RASSEGNA STAMPA

29 APRILE 2000
RENZO CASSIGOLI
Il papa? Una figura solitaria e "crocifissa"
Intervista al filosofo Sergio Givone
Il pentimento della Chiesa e il cristianesimo della certezza. Il dialogo tra Fede e Ragione
Il ritorno a una oggettiva legge di natura. L'incapacità di riconoscere il dubbio
"Io credo vada dato atto a questo Papa di essere stato segno di contraddizione, cioè di aver saputo dire a questo mondo, sempre più preda del cosiddetto 'pensiero unico', una parola diversa: "altra" ed "alta". Però l'ha detta da una lontananza che lo rende estraneo al mondo nel momento in cui la pronuncia". Sergio Givone, filosofo e scrittore, docente di estetica all'Università di Firenze, riflette ad alta voce sulla figura drammatica di questo Pontefice che, alla soglia degli ottant'anni, cerca di rimettere ordine in mille anni di storia della Chiesa. E lo fa anche con questo giubileo dei lavoratori, fissato per il prossimo primo di Maggio dell'anno Duemila.
Un Papa che sembra voler dare certezze ad una umanità sempre più insicura e dubbiosa?
"Il suo è il cristianesimo della certezza più che del dubbio. La certezza delle fede è giusto che il Papa la tenga ben salda, ma la sua è anche la certezza dell'esistenza di valori oggettivi iscritti nel cuore dell'uomo. Cosa che per noi è già più difficile accettare. A me pare che il Papa ritorni ad una oggettiva legge di natura, da far valere come norma delle nostre azioni, con una determinazione che non sembra voler riconoscere ciò che l'uomo di oggi fa come esperienza anche tragica: l'incertezza e il dubbio, 1'"insicuritas". Un Papa, quindi che dice quel che deve essere detto, ma che si affida ad apparati culturali di una tradizione nella quale non ci riconosciamo più".
Ha però, avuto il merito di dire che anche la Chiesa deve pentirsi?
"Non solo, ha detto che la Chiesa deve pentirsi per prima. E' una grande categoria religiosa quella del pentimento, ma anche in questo caso mi sembra una di quelle contraddizioni a cui ho fatto riferimento. Che il Papa abbia imposto il pentimento alla Chiesa è un positivo segno di scandalo. Ma di cosa deve pentirsi la Chiesa secondo il Papa? Certo di qualcosa che appartiene alla sua storia. Savonarola, Bruno, l'Inquisizione, le colpe verso popoli dei quali non aveva riconosciuto l'irriducibilità all'eurocentrismo, ma non è andate molto più avanti. Cosa ha detto sul silenzio di Pio XII nei confronti del nazismo? Non voglio dire che Pio XII sia colpevole di questo silenzio, ma che si doveva affermare con chiarezza: siamo innocenti di questa colpa; oppure, siamo colpevoli e ci pentiamo. Il Papa non ha detto nulla circa la complicità della Chiesa cori quello che definirei un "progetto coloniale" di dominio del mondo. Certo, la Chiesa ha scritto bellissime pagine in difesa dei popoli oppressi e contro il colonialismo, ma ha partecipato o no al progetto coloniale? Temo sia difficile rispondere no! E se ha partecipato, perché non pentirsene? Infine, il messaggio cristiano, che deve essere anzitutto di liberazione delle coscienze. Purtroppo, è invece diventato spesso un messaggio di oppressione delle coscienze, o questo non è vero? Una parola chiara su questi nodi ancora da sciogliere, non l'abbiamo ascoltata".
Non c'è stato solo il pentimento e la richiesta di perdono. Questo papa ha tentato anche di riaprire il dialogo tra la Fede e la Ragione
"A questo punto dovremo esaminare tre encicliche che testimoniano di questa "ambivalenza" e che mi sembrano più rilevanti sul piano filosofico e culturale: la "Fides et Ratio", la "Veritatis splendor" e la "Evangelium vitae". Con la "Fides et Ratio" il Papa ha avuto il grande merito di rimettere in discussione la separatezza di queste due realtà, che il pensiero moderno ha quasi reso incomunicabili, facendo capire che la Fede è una sorta di provocazione alla Ragione perché alzi lo sguardo per vedere più in là, mentre la Ragione è assolutamente necessaria alla Fede che deve sapersi esporre alle domande che le vengono poste. Il Papa è stato grande nel rimettere in tensione dialettica queste due realtà, ma lo ha fatto attraverso gli apporti di una metafisica che ha finito per incidere poco nel momento in cui ha giustificato il pensiero moderno in gran parte inficiato dal "nichilismo", senza tenere conto di quale grande e temibile esperienza sia stata. E questo è apparso come una sorta di rifiuto del moderno, un semplice ritorno alla tradizione alla tradizione: una semplificazione che ha impedito di far maturare i semi del dialogo che pure aveva gettato. 2) La "Veritatis Splendor', in un mondo dominato dal relativismo, ha avuto il grande merito di ricordare che la verità è un concetto essenziale. Ma quale verità? Quella oggettiva di cui parla il Papa e che finisce per aprire al dogmatismo?
No, la verità che cerchiamo deve essere capace di sopportare la infinita pluralità del reale e addirittura la contraddizione. Infine, la "Evangelium vitae". E' un grande Papa quello che per primo si rende conto del rischio che l'uomo corre con l'ingegneria genetica. Mette in guardia l'umanità ricordando che la vita è sacra e intangibile. Quando, però, da qui ricava una dottrina che, incapace di comprendere la complessità della scienza ma anche della vita, rigidamente dice no all'aborto, alla contraccezione allora, di nuovo, appare lontano dalla drammaticità della vita dell'uomo contemporaneo".
Sembra quasi che il Pontefice abbia dovuto fare i conti col realismo della Curia che, in qualche modo, si è distinta da importanti decisioni del suo pontificato. Così è apparso una grande figura, ma solitaria e perdente.
"Solitaria, sicuramente, ma più che perdente direi sofferente, "crocifissa', addirittura. Quella del conflitto con la Curia, sul pentimento ad esempio, è una delle spiegazioni possibili.
Ma ce ne sono altre meno politiche e più religiose. Questo Papa prende terribilmente sul serio le cose del mondo, ma prende atto anche della sua impotenza nei confronti del mondo e allora è in croce. Certo, nei confronti del comunismo o del socialismo reale, è apparso vincente. Ma c'è da chiedersi se non sia stato enfatizzato il suo ruolo all'interno di una processo le cui dinamiche avevano un valore destinale. Ma tutto il resto: l'ecumenismo, la lotta contro il pensiero unico e la globalizzazione, l'apertura al terzo mondo, lo vedono vincitore o sconfitto? Io tenderei a dirlo sconfitto".
Sconfitta e impotenza, due parole che ricordano Sergio Quinzio e il suo saggio 'la sconfitta di Dio', impotente dinanzi al male.
"Da un punto di vista teologico si direbbe che il Papa è una figura "cristica", incarna il Cristo. Come dice san Paolo, è il Dio che si fa l'ultimo degli uomini e la sua gloria è nella sua morte, non nel trionfo mondano. A partire da questo evento è data una speranza. Un evento per cui il Dio cristiano non è l'Onnipotente che resta là a guardare, ma è colui che manda il figlio a morire. C'è nel cuore del cristianesimo questa idea della sofferenza e del fallimento, da cui nasce la speranza, che rende drammatica l'immagine di questo Papa".
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti