I "laici" fermi ai cancelli
dell'aldilàCosa c'è dopo la morte? Gli studiosi cristiani
rispondono alle domande di Bobbio Mucci: "Per l'ateo tutto si risolve quaggiù" Tonini: "Platone
dice ben altro sull'eternità" Dario Antiseri: "La filosofia non salva, nessuno può evitare la scommessa di Pascal" |
| C'è un cancello nella storia di un bambino felice, che aspetta il suo
papà nella casa di campagna: il papà arriva, il cancello s'apre, si
festeggia. E c'è un cancello nella storia di quel bambino diventato
vecchio e fattosi maître-à-penser per generazioni di "laici"; è il
cancello della morte, oltre il quale non s'agita alcuna manina
d'infantile speranza, nessun'illusione d'eternità. Nessuna figura di
padre.
Niente. Di Norberto Bobbio non si sa mai se notare di più il
coraggio inesausto nel porsi domande essenziali (a 90 anni con la
stessa freschezza di quell'antico bambino), oppure la terribile
solitudine del non trovare mai risposte: esclusa la certezza di non
poter avere risposte, né dalla ragione né dalla religione. Ancora
adesso, nel nuovo numero del bimestrale MicroMega, il "grande
vecchio" torinese discute acutamente di "Religione e religiosità"
e torna sulle questioni che arrovellano da anni la sua fede mai
risolta: perché l'essere e non il nulla? Che cosa vuol dire credere?
Perché la morte è la morte? Tutto accade per caso?
Stavolta - in più - c'è quel cancello. Un'inferriata (forse assai
freudiana) che salta su nel ricordo mentre il filosofo s'addentra ad
esemplificare la sua idea dell'aldilà. Cioè la sua idea del non
esserci aldilà. Di più: la sua idea che l'aldilà, anche se esiste, non
ha importanza: "Qualche volta, pensando alla morte di una
persona particolarmente cara - mio padre, ad esempio - so che
quella persona che ho amato ora non c'è più. E che ci sia qualche
cosa di lui in un altro luogo - che non so dove sia - a me non
importa assolutamente nulla. La persona che ho amato era quel
particolare modo di sorridere, di farci giocare, di raggiungerci in
campagna alla fine della settimana quando eravamo in vacanza, la
nostra attesa sul cancello di casa per aspettarlo e poi salutarlo
affettuosamente: questo so per certo che non c'è più".
Commentando la confessione di Bobbio, ieri su Repubblica il
priore Enzo Bianchi scriveva di ammirarne almeno la chiarezza:
"La ragione di per sé non basta per approdare alla fede". Ribadisce
qui padre Giandomenico Mucci, scrittore della Civiltà Cattolica
che spesso s'è occupato di Bobbio: "Mi viene in mente un
passaggio della Fides et ratio: il sapere ispirato alla fede è diverso
da quello che ad essa non s'ispira. Non mi meraviglia dunque la
posizione di Bobbio sulle realtà ultime, conoscendo i presupposti
da cui muove: se è un non credente, perché mai dovrebbe credere
alla sopravvivenza ultraterrena di una persona cara? Nel circolo
immanentistico, tutto si risolve quaggiù. In una prospettiva
razionalistica Bobbio ha dunque ragione. Come dice il vecchio
Faust goethiano: "Da questa terra sorgono i miei dolori e questo
sole illumina le mie gioie"...".
"Possibile che siamo eterni?... La morte, se ci fosse davvero
un'altra vita, non sarebbe la morte", sillogizza d'altronde Bobbio.
Ma controdeduce il filosofo Dario Antiseri, che col collega
torinese ha tenuto un epistolario proprio su temi religiosi: "Le
continue domande sulla fede fanno onore a Bobbio, perché siamo
vissuti in un secolo ove numerosi e potenti movimenti filosofici
(idealismo, positivismo e marxismo) hanno preteso negare ogni
spazio al credere. Ma, se lui scrive che non gliene importa di un
aldilà, io invece sostengo che la speranza nell'eterno sia la cosa
più importante per noi: altrimenti dovremmo ammettere che il
carnefice ha l'ultima parola sulla vittima innocente. Proprio in
questo consiste la speranza religiosa; mentre la filosofia non
salva".
Lo ammette lo stesso maestro torinese: "Quando sento di essere
arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle
domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. E io accetto questa
umiliazione, non cerco di sfuggirla con la fede". La religione
come espediente per dribblare le punture di una faticosa
incertezza? Il cardinale Ersilio Tonini s'oppone: "L'altro, per il
cristiano, non esiste per dare consolazione a me, ma come realtà di
persona. Così anche nell'aldilà si desidera condividere lo stesso
bene coi propri cari. Io ho perso una sorella ma so che è presente
presso il Signore, che lì ha ricevuto il bene che aspettava. Dire che
non m'importa del destino eterno altrui è dunque un
impoverimento enorme. Non dimentico il padre di un tossico
entrato in terapia: "Mio figlio non mi vuol più bene - mi disse -
ma quel che m'importa è che stia bene lui"".
Bobbio però incalza: "L'immortalità dell'anima è una grande
consolazione. Capisco questa credenza quando morire giovani era
diffusissimo. Ma adesso, quando si vive ormai fino a ottanta,
novant'anni...". E insiste pure padre Mucci: "Questo è ciò che può
dare la moderna ragione strumentale (non la ragione cristiana,
beninteso). Non si tratta di semplice scetticismo: anzi, c'è una
certa dolenzia nell'ammettere l'assenza di una speranza
ultraterrena, come se il cuore volesse altro. Non è neppure
un'opinione personale dello stesso Bobbio. Qui s'esprime una
concezione ben più antica sull'aldilà, quella del filone
illuministico ed hegeliano. Ebbene sì, l'oltremorte è una tenebra
spessa che si lacera solo attraverso la fede".
Della quale, tuttavia, il filosofo torinese non sembra sentire la
necessità: "L'unico desiderio che ho, l'unico bisogno, non è certo
quello dell'immortalità, è quello di morire in santa pace: il riposo
eterno è ciò in cui spero. Non voglio risvegliarmi". Sua eminenza
Tonini non gli crede: "Mi pare che in questo modo Bobbio
traduca uno stato d'animo periferico di sé, non il Bobbio intero.
Proprio lui, che ci ha insegnato il rispetto dell'altro e
l'appassionarsi al bene comune... Invece anche un non credente
può credere all'aldilà: basta leggere Platone, che mette in bocca a
Socrate il senso del prossimo incontro con chi gli ha dato la vita".
Resta il problema del male, e del dolore: "Chi dice che anche la
sofferenza è bene lo può dire solo se crede che nell'aldilà si giunga
attraverso la sofferenza", recita ancora Bobbio. E Antiseri:
"Bobbio ha fatto una scelta: di fronte al dolore innocente, si
arrende ai fatti. Il credente prende un'altra strada e spera appunto,
per dirla col filosofo Wittgenstein, che i fatti del mondo non siano
poi tutto. È mia opinione che la scommessa di Pascal sia
inevitabile per ogni uomo; e chi decide per l'assurdo, o per il
nonsenso, non è più scientifico di chi sceglie la speranza
nell'aldilà". Il cancello è lì. Il vecchio e il bambino aspettano chi
farà il primo passo. |