Chiesa e pensiero filosofico| La casa invisibile
del cristianesimo |
| Una trentina d'anni fa la Chiesa cattolica dichiarò ufficialmente la profonda incompatibilità tra il
cristianesimo e il mio pensiero filosofico. Continuo a ritenere che la Chiesa agì in modo del tutto
adeguato. Era ed è infatti il mio pensiero filosofico ad affermare l'essenziale appartenenza del
cristianesimo all'alienazione di fondo che ormai avvolge l'intera storia dell'Occidente. Pubblicherò tra non
molto presso Rizzoli i documenti in mio possesso relativi al rapporto che intrattenni in quegli anni con i
vari organi della Chiesa, tra cui l'ex Sant'Uffizio e la Sacra Congregatio pro Institutione Catholica.
Ma da qualche tempo un teologo italiano sta ripensando con vigore e coraggio il modo in cui la Chiesa
concepisce il rapporto tra filosofia e cristianesimo. Giuseppe Barzaghi è sacerdote domenicano, direttore
della rivista "Divus Thomas", socio della Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino, docente di
discipline teologiche all'Università Cattolica di Milano e allo Studio Teologico Accademico Bolognese.
Eppure, per lui, il mio pensiero filosofico costituisce la condizione più adeguata per comprendere il senso
autentico del cristianesimo. L'esperimento di Barzaghi è importante e va seguito con attenzione.
È appena uscito il suo libro Oltre Dio (Giorgio Barghigiani Editore Duemila), che approfondisce quelli
precedenti e soprattutto Soliloqui sul divino (Ed. Studio Domenicano, 1997). A proposito del centro del
mio discorso - ogni stato del mondo e della coscienza anzi ogni essente, visibile o invisibile, è eterno -
Barzaghi sostiene che esso non "arriva a smantellare il cristianesimo", ma che "è a tal punto forte da poter
essere uno dei criteri interpretativi dello stesso cristianesimo". Ma poi diventa subito chiaro che per
Barzaghi è l'unico criterio possibile: "Se il cristianesimo è essenzialmente la partecipazione della vita di
Dio, cioè della vita eterna, per comprenderlo occorrerà porsi dal punto di vista di Dio, cioè dell'eterno. Ed
è proprio questo il punto di vista che viene incontrovertibilmente postulato dal pensiero di Severino: il
punto di vista eterno e assoluto".
Ognuna di queste parole costituisce certo un problema. E dunque il loro senso è diverso, nel libro di
Barzaghi, da quello che mostrano immediatamente.
Parlano ad esempio di "Dio"; ma, si è visto, il titolo del libro invita "oltre Dio", e Barzaghi non vede
opposizione, bensì solidarietà tra la "Deità" che per Meister Eckhart sta appunto "oltre Dio" e la "Gioia"
a cui si rivolgono i miei scritti. E parlano di un "punto di vista incontrovertibilmente postulato"; ma
l'"incontrovertibile", Barzaghi lo sa benissimo, non può essere un semplice "postulato" e pertanto
nemmeno un semplice "punto di vista".
Ma l'autore intende incominciare ad affrontare il compito indicato qualche anno fa da un altro teologo
italiano, P. Sequeri (da Barzaghi esplicitamente chiamato in causa) per il quale "la lezione di Severino
deve essere considerata un punto di non ritorno anche per ogni revisione dell'ontologia classica
nell'ambito del pensiero teologico" (Il Dio affidabile, Queriniana, Brescia, 1996).
Immerso nell'alienazione, il cristianesimo è come una casa invisibile di cui qualcuno dice, indicando un
gran banco di nebbia: "Là c'è una casa". Che cosa si riuscirebbe a vedere se la nebbia (l'alienazione)
diradasse? Forse una casa. Ma forse nulla.
Nel primo caso, quello in cui Barzaghi crede senz'altro, il cristianesimo avrebbe ancora qualcosa da dire, e
di grande, anche qualora fosse liberato dalla nebbia dell'ontologia dell'Occidente; nel secondo caso, con lo
svanire della nebbia dovrebbe ammutolire anche ogni parola cristiana.
Questo problema rimane aperto. Credo che con Barzaghi saremmo invece d'accordo nel ritenere che
sinché resta nella nebbia dell'alienazione la casa del cristianesimo sia inabitabile. |