RASSEGNA STAMPA

17 MAGGIO 2000
DARIO FERTILIO
THUROW La quarta via verso la ricchezza
Parla lo studioso che è stato invitato in Italia per presentare il suo nuovo libro in cui esalta la globalizzazione e dà alcuni suggerimenti agli europei
L'economista americano boccia socialismo, liberismo e modello Blair
Considero da Medioevo le paure verso New economy e biotecnologie
Lester Thurow, "La costruzione della ricchezza", il Sole 24 Ore, pagine 291, lire 39.000
Una piramide. Sì, proprio il simbolo della grandezza faraonica, e dello sfarzo garantito dal sudore degli schiavi, domina l'ultimo scenario economico immaginato da Lester Thurow. Ma come, l'ex enfant terrible del radicalismo americano, vicino a molti presidenti democratici e violentemente avverso al liberismo reaganiano, sposa all'improvviso lo spirito gerarchico degli antichi egiziani?
Non è proprio così, naturalmente. Eppure è vero che una piramide simbolica, tronca, dominata da un occhio sfolgorante alla sommità, campeggia sulla sua ultima fatica, La costruzione della ricchezza. Per intenderci si tratta di un simbolo: fu il presidente Roosevelt a volerlo sul retro delle banconote da un dollaro, nel 1935, l'epoca della Grande Depressione. La figura geometrica rappresenta un'economia forte e stabile, la sommità tronca le illimitate possibilità di crescita della ricchezza americana. Ma oggi, per Thurow, il senso è tutt'altro: la piramide funge da segno distintivo dei costruttori, cioè dei nuovi eroi del secolo XXI.
Con quali categorie identificarli?
"Con i moderni capitalisti, gli imprenditori illuminati, gli emuli di Bill Gates. Insomma, con quelli che guideranno l'umanità prossima ventura".
Come etichettare questa filosofia? Lei, da americano, usa spesso il termine "teoria della nuova ricchezza". Ma noi, da europei, siamo autorizzati a utilizzare un'immagine diversa: "Quarta Via"?
"Potremmo descriverla così: non il liberismo reaganiano, e naturalmente non il socialismo pianificatore; ma neppure la "terza via" alla Blair, l'economia sociale di mercato".
E allora? La Quarta Via di Lester Thurow è progressista, mira a ridurre le ingiustizie sociali e a proteggere i più deboli. Ma, allo stesso tempo, dà il via libera alla globalizzazione.
Ed eccoci al punto: è illusorio pretendere di arginare il fenomeno globalizzante, ricorrendo al protezionismo e al tradizionale sistema europeo del welfare?
"Bisogna", sostiene Thurow, "sbattere la porta in faccia al passato. E dunque: accettare la precarietà del lavoro, i licenziamenti facili, gli spostamenti delle industrie, la leadership incontrastata delle grandi multinazionali. E, come correlato, la rivoluzione scientifico-tecnologica: a cominciare dalle biotecnologie".
Fa girare la testa ai suoi interlocutori, Lester Thurow, quando rovescia loro addosso le sue battute caustiche ("bisogna cercare di arricchirsi, perché tutte le indagini sociologiche dimostrano che la ricchezza rende felici"); le sue provocazioni scientifiche ("per molti europei è giusto cambiare le strutture genetiche attraverso l'incrocio delle piante, mentre è un delitto inserire nuovi geni per ottenere lo stesso scopo"); le sue previsioni futuribili ("se il vostro vicino potrà rendere suo figlio più intelligente con le nuove tecniche genetiche, voi accetterete di metterne al mondo uno meno brillante?"). Non è facile, insomma, incasellare Thurow secondo i parametri europei. Ma se le sue previsioni elettorali sono giuste ("scommetto sulla vittoria di Al Gore, perché gli americani non hanno motivo di cambiare un sistema soddisfacente") possiamo aspettarci che la sua "Quarta Via" somiglierà parecchio alla politica presidenziale degli Stati Uniti nei prossimi quattro anni.
L'idea della piramide, però, è un po' inquietante. Fa pensare agli schiavi, alle fruste, ai massi da trascinare con fatica ...
"Ma è tutto assolutamente falso! Le piramidi non furono costruite da schiavi, come dimostra la ricerca moderna. Fu un lavoro sacro, quello, compiuto da credenti, convinti di realizzare qualcosa di grande: era gente di fede, che si sacrificava per mirare alla vetta"..
Era anche un lavoro alquanto pericoloso...
"Anche qui la mia metafora è valida: la globalizzazione è qualcosa di grande e allo stesso tempo pericoloso, come si è visto con la violenta contestazione di Seattle".
Lo scopo di tutta la sua filosofia economica si potrebbe sintetizzare in una parola sola: "arricchitevi!".
"E' una verità sociologica. In fondo, la scienza economica non si occupa d'altro che della ricchezza".
Costruire le piramidi, tenersi occupati, progettare il futuro... non sarà un semplice modo per esorcizzare una sensazione diffusa: che la storia, dopo la fine della guerra fredda, non abbia più niente da dire?
"Fantasie da Medioevo. Anche allora gli uomini non potevano immaginare ciò che sarebbe venuto dopo, e si facevano strane idee. Nel futuro, per quanto ne sappiamo, c'è il capitalismo: non sarà molto attraente e confortante, però è così".
Cerchiamo lo stesso di immaginare: secondo lei, l'unica frontiera davvero entusiasmante, lo scopo in grado di scaldarci il cuore, sarebbero le scoperte scientifiche? E la letteratura, l'arte...
"Non dico che ci interesseremo soltanto alla scienza: però sarà quest'ultima a cambiare la cultura.
Succede già con il cinema: la tecnologia non determina i contenuti, ma cambia profondamente il modo di girare i film".
C'è un'Europa terribilmente simile all'America nella prospettiva aperta dal suo ultimo libro.
"Se allude alla possibilità di licenziare facilmente, cambiare produzione, distruggere le vecchie imprese, rischiare in nuovi settori, è senz'altro vero. Allo stesso tempo, però, l'Europa possiede la preparazione di base, e la classe dirigente giusta, per essere lei stessa leader mondiale".
Imboccando la Quarta Via?
"Sì, se significa appoggiare le grandi compagnie nella conquista dei mercati, evitando di commettere errori clamorosi come quelli dell'antitrust americano, che ha voluto penalizzare la microsoft di Bill Gates per motivi ideologici, perché "big is bad", ciò che è grande sarebbe dannoso. Il buffo è che la Microsoft era accusata non di alzare i prezzi, ma di abbassarli troppo".
E allo stesso modo, i timori legati alle biotecnologie, i cibi transgenetici...
"Paure irrazionali, come quelle dei tempi di Colombo. C'era chi prediceva che le caravelle a un certo punto sarebbero precipitate oltre il bordo della terra, nel vuoto. O che avrebbero incontrato mostri marini spaventosi. Io non dico che non esistano davvero: solo che, fino ad ora, nessuno li ha visti".
Sicché, nell'economia del futuro, dovremo affidarci solo ai grandi costruttori di piramidi industriali? Dovremo concludere che "grande è bello?".
"Nel futuro dell'economia ci sarà spazio solo per le grandi imprese globali, o per quelle piccole, di nicchia. Quelle intermedie saranno spazzate via".
Mondo globale vorrà dire anche governo globale del mondo?
"Ahimè, questo è il guaio. Nessuno vuole un governo globale. Il futuro sarà senza regole né legge: un Wild Wild West. Naturalmente, con tante rivolte, tante Seattle".
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