RASSEGNA STAMPA

4 MAGGIO 2000
ROBERTO BERETTA
I "laici" fermi ai cancelli dell'aldilà
Cosa c'è dopo la morte? Gli studiosi cristiani rispondono alle domande di Bobbio
Mucci: "Per l'ateo tutto si risolve quaggiù" Tonini: "Platone dice ben altro sull'eternità"
Dario Antiseri: "La filosofia non salva, nessuno può evitare la scommessa di Pascal"
C'è un cancello nella storia di un bambino felice, che aspetta il suo papà nella casa di campagna: il papà arriva, il cancello s'apre, si festeggia. E c'è un cancello nella storia di quel bambino diventato vecchio e fattosi maître-à-penser per generazioni di "laici"; è il cancello della morte, oltre il quale non s'agita alcuna manina d'infantile speranza, nessun'illusione d'eternità. Nessuna figura di padre. Niente. Di Norberto Bobbio non si sa mai se notare di più il coraggio inesausto nel porsi domande essenziali (a 90 anni con la stessa freschezza di quell'antico bambino), oppure la terribile solitudine del non trovare mai risposte: esclusa la certezza di non poter avere risposte, né dalla ragione né dalla religione. Ancora adesso, nel nuovo numero del bimestrale MicroMega, il "grande vecchio" torinese discute acutamente di "Religione e religiosità" e torna sulle questioni che arrovellano da anni la sua fede mai risolta: perché l'essere e non il nulla? Che cosa vuol dire credere? Perché la morte è la morte? Tutto accade per caso?
Stavolta - in più - c'è quel cancello. Un'inferriata (forse assai freudiana) che salta su nel ricordo mentre il filosofo s'addentra ad esemplificare la sua idea dell'aldilà. Cioè la sua idea del non esserci aldilà. Di più: la sua idea che l'aldilà, anche se esiste, non ha importanza: "Qualche volta, pensando alla morte di una persona particolarmente cara - mio padre, ad esempio - so che quella persona che ho amato ora non c'è più. E che ci sia qualche cosa di lui in un altro luogo - che non so dove sia - a me non importa assolutamente nulla. La persona che ho amato era quel particolare modo di sorridere, di farci giocare, di raggiungerci in campagna alla fine della settimana quando eravamo in vacanza, la nostra attesa sul cancello di casa per aspettarlo e poi salutarlo affettuosamente: questo so per certo che non c'è più". Commentando la confessione di Bobbio, ieri su Repubblica il priore Enzo Bianchi scriveva di ammirarne almeno la chiarezza: "La ragione di per sé non basta per approdare alla fede". Ribadisce qui padre Giandomenico Mucci, scrittore della Civiltà Cattolica che spesso s'è occupato di Bobbio: "Mi viene in mente un passaggio della Fides et ratio: il sapere ispirato alla fede è diverso da quello che ad essa non s'ispira. Non mi meraviglia dunque la posizione di Bobbio sulle realtà ultime, conoscendo i presupposti da cui muove: se è un non credente, perché mai dovrebbe credere alla sopravvivenza ultraterrena di una persona cara? Nel circolo immanentistico, tutto si risolve quaggiù. In una prospettiva razionalistica Bobbio ha dunque ragione. Come dice il vecchio Faust goethiano: "Da questa terra sorgono i miei dolori e questo sole illumina le mie gioie"...". "Possibile che siamo eterni?... La morte, se ci fosse davvero un'altra vita, non sarebbe la morte", sillogizza d'altronde Bobbio.
Ma controdeduce il filosofo Dario Antiseri, che col collega torinese ha tenuto un epistolario proprio su temi religiosi: "Le continue domande sulla fede fanno onore a Bobbio, perché siamo vissuti in un secolo ove numerosi e potenti movimenti filosofici (idealismo, positivismo e marxismo) hanno preteso negare ogni spazio al credere. Ma, se lui scrive che non gliene importa di un aldilà, io invece sostengo che la speranza nell'eterno sia la cosa più importante per noi: altrimenti dovremmo ammettere che il carnefice ha l'ultima parola sulla vittima innocente. Proprio in questo consiste la speranza religiosa; mentre la filosofia non salva". Lo ammette lo stesso maestro torinese: "Quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. E io accetto questa umiliazione, non cerco di sfuggirla con la fede". La religione come espediente per dribblare le punture di una faticosa incertezza? Il cardinale Ersilio Tonini s'oppone: "L'altro, per il cristiano, non esiste per dare consolazione a me, ma come realtà di persona. Così anche nell'aldilà si desidera condividere lo stesso bene coi propri cari. Io ho perso una sorella ma so che è presente presso il Signore, che lì ha ricevuto il bene che aspettava. Dire che non m'importa del destino eterno altrui è dunque un impoverimento enorme. Non dimentico il padre di un tossico entrato in terapia: "Mio figlio non mi vuol più bene - mi disse - ma quel che m'importa è che stia bene lui"". Bobbio però incalza: "L'immortalità dell'anima è una grande consolazione. Capisco questa credenza quando morire giovani era diffusissimo. Ma adesso, quando si vive ormai fino a ottanta, novant'anni...". E insiste pure padre Mucci: "Questo è ciò che può dare la moderna ragione strumentale (non la ragione cristiana, beninteso). Non si tratta di semplice scetticismo: anzi, c'è una certa dolenzia nell'ammettere l'assenza di una speranza ultraterrena, come se il cuore volesse altro. Non è neppure un'opinione personale dello stesso Bobbio. Qui s'esprime una concezione ben più antica sull'aldilà, quella del filone illuministico ed hegeliano. Ebbene sì, l'oltremorte è una tenebra spessa che si lacera solo attraverso la fede". Della quale, tuttavia, il filosofo torinese non sembra sentire la necessità: "L'unico desiderio che ho, l'unico bisogno, non è certo quello dell'immortalità, è quello di morire in santa pace: il riposo eterno è ciò in cui spero. Non voglio risvegliarmi". Sua eminenza Tonini non gli crede: "Mi pare che in questo modo Bobbio traduca uno stato d'animo periferico di sé, non il Bobbio intero.
Proprio lui, che ci ha insegnato il rispetto dell'altro e l'appassionarsi al bene comune... Invece anche un non credente può credere all'aldilà: basta leggere Platone, che mette in bocca a Socrate il senso del prossimo incontro con chi gli ha dato la vita". Resta il problema del male, e del dolore: "Chi dice che anche la sofferenza è bene lo può dire solo se crede che nell'aldilà si giunga attraverso la sofferenza", recita ancora Bobbio. E Antiseri: "Bobbio ha fatto una scelta: di fronte al dolore innocente, si arrende ai fatti. Il credente prende un'altra strada e spera appunto, per dirla col filosofo Wittgenstein, che i fatti del mondo non siano poi tutto. È mia opinione che la scommessa di Pascal sia inevitabile per ogni uomo; e chi decide per l'assurdo, o per il nonsenso, non è più scientifico di chi sceglie la speranza nell'aldilà". Il cancello è lì. Il vecchio e il bambino aspettano chi farà il primo passo.
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