RASSEGNA STAMPA

9 MAGGIO 2000
GEORGE STEINER
Siamo irrazionali per nostalgia
Si apre giovedì la Fiera del Libro. Sarà il grande saggista a inaugurare la manifestazione editoriale come ospite d'onore. Mentre escono in Italia le sue lezioni
La drammatica crisi di sfiducia si traduce nel declino dell'Illuminismo
Anticipiamo un brano tratto da "Nostalgia dell'assoluto" di George Steiner, il saggio edito da Bruno Mondadori (pagine 128, lire 16.000) sarà in libreria il 15 maggio.
E' un'ovvietà dire che la cultura occidentale sta attraversando una drammatica crisi di sfiducia. Due guerre mondiali, il ritorno alla barbarie politica di cui l'olocausto è stato solo l'esempio più bestiale, la continua inflazione - un fattore che corrode la struttura della società e della personalità in modo radicale ma non ancora perfettamente chiaro - hanno provocato una diffusa crisi di nervi. Già minata dal razionalismo e dal punto di vista tecnologico-scientifico, la religione organizzata, e il cristianesimo in particolare, si è dimostrata inerme, anzi addirittura corrotta di fronte al massacro della prima guerra mondiale, e in seguito di fronte agli orrori del totalitarismo e del genocidio. Non lo si dirà mai abbastanza chiaramente. Chi si rende conto che la stessa chiesa ha benedetto l'assassino e la vittima, che le chiese hanno rifiutato di parlare chiaro e hanno seguito, nei periodi di peggior terrore mai vissuti dall'uomo civilizzato, una politica di silenzio untuoso, chi sa queste cose non si sorprende del fallimento di qualsiasi posizione teologica.
Ma proprio la recrudescenza di queste grandi ondate di terrore politico omicida, il ritorno delle tecniche di falsità, di tortura e di intimidazione che il XVIII e il XIX secolo avevano fiduciosamente considerato degli incubi a cui l'umanità civilizzata era scampata per sempre, tutto questo ha dimostrato l'inadeguatezza dell'Illuminismo e della ragione laica. Ancora una volta non dovremmo dimenticare che anche la previsione razionalista si dimostrò terribilmente, tragicamente sbagliata. Non è facile ripensare alla convinzione di Voltaire, espressa con assoluta fiducia 300 anni fa, che la tortura non sarebbe mai più tornata a essere uno strumento della politica nel mondo europeo e occidentale. In altre parole, parrebbe che non si siano trovate alternative. Proprio nel momento in cui, sotto forma di campi di concentramento e di stati di polizia, gli uomini trasformavano l'inferno da un retroterra mitico a una realtà terrena, la promessa di una ricompensa celeste - la promessa della Chiesa - era quasi svanita. E al tempo stesso era stato rescisso il contratto dell'umanesimo liberale, il contratto che sottende il pensiero occidentale da Jefferson e Voltaire a Matthew Arnold e forse a Woodrow Wilson e che ora è stato ridotto a brandelli.
L'impatto di questo doppio fallimento sulla psiche occidentale è stato evidentemente distruttivo (ho cercato di analizzare più approfonditamente questo processo in alcuni miei scritti precedenti).
Danneggiati dalla catastrofe, costretti a subire la minaccia palpabile dell'autodistruzione, che può provenire dalle armi nucleari o da problemi apparentemente insolubili, come quelli della sovrappopolazione, della fame e dell'odio politico, uomini e donne hanno cominciato a guardare, letteralmente, al di fuori della terra. Il disco volante - di cui Jung aveva previsto con esattezza la comparsa nell'occhio della mente - rappresenta il soddisfacimento di un desiderio infantile ma perfettamente comprensibile. Incapace di affrontare le circostanze in cui si trova a vivere, l'uomo spera disperatamente in una sorveglianza benevola e onniveggente e, in casi estremi, spera in un aiuto dall'esterno. Le creature dello spazio non permetteranno alla specie umana di autocancellarsi dalla faccia della terra. Essendo infinitamente più evolute di noi, le creature dello spazio daranno delle risposte ai nostri interrogativi disperati. Certo, forse l'umanità ha vissuto altri collassi apocalittici, prima di questo.
In qualche modo, ci sentiamo dire, la specie è sopravvissuta e la spirale del progresso è ripartita.
Indubbiamente i nostri angeli custodi spaziali hanno avuto un ruolo benefico in questi precedenti cataclismi; pensiamo alle tracce lasciate dalle loro visite; pensiamo all'omaggio che l'uomo tributa a questi amici soprannaturali nelle religioni, nelle mitologie e nell'arte primitiva. Appena prima che i nostri folli politici premano il pulsante termonucleare, un qualche personaggio della galassia uscirà dal suo Ufo con malinconia severa, ma finalmente terapeutica.
La sensazione di fallimento, dell'incombere del caos socio-politico, che pervade l'Occidente, ha provocato anche un senso di repulsione contro il centralismo etnico e culturale che caratterizza il pensiero europeo e anglosassone dall'antica Atene agli anni Venti del nostro secolo. L'assunto che la civiltà occidentale sia superiore a tutte le altre, che la filosofia, la scienza, le istituzioni politiche dell'Occidente siano manifestamente destinate a guidare e a trasformare il globo non è più tanto evidente.
Molti occidentali, e in particolar modo i giovani, lo trovano intollerabile. Spaventati dalla follia delle guerre imperialiste, offesi dalla devastazione ecologica che la tecnologia occidentale ha portato con sé, il figlio dei fiori e il fricchettone, il guerriero simbionese e il fanatico del dharma si sono rivolti ad altre culture. Sono le tradizioni dell'Asia, dell'indiano americano, dell'africano nero che lo attraggono. È in queste che trova quelle qualità di dignità, di solidarietà, di invenzione mitologica, di coinvolgimento nell'ordine animale e vegetale che l'uomo occidentale ha perso o ha brutalmente sradicato. In questa ricerca dell'innocenza c'è spesso un legittimo impulso di risarcimento. Dove il padre colonialista ha massacrato e sfruttato, il figlio hippy cerca di conservare e di aiutare.
Eppure, per quanto potenti e onnipresenti, questi grandi riflessi di paura e di compensazione nella sensibilità ferita dell'Occidente mi sembrano un fenomeno secondario. Il ritorno dell'irrazionale è, prima di tutto, un tentativo di riempire il vuoto creato dal declino della religione. Alla radice della grande ondata di irrazionalità è all'opera quella nostalgia di assoluto, quel bisogno estremo di trascendente che abbiamo osservato nelle mitologie, nelle metafore totalizzanti dell'utopia marxista, della liberazione dell'uomo, nell'idea freudiana del profondo sonno di Eros e di Thanatos, nella scienza dell'uomo punitiva e apocalittica formulata da Lévi-Strauss. L'assenza di una teologia dominante e di un mistero semantico quali erano incarnati nella Chiesa è evidente in ugual misura nelle fantasie dell'avvistatore di Ufo, nelle speranze e nei territori dell'occultista, nel neofita adepto dello Zen. Che la ricerca di realtà alternative attraverso l'uso di droghe psichedeliche, attraverso la fuga dalla società consumistica, attraverso le manipolazioni della trance e dell'estasi sia direttamente collegata alla fame di assoluto è evidente, benché la particolare dinamica del rapporto, soprattutto nel caso degli stupefacenti, sia più complessa di quanto si fosse inizialmente supposto. E, mi chiedo solo di sfuggita, ha dei correlati genetici? Riflette l'effettiva destinazione dell'élite colta, in particolare in Francia e in Inghilterra, nella prima guerra mondiale? Il sonno della ragione affolla questo vuoto di incubi e di illusioni.
Perché questo, credo, è ciò che le teologie sostitutive, o post-religiose, hanno dimostrato di essere: illusioni. La promessa marxista è miseramente fallita. Il programma freudiano di liberazione è stato realizzato in modo molto parziale. Il pronostico di Lévi-Strauss è un pronostico di ironico castigo. Lo zodiaco, i fantasmi e le banalità dei guru non placheranno la nostra sete.
Rimane un'ultima alternativa, quella di fondare l'esistenza personale sulla ricerca dell'obiettiva verità scientifica: la via delle scienze filosofiche e delle scienze esatte. Ma ha un futuro?
inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…