contiene la dimostrazione scientifica dell'esistenza del Creatore. Con questa impostazione, il seminario di studi a Villa Campitelli (Frascati) nel quadro degli incontri interdisciplinari avviati dalla Cei e dalla Pontificia Università Lateranense, ha reso ancora più "forte e innovativo" il dialogo tra teologi da un lato e fisici, astronomi, informatici, filosofi , dall'altro. "Sono lontani i tempi della contrapposizione anche virulenta: ora le nostre idee dell'uomo e del cosmo non sono più alternative", constata Giuseppe Lorizio, professore di Teologia fondamentale alla Lateranense. Il "libro della natura" permette un contatto strategico tra scienza e teologia. Perché, spiega Conti, "occuparsi del libro della natura vuol dire occuparsi della scienza dei fatti e delle opere di Dio.
Nella natura Dio si manifesta, è leggibile". E ha dato grande impulso alla ricerca scientifica questo "libro della natura", che è all'origine una metafora biblica, poi ripresa dalla patristica e rilanciata dal movimento francescano. San Bonaventura dirà: la lettura del libro della natura ci fa risalire a Dio, "la natura è come una scala". Dio è stato immaginato come un Dio musicista (da Pitagora e da Keplero), come un Dio architetto (da Newton) oppure orologiaio (da Voltaire); per Paul Davies è la mente dell'universo, il suo "codice cosmico", nota Tanzella-Nitti. La tradizione ebraico-cristiana delle leggi di natura ha certamente aiutato il pensiero scientifico a consolidarsi. Ma oggi che la scienza sperimenta nuove vie di ricerca, occorre una teologia delle leggi della natura che dia ancora più affidamento agli scienziati. "Le leggi della natura esprimono la "fedeltà di Dio, la verità della sua alleanza con l'uomo"", sottolinea Tanzella-Nitti. E non c'è determinismo da parte di Dio, "per chi sa cogliere la sua simultanea trascendenza e immanenza". Tra i contributi al seminario, da segnalare quello del professor Marco Somalvico, sull'intelligenza artificiale. E di Monica Ugaglia sulla scuola scientifica gesuitica: oltre a introdurre il primo corso stabile di matematica in Italia, ebbe innegabili influssi sul pensiero galileiano. Proprio Galileo scriveva che Dio è "unico Autore del Libro della Scrittura e del Libro della Natura".
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