"Prima che su una dottrina, la fede si fonda su una Persona"Ma la soluzione dell'enigma non sta in un ragionamento E il vero pensatore finisce con l'approdare alla teologia |
| Non c'è, davvero, molto da replicare a questo scritto di Fernando Savater, se non si raccolgono, perché un
po' noiose, le solite provocazioni sulla Chiesa e, in genere, sui cristiani che, "scaltri amministratori",
camperebbero di "invenzioni sulla pelle di Gesù". Questa, sembra proprio di averla già sentita...
Qualche tentazione in più di reagire verrebbe davanti alla citazione di Voltaire: "Gesù Cristo non ha mai
mandato al rogo nessuno". Dove, naturalmente, Savater sottintende: "A differenza della Chiesa". Ma sì:
verrebbe da ricordare che solo tra l'autunno del 1793 e l'estate dell'anno successivo, quei volterriani d.o.c.
che furono i giacobini ghigliottinarono 17.000 persone dopo un "processo" (le virgolette sono di rigore)
e 25.000 senza processo. Nei secoli della loro esistenza, tutte le Inquisizioni consegnarono al braccio
secolare meno di un decimo delle vittime di quei pochi mesi della Rivoluzione che vide il trionfo delle
idee di Voltaire.
Ma niente vietatissimi, oggi, umori "apologetici". Semmai, un poco d'informazione. A beneficio dello
stesso Fernando Savater che, con ammirevole onestà, pur facendo di mestiere il docente di filosofia,
ammette di non sapere nulla dei rapporti tra i filosofi e colui che chiama il "dubbio messia galileo". Gli va
dato atto non solo della sincerità, ma anche della buona scelta operata per farsi una prima idea del tema. Il
suo articolo, in effetti, non è altro che una diligente sintesi dell'ottimo libro del padre gesuita Xavier
Tilliette.
Malgrado la lettura di quel volume, il saggista spagnolo mostra di non essere a suo agio nei temi religiosi,
vista la domanda che si pone: "Che cosa hanno pensato i filosofi non tanto del Cristianesimo, quanto della
figura di Gesù?". E' una distinzione inaccettabile perché, in realtà il "Cristianesimo" non esiste: il termine
appare soltanto nel Settecento, all'epoca della nascita delle ideologie. Per diciassette secoli i cristiani
sono stati consapevoli che ciò in cui credevano, ben prima che una dottrina, una sapienza, una morale era
una Persona: quella di Gesù, "vero uomo" che, uscendo di nuovo vivo dal sepolcro, aveva mostrato di
essere non solo il Cristo, il Messia atteso da Israele, ma anche "vero Dio". La domanda che si pone
Savater non è che l'eterno problema del rapporto tra la ragione - di cui i filosofi si sono considerati gli
specialisti - e la fede. Di questa, il contenuto è Gesù Cristo, non è un inesistente "Cristianesimo".
Alla morte di quel Pascal che Savater, giustamente, cita, si scoprì che, nella fodera del panciotto, quel
grande si era cucita una pergamena. E' il celeberrimo Mémorial, testimonianza della "notte di fuoco" del
23 novembre 1654 e le cui prime parole sono: "Dio d'Abramo, d'Isacco, di Giacobbe, NON dei filosofi e
degli scienziati". Ebbene, per aiutare Savater a rispondere alla domanda che si pone, prendiamo a pretesto
questa contrapposizione famosa per informarlo che questo aut aut pascaliano NON corrisponde alla
prospettiva cattolica. Prospettiva immutata dai Padri della Chiesa sino alla Fides et Ratio di Giovanni
Paolo II. Non a caso, la formazione dei preti inizia con un ciclo detto "di filosofia" per giungere a quello,
conclusivo, di "teologia". Caposaldo del cattolicesimo, a differenza del protestantesimo, è la convinzione
che ci sono "legami di amicizia reciproca" (parole di Leone XIII) tra la ragione naturale di ogni uomo, a
cominciare dal filosofo, e quella rivelazione il cui contenuto è Cristo stesso. Il Creatore (il pascaliano
Dieu des philosophes et des savants ) e il Redentore, il Rivelatore, sono lo stesso Dio. A Lui , al suo
Mistero porta la ragione medesima, il cui "ultimo passo è riconoscere che vi è un'infinità di cose che la
superano". Ed è significativo che anche questa formula sia di Pascal che, sceso dalle vette del misticismo,
riprese le categorie di quel cattolico che era. Dai credenti, ogni vero filosofo è stimato, purché non creda
di essere il sacerdote della "sapienza suprema": il suo strumento, la ragione, è dono di Dio; ma come
strumento per aprirsi al mistero che vive nella persona di Gesù, senza la cui rivelazione potremmo
giungere a riconoscere l'esistenza ma non l'essenza di Dio.
Savater fa bene a darci questo suo riassunto. Ma il cristiano ha il diritto di ribadire che ciò che alla fine
importa, per lui, non è l'opinione di qualsivoglia filosofo. Ma è il continuare a sostenere la possibilità per
la filosofia di sfociare - con naturalezza, senza lacerazioni - nella teologia. Anzi, nella cristologia. |