Bausola tra fede, ragione e
dialogo| Un uomo schivo che seppe dimostrare grande fermezza nel
governo dell'ateneo |
| Un uomo che, pur onorando la logica, riconosce l'insufficienza
dei procedimenti puramente logici, e che è disposto a confrontarsi
anche con ciò che appare inconoscibile: in primo luogo e
soprattutto Dio, che gli si rivela in modo inesauribile. In questo
autoritratto immaginario ma non troppo di Friedrich Wilhelm
Schelling (specialmente dell'ultimo, quello dell'Essenza della
libertà umana)avrebbe amato probabilmente rispecchiarsi
Adriano Bausola, il grande filosofo teoretico e rettore
dell'Università cattolica del Sacro cuore morto ieri mattina al
Policlinico Gemelli di Roma. Una predilezione, quella per
Schelling, che si consolida nel lungo studio del filosofo tedesco
(distillato negli anni Sessanta in saggi irrinunciabili), e che si
esprime, arrischiamo, in un parziale calco biografico. Come
Schelling, il provinciale Bausola (è nato ad Ovada,
nell'Alessandrino, il 22 dicembre 1930) lucida i suoi precoci
talenti nella grande città. A Milano, alla Cattolica, si laurea in
filosofia con Gustavo Bontadini, il sottile maestro della
neoscolastica del Novecento, al quale si deve anche la prima
formazione di Emanuele Severino.
Come Schelling (e qui interrompiamo il parallelo, ma potremmo
continuare) Bausola è studiosissimo, curioso di tutto.
Incoraggiato da Sofia Vanni Rovighi. si applica al pensiero
crociano, prendendo da questo distanze via via più nette; subisce il
fascino di Pascal e di Leibniz, ma è molto attratto da quello più
moderno e problematico di Brentano e John Dewey. È l'avvio, già
tesissimo, di un arco di ricerca che porterà Bausola a cercare -
quando possibile - i punti di convergenza fra pensiero cattolico e
pensiero laico, soprattutto sui grandi temi etici, e sin dentro le
regioni estreme dell'esistenzialismo. Sul piano teoretico, e per
dirla altrimenti, le permanenti direzioni di indagine del filosofo
sono quella etica (fondazione della morale), quella antropologica
(il problema della libertà), quella della cultura (della cultura
cristiana in particolare) e quella della metifisica. In saggi e lezioni
(dal 1962 è libero docente di Filosofia morale; nel 1970 vince la
cattedra di Storia della filosofia alla Cattolica) dimostra come sia
possibile, e fecondo, il legame fra ricostruzione storico-biografica
e ripensamento critico, alla luce - dichiarata - del pensiero
cattolico. Nell'insieme, egli esprime sino all'ultimo (anche
attraverso contributi a riviste e convegni internazionali) una
posizione volta, attraverso l'instancabile dialogo con le più
interessanti prospettive della filosofia contemporanea, al
rovesciamento di ogni concezione statica del sapere.
Uomo di dialogo, ma non di cedimenti, curioso di tutto, ma non
sincretista, fedele alla Chiesa e pronto a spendersi pubblicamente
per essa anche nei momenti di maggiore incertezza e smarrimento
del mondo scientifico (e non soltanto scientifico), lo schivo,
riservato, a volte timido Bausola si rivela, quasi a sorpresa, grande
organizzatore e uomo d'azione negli anni Settanta e Ottanta. Così
difficili - tra l'altro - per la presenza organizzata dei cattolici nella
società. Dal 1974 al 1983 è preside della Facoltà di Lettere e
filosofia alla Cattolica. Nel 1983 è designato all'unanimità rettore
dell'ateneo, che reggerà per 15, intensi anni. La situazione, anche
economica, è delicata. Bausola, con la sua opera discreta, tenace,
restituisce all'università prestigio e tranquillità. Nascono tre
nuove facoltà (Seconda di Economia, Lingue e Letterature
straniere, Economia di Piacenza), il Centro di ricerca in scienze
biomediche a Campobasso, quindici scuole di specializzazione.
Nel quindicennio di rettorato gli studenti passano da 21 mila a 40
mila. Negli ultimi anni, aggravato dal male che sopporta con
esemplare pazienza, dà un importante contributo, quale
vicepresidente del Comitato scientifico, alle Settimane sociali dei
cattolici promosse dalla Conferenza episcopale.
Adriano Bausola è stato, nella vita e nelle opere, un incomparabile
testimone della fede. Saranno certamente molti a dargliene atto,
nella Santa messa di suffragio che sarà celebrata alle 10 di oggi
nella chiesa centrale del "Gemelli" di Roma da monsignor
Giovanni Battista Re, sostituto della Segreteria di Stato. E saranno
altrettanto numerosi, nella "sua" Milano, i partecipanti ai funerali
che avranno luogo alle 10 di martedì 2 maggio in Sant'Ambrogio.
La liturgia sarà presieduta da un suo dichiarato estimatore, il
cardinale arcivescovo Carlo Maria Martini. |