Una felice anomalia italianaFilosofia nella scuola Siamo i primi in Europa |
| Dal 3 al 5 maggio, si è svolto a Parigi, al Collége International de Philosophie e alla Sorbonne, l'atteso
incontro franco-italiano dedicato all'insegnamento della filosofia nelle scuole. Italia e Francia sono infatti
gli unici Paesi d'Europa, né solo d'Europa, nei quali l'insegnamento della filosofia costituisce un
caposaldo dell'insegnamento superiore. Costituiamo dunque una anomalia. O per meglio dire: quasi
dovunque, gli ordinamenti scolastici privano le generazioni, che si affacciano all'apprendimento, di un
elemento capitale della formazione. In Italia, l'anomalia è ancora più accentuata e più salutare, visto che in
Francia la filosofia "abita" unicamente nell'ultimo anno delle scuole superiori.
Oggi il problema è un altro: estendere l'insegnamento della filosofia ben oltre il liceo. Del resto non è
Epicuro, nella prima frase della lettera a Meneceo a incoraggiare chiunque con le parole: "Non è mai
troppo presto né troppo tardi per filosofare"? sarebbe come dire - soggiunge - che è troppo presto o
troppo tardi per essere felici. Beninteso purché l'insegnamento mantenga un saldo impianto storico;
altrimenti rischia di diventare un vaniloquio, o addirittura una forma di indottrinamento. Tale fu ad
esempio, nei Paesi del "socialismo reale", l'insegnamento del marxismo-leninismo, che lì occupava il
posto destinato, da noi e in Francia, allo studio della filosofia. E quella forma dogmatica di
indottrinamento fu di sicuro una delle cause del disamoramento delle generazioni nuove nei confronti del
regime politico che si presentava come frutto di quel "catechismo".
Oggi, a giudicare da qualche presa di posizione ufficiale, riecheggiata negli incontri dei giorni scorsi, in
Francia si profila, anche se parrà paradossale, qualcosa di analogo. Ciò dipende da due fattori: da un lato
l'impianto non storico che culmina nella elaborazione, per il conseguimento del baccalauréat, di una
corposa "dissertazione", concepita appunto come "esercizio filosofico", dall'altro il "vincolo" politico
secondo cui la filosofia formerebbe il "cittadino repubblicano". A ben vedere, l'ideal-tipo del "cittadino
repubblicano" non è così distante dall'"uomo nuovo". Ciò che sembra velleitario, e foriero di
indottrinamento, è appunto il fatto stesso di concepire un fine determinato e ideologicamente orientato,
come obiettivo dello studio del pensiero umano. Alla base di una scelta del genere vi sono anche
convincimenti erronei e difetto di informazione storica: ad esempio l'assioma, più volte ripetuto, da parte
francese ad apertura e a chiusura dell'incontro, secondo cui democrazia e filosofia sarebbero nate da un
unico parto. Questo cliché è in realtà insostenibile. È ben noto come il pensiero filosofico in Atene si sia
posto in antitesi critica nei confronti della "democrazia realizzata". A quanto pare il difetto di
informazione storica ha raggiunto l'apparato burocratico-scientifico che, in Francia, si cura degli
ordinamenti scolastici. |