RASSEGNA STAMPA

13 MAGGIO 2000
LUCIANO CANFORA
Una felice anomalia italiana
Filosofia nella scuola
Siamo i primi in Europa
Dal 3 al 5 maggio, si è svolto a Parigi, al Collége International de Philosophie e alla Sorbonne, l'atteso incontro franco-italiano dedicato all'insegnamento della filosofia nelle scuole. Italia e Francia sono infatti gli unici Paesi d'Europa, né solo d'Europa, nei quali l'insegnamento della filosofia costituisce un caposaldo dell'insegnamento superiore. Costituiamo dunque una anomalia. O per meglio dire: quasi dovunque, gli ordinamenti scolastici privano le generazioni, che si affacciano all'apprendimento, di un elemento capitale della formazione. In Italia, l'anomalia è ancora più accentuata e più salutare, visto che in Francia la filosofia "abita" unicamente nell'ultimo anno delle scuole superiori. Oggi il problema è un altro: estendere l'insegnamento della filosofia ben oltre il liceo. Del resto non è Epicuro, nella prima frase della lettera a Meneceo a incoraggiare chiunque con le parole: "Non è mai troppo presto né troppo tardi per filosofare"? sarebbe come dire - soggiunge - che è troppo presto o troppo tardi per essere felici. Beninteso purché l'insegnamento mantenga un saldo impianto storico; altrimenti rischia di diventare un vaniloquio, o addirittura una forma di indottrinamento. Tale fu ad esempio, nei Paesi del "socialismo reale", l'insegnamento del marxismo-leninismo, che lì occupava il posto destinato, da noi e in Francia, allo studio della filosofia. E quella forma dogmatica di indottrinamento fu di sicuro una delle cause del disamoramento delle generazioni nuove nei confronti del regime politico che si presentava come frutto di quel "catechismo".
Oggi, a giudicare da qualche presa di posizione ufficiale, riecheggiata negli incontri dei giorni scorsi, in Francia si profila, anche se parrà paradossale, qualcosa di analogo. Ciò dipende da due fattori: da un lato l'impianto non storico che culmina nella elaborazione, per il conseguimento del baccalauréat, di una corposa "dissertazione", concepita appunto come "esercizio filosofico", dall'altro il "vincolo" politico secondo cui la filosofia formerebbe il "cittadino repubblicano". A ben vedere, l'ideal-tipo del "cittadino repubblicano" non è così distante dall'"uomo nuovo". Ciò che sembra velleitario, e foriero di indottrinamento, è appunto il fatto stesso di concepire un fine determinato e ideologicamente orientato, come obiettivo dello studio del pensiero umano. Alla base di una scelta del genere vi sono anche convincimenti erronei e difetto di informazione storica: ad esempio l'assioma, più volte ripetuto, da parte francese ad apertura e a chiusura dell'incontro, secondo cui democrazia e filosofia sarebbero nate da un unico parto. Questo cliché è in realtà insostenibile. È ben noto come il pensiero filosofico in Atene si sia posto in antitesi critica nei confronti della "democrazia realizzata". A quanto pare il difetto di informazione storica ha raggiunto l'apparato burocratico-scientifico che, in Francia, si cura degli ordinamenti scolastici.
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Filosofia e scuola