RASSEGNA STAMPA

18 MAGGIO 2000
LEONARDO MAISANO
Thurow: "Il futuro è delle bio-tech"
"Durerà 20-25 anni, poi il boom della terza rivoluzione industriale comincerà a ridimensionarsi". Lester C.
Thurow, economista al Mit di Cambridge, in Massachusetts, e autore del saggio La costruzione della Ricchezza edito dal Sole-24 Ore, non scorge affatto sintomi di caduta, si limita ad applicare la logica dell'esperienza acquisita. Accadde già a fine 800, quando s'avvertirono i grandi benefici prodotti dal diffondersi dell'energia elettrica.
È uno scenario che in qualche modo si ripete oggi?
Ci sono molte somiglianze. Nel 1985 negli Stati Uniti c'erano tredici miliardari, oggi sono più di cinquecento.
Fra il 1900 e il 1980 ce ne fu uno solo: Ford. Fra il 1880 e il 1890, invece, fu un fiorire di ricchezze, che poi andarono concentrandosi. Oggi viviamo la terza rivoluzione industriale, che presto porterà a fusioni in molti settori industriali. Entro quindici anni, per esempio, ci saranno non più di sei o al massimo otto produttori di automobili. In cinque anni nove start up su dieci di questa nuova economia, economia della conoscenza, saranno fallite.
Lei ama correggere chi parla di economia dell'informazione e pone enfasi sulla conoscenza.
Perché?
Perché la storia ricorderà più le biotecnologie che la diffusione della comunicazione. Il laser è utilizzato anche in informatica, ma in futuro sarà soprattutto apprezzato per averci consentito di abbandonare gli occhiali, grazie alle nuove tecniche di correzione dei difetti visivi.
Anche per questo la via delle biotecnologie è aspramente contestata dal fronte che si oppone agli sviluppi della globalizzazione?
Ragioni filosofiche, religiose, etiche guidano queste proteste. In Israele un professore mi ha detto di essere pronto al trapianto di cuore da un maiale transgenico. Il maiale è animale che, per evidenti ragioni, suscita enormi problemi in Israele. La sola idea crea polemica, ma questo non basterà a frenare il cammino bio-tech. C'è un solo esempio di tecnologia uccisa dalla sociologia: il nucleare. Questa volta non si ripeterà. Non potrà ripetersi con una tecnologia che salva la vita, che risparmia te o tua madre da sicura morte o che ti impedisce di cadere vittima del morbo di Alzheimer. Infine, una considerazione. Quello che abbiamo visto a Seattle non era il prodotto di una genuina cultura americana, anche se, non c'è dubbio, questa cultura in America è maturata.
L'America. Il primato statunitense è schiacciante nell'economia della conoscenza. Lei stesso ha dichiarato che un cittadino Usa ha cinque volte più possibilità di diventare miliardario di un giapponese o di un europeo...
L'industria americana è leader nel campo biotecnologico perché è più facile essere imprenditori negli Stati Uniti che in Europa. E questo non per il facile accesso al venture capital, ma perché negli Usa si fallisce spesso. Il 90% delle start up salta per aria, ma l'imprenditore non è emarginato, non è escluso dalla vita produttiva. Anzi, in America si dice spesso che non si può essere un businessman di successo se non s'è fallito almeno una volta. È considerata un'esperienza utile. In Giappone questa logica è inaccettabile, in Europa appena appena.
Probabilmente noi americani abbiamo assorbito la storia dell'immigrazione, la lezione del provare e riprovare, del reinventarsi, della nuova frontiera.
Il primato americano, a suo parere, non lascia all'Europa alcuna leadership nell'industria ad alta tecnologia. Eppure è europeo, anzi nordeuropeo, il mondo dei telefoni cellulari...
È vero, è l'eccezione. Nessuno avrebbe mai detto, dieci anni fa, che la comunicazione senza fili sarebbe stata targata Finlandia e Svezia.
Eppure un tratto comune unisce l'esperienza Usa e quella dei Paesi nordici europei: il grande investimento in ricerca e sviluppo. Anche lei ha fissato nel "reaserch & development" una delle ragioni più importanti del successo statunitense.
Non c'è dubbio, ma la ricerca va fatta a livello europeo. È una strada costosissima e lastricata da esperimenti falliti, un percorso simile a quello che fanno coloro che tentano di individuare giacimenti petroliferi: scavano, perforano, sondano e spesso non trovano nulla. Gli Stati Uniti investono il 3% del Pil, una cifra pari a circa 300 miliardi di dollari, quanto l'economia di interi Paesi europei. Ci sono Stati nell'Ue (penso alla Spagna) che non investono quasi nulla. In Europa si fa più sviluppo, ma poca ricerca scientifica pura. In America ci sono gli istituti adatti, soprattutto le università. Basti pensare al Massachusetts Institute of Technology, che dedica alla ricerca un miliardo di dollari del suo budget. La scelta americana risale al dopoguerra, quando furono decisi importanti investimenti nel settore, e furono invitati a trasferirsi oltreoceano i migliori cervelli del Vecchio Continente. Fu allora che cominciò a radicarsi negli Usa una cultura scientifica e soprattutto ingegneristica autentica. E poi negli Usa scienziati e ricercatori sono ben retribuiti.
L'economia dellla conoscenza sembra approfondire il gap fra chi ha e chi non ha. Secondo una sua elaborazione, trent'anni fa un amministratore delegato aveva una retribuzione 44 volte superiore a quella di un operaio.
Oggi il rapporto è 1 a 222.
Probabilmente è ulteriormente peggiorato. È l'aspetto negativo del periodo che stiamo vivendo. La prima e la seconda rivoluzione industriale contribuirono in una certa misura a una redistribuzione. Oggi si toglie personale all'industria manifatturiera per portarla verso i servizi, che hanno salari mediamente inferiori di un terzo. Negli anni 90 due terzi dei lavoratori americani hanno visto le loro retribuzioni rimanere inalterate, o addirittura ridursi. E oggi negli Stati Uniti il 70% dei lavoratori dell'industria privata è occupato in società di servizi.
Jeremy Rifkin ha recentemente sostenuto, nel suo ultimo volume L'era dell'accesso, che entro il 2003 il fatturato del commercio on line "business to business" esploderà, arrivando a 1300 miliardi di dollari, contro i 43 del 1998.
L'e-commerce è davvero il fenomeno della nuova economia?
Lo è, perché lo possono fare tutti; ma è sostanzialmente marketing, non sviluppo tecnologico. Detto questo, non c'è dubbio che il business to business on line crescerà anche oltre i 1300 miliardi di dollari di fatturato. Ma ciò non deve fuorviare: lo sviluppo più sensazionale nell'economia della conoscenza è nelle biotecnologie. I problemi etici saranno superati, perché la scelta che si porrà sarà tra la fede religiosa e la sopravvivenza. E alla fine, se ci sarà da decidere se seguire la religione e morire, oppure deviare dal corso della fede per sopravvivere, la gente sceglierà questa terra. Non è un caso se quel professore israeliano mi ha già confessato di aver deciso: nonostante il cuore sia di maiale, procederà con il trapianto. Polemica? Certo ci sarà un gran discutere in Israele. Ma alla fine prevarrà la scelta di vivere.
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