La famiglia cambia e la legge cerca di correre dietro a questo cambiamento. L'anno
scorso, dopo molte discussioni, la Francia ha varato il Pacs, il "Patto civile di
solidarietà", una forma di unione che sta in mezzo tra il concubinato e il matrimonio ed
è estesa anche agli omosessuali. Adesso c'è in ballo una riforma della famiglia più
complessiva, ma i tempi si allungano e ormai l'orizzonte più vicino sembra essere
soltanto il 2001. La legge istitutiva del Pacs è stata promulgata il 15 novembre '99 e tra
quella data e la fine dell'anno, sono stati firmati 6.211 Pacs, cioè una cifra spettacolare,
che fa prevedere entro la fine del 2000, fino a 200mila "pacsati". La destra, che - salvo
l'eccezione di una parlamentare - si era opposta a questa novità, è rimasta spiazzata dal
successo riportato dall'istituzione.
Secondo i primi dati disponibili e anche grazie all'incertezza giuridica che ha circondato
il Pacs per circa un mese, è possibile rilevare che "a Parigi il 75% dei Pacs è stato
sottoscritto da coppie omosessuali, contro solo il 40% in provincia", afferma il
Collettivo per il Pacs (dal 24 dicembre la legge "informatica e libertà" impone
l'anonimato più assoluto sui contraenti del Pacs, quindi sarà impossibile d'ora in poi
rilevare questo tipo di informazioni). Parigi arriva in testa per il numero di Pacs (molto
alto nei quartieri alla moda, anche se popolari, bassissimo nei quartieri borghesi); nei
dipartimenti d'oltremare invece non ne è stato sottoscritto nessuno.
Ma il Pacs non ha risolto tutti i problemi creati dalla "nuova famiglia". Anzi. Il dibattito è
stato rilanciato: su quali principi fondare la famiglia nel XXI secolo? Tutti gli studi più
recenti affermano che "è il bambino che fa famiglia". Di conseguenza, cade nell'inutile la
vecchia contrapposizione tra i difensori della famiglia tradizionale e gli individualisti.
La differenza di trattamento tra figli legittimi e naturali è sparita nel '72 (ma la Francia è
stata condannata dalla corte di giustizia europea per "discriminazione" nel caso di
un'eredità negata al figlio naturale). Oggi più della metà dei primogeniti nascono in
famiglie formate da una coppia non sposata, ma questo accade solo a un quarto dei
secondogeniti (c'è cioè uno "spostamento nel tempo" del matrimonio). L'indice di
fecondità era di 1,7 bambini per donna nel '95, ma contemporaneamente il numero di
donne senza bambini è molto diminuito rispetto al passato (sono ora una su dieci tra le
donne nate intorno al '50, mentre erano una su quattro per quelle nate intorno al 1900).
La discussione si concentra ormai qulla questione-chiave della filiazione. Un primo dato
è che continua a crescere in modo enorme la cosidetta "famiglia monoparentale", cioè
con un solo genitore (traduzione dal termine anglo-sassone one parent family). Queste
famiglie sono cresciute del 21,4% negli anni '90 (del 63% in vent'anni) e ormai
rappresentano il 16% delle famiglie francesi. Ciò è dovuto al fatto che il tasso di
divorzio è in Francia intorno al 40% e che le separazioni nelle coppie non sposate sono
altrettanto elevate. All'85% queste famiglie monoparentali hanno alla testa una donna.
Molte associazioni denunciano la stigmatizazione di cui sono vittime: come alla fine del
XIX secolo erano i "bastardi" ad essere considerati maggiormente a rischio per cadere
nel crimine o negli anni '60 venivano denunciati gli effetti patologici del divorzio, oggi
identici timori si condensano sulle famiglie guidate dalla madre da sola (è sintomatica la
motivazione della recente sentenza che ha condannato a un mese di carcere una madre
perché i 4 figli minorenni rubavano, vedi il manifesto del 9 marzo 2000).
Il 72% dei mono-genitori lavorano, ma molto spesso hanno impieghi pagati poco e con
orari difficili: la situazione si intreccia qui con la persistente discriminazione delle
donne nel mondo del lavoro, malgrado la legge slla parità (in politica) appena votata e la
proposta di legge sull'eguaglianza professionale. Gli stipendi delle donne sono in media
tra il 27 e il 33% inferiori, a egual competenza e posto, a quelli degli uomini.
La famiglia monoparentale evoca in Francia la discussione molto vivace sulla
"dimissione dei padri". "Circa metà dei padri non vedono più i figli" in caso di divorzio,
spiegano all'Insee, l'Istat francese. Nel '98, le statistiche dicevano che oltre il 30% delle
pensioni alimentari non venivano più pagate, e a versare l'assegno è in genere il padre,
cioè il genitore che non ha l'affidamento dei figli. Su questo tipo di polemica si innesca
la discussione sulla filiazione e i suoi diritti/doveri. Dal punto di vista giuridico è
sempre più frequente il discorso che mette in luce come il diritto, che aveva tendenza a
diventare "ermafrodita", cioè senza distinzioni tra i sessi nell'ambito della famiglia, abbia
abbandonato negli anni '70 la strada dell'eguaglianza (dopo aver abolito la preminenza
del padre) per sbilanciarsi sull'altro fronte: c'è chi parla senza imbarazzo del "trionfo
delle madri" nella legge.
Starebbe qui, secondo alcuni giuristi, la difficoltà del diritto francese ad accogliere la
omoparentalità, cioè la possibilità per le coppie omosessuali di avere dei figli
(procreazione assistita o adozione). Dal diritto all'aborto, che risale al '75, alla
legislazione sulla bioetica del '94 (che mette al bando la maternità di sostituzione, cioè
l'utero in affitto), la madre è ormai al centro del diritto della filiazione (anche se una
coppia decide di concepire assieme un bambino in vitro è alla sola madre che spetta
legalmente il diritto di decidere se conservare o no l'embrione). Inoltre, la riforma del
diritto della filiazione del '72 dà alla madre il diritto di attribuire il figlio al padre, il
quale non può rifiutare (ma poi scappa, come si è visto, e non paga gli alimenti).
Infine, la riforma del '93 ha riconfermato la validità di una legge che esiste solo in
Francia (e in Lussemburgo): la possibilità di partorire anonimamente, cosa che
impedisce per sempre qualsiasi ricerca in maternità da parte del figlio abbandonato (era
una legge nata nel passato per proteggere le ragazze madri malgrado loro). Questa norma
è oggi messa in discussione e la neo-ministra agli affari familiari, Segolène Royal, ne ha
proposto una profonda modifica (permettere al figlio di cercare la madre una volta
maggiorenne) in un convegno organizzato dal ministero della giustizia sulla riforma
della famiglia lo scorso 4 maggio. La segretezza comunque è protetta anche dalla legge
sulla bioetica, che garantisce l'anonimato del dono di gameti e ovuli.
La procreazione "naturale" è così al centro della definizione del diritto e la madre
secondo alcuni giuristi "trionfa". Al punto che la filiazione delle coppie omosessuali
resta al di là della legge. In Francia, l'adozione è però possibile per un single, se ha più
di 28 anni. Di fatto coppie omosessuali hanno quindi avuto accesso all'adozione, anche
se non legalmente come coppia. Una recente sentenza ha però aperto una breccia in
questa direzione. Un giudice, nella cittadina di Parthenay, ha concesso il "diritto di
visita" a una donna che non è la madre delle due bambine, ma l'ex amica della madre
naturale. La coppia di donne omosessuali aveva deciso, attraverso l'inseminazione
artificiale, di avere dei figli. Dopo una serie di vicissitudini (e di atti al limite della
legalità perché in Francia l'inseminazione medicalmente assistita è concessa solo alle
coppie eterosessuali, sposate o stabili), sono nate due bambine. Dopo la separazione
della coppia, la donna che non ha portato a termine le due gravidanze, ha ottenuto il
"diritto di visita" in base all'articolo 371.4 del Codice civile, che dice che "in
considerazione di circostanze eccezionali, il giudice degli affari familiari può accordare
un diritto di corrispondenza o di visita ad altre persone, parenti o no". Secondo
l'avvocato della donna che ha otteuto questo diritto, "è il riconoscimento di fatto della
famiglia omosessuale". Nei prossimi mesi, dovrà essere discussa la riforma della legge
sulla famiglia, ma è molto improbabile che questa sentenza diventi un punto di
riferimento per la nuova normativa. |