![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 MAGGIO 2000 |
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| 551, lire 48.000) grazie agli Editori Riuniti, nella stessa prestigiosa Biblioteca del pensiero moderno, la collana in cui apparve nel 1967 con una introduzione di Cesare Luporini, anch'essa oggi ripubblicata. Di nuovo vi è da segnalare la grafica della copertina, completamente rinnovata e molto elegante, tale da non far rimpiangere quella "storica" (a bande bianche, rosse e nere) di Bruno Munari. Libro importante e dalla storia complicata, "L'ideologia tedesca". Il grosso manoscritto nel 1846 rimase infatti inedito, non trovando un editore, abbandonato dagli stessi autori - come ingenerosamente ricordò Marx nel 1859 - "alla critica roditrice dei topi".Il primo capitolo, su Feuerbach, venne pubblicato in russo solo nel 1924 e in tedesco due anni dopo, seguendo l'andamento del manoscritto. Ma quando nel 1932 il libro vide finalmente la luce nella sua interezza, il "primo capitolo" non era più quello già conosciuto, risultando l'ordine del testo alterato, poiché il curatore, il sovietico Adoratskij (a cui si deve l'incisivo titolo, che compare però anche nell'indice e nel corpo dell'opera, per mano dei due autori), volle editare lo scritto secondo un piano di pubblicazione che Marx ed Engels avevano ideato ma non messo in atto. L'edizione di Adoratskij è rimasta in piedi fino al 1965 quando gli studiosi arrivarono alla conclusione che i criteri adottati nel '32 erano errati, o comunque molto incerti e discutibili, per cui non rimase che ripristinare l'ordine originale, "spaziale", del manoscritto inedito che Marx ed Engels avevano lasciato. Una storia forse esemplare, che dovrebbe far riflettere anche in merito all'ipotesi oggi in campo di alterare l'ordine dei "Quaderni del carcere" di Gramsci, di cui ha recentemente parlato in modo critico sull'"Unità" Renato Zangheri intervistato da Bruno Gravagnuolo. Perché è importante "L'ideologia tedesca"? In primo luogo vengono in mente tante celeberrime affermazioni di Marx ed Engels che molti conoscono e citano e che sono contenute in quest'opera: "Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza"; "Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti"; la "società civile è il vero focolare, il teatro di ogni storia"; "Le idee della classe dominante in epoca le idee dominanti"; e, ancora a proposito dell'ideologia: "Se nell'intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico". E così via. Affermazioni certo discutibili, ma storicamente di grande rilievo. Più in sostanza, "L'ideologia tedesca" segna per molti, con le coeve "Tesi su Feurbach", il passaggio alla maturità di Marx. Anche per il mirabile schizzo storico in cui il succedersi delle varie epoche è segnato dal passaggio da un modo di produzione all'altro. Ciò che gli uomini sono, dicono qui gli autori, "dipende dalle condizioni materiali della foro produzione". A questo proposito, bene hanno fatto gli Editori Riuniti a riproporre l'ampia introduzione luporiniana del '67, che ha oggi anche essa il sapore di un piccolo classico. Luporini non vi parla quasi per niente del libro in questione, ma ricostruisce mirabilmente (con riferimenti impliciti ed espliciti alle discussioni degli anni 60 con Althusser, Della Volpe ed altri in merito al momento in cui Marx sarebbe diventato "davvero" marxista) il percorso compiuto dal giovane Marx ed Engels per giungere a quella fondamentale resa dei conti con la loro "anteriore coscienza filosofica", staccandosi cioè dalla "sinistra hegeliana", sottoponendo compiutamente a critica la filosofia (l'ideologia) di Feuerbach, Bauer, Stirner, ecc. Per concludere da dove eravamo partiti, il concetto di ideologia ha fatto poi molta strada rispetto alla formulazione prevalente in Marx ed Engels. Dentro e fuori il marxismo. Conquistando uno status "rispettabile", una connotazione anche positiva, oggi in parte dimenticata sotto i fendenti del nuovo "senso comune liberista", per cui l'ideologia (come parolaccia) è innanzitutto il marxismo. L'ideologia è invece in molti autori non solo errore e deformazione, ma anche "visione del mondo" che ognuno ha e non può non avere, ineliminabile luogo di costituzione della soggettività. In Lenin, ad esempio. E in Gramsci. E in Mannheim. E oggi in Eagleton o in Boudon o in Ricoeur. Per citare solo pochi nomi. Forse quella metafora della "camera oscura" era davvero troppo deterministica, parziale. Ma "L'ideologia tedesca" resta comunque un grande classico, non solo per il marxismo ma per la filosofia politica moderna. E come tale va salutato il suo ritorno in libreria. |