RASSEGNA STAMPA

29 APRILE 2000
DARIO ANTISERI
Morto Adriano Bausola, ex rettore della Cattolica
Filosofo della ragione contro il relativismo
E' morto ieri a Roma, al Policlinico Gemelli, il filosofo Adriano Bausola. Non aveva ancora settant'anni. E con lui scompare uno degli intellettuali cattolici italiani di maggior prestigio intellettuale e morale. Nato nel 1930 ad Ovada, è stato allievo di Gustavo Bontadini e di Sofia Vanni-Rovighi. Ordinario di filosofia morale e poi di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, interessato al problema antropologico, ha svolto le sue ricerche sia in direzione gnoseologica sia in quella etica. E sul rapporto tra metafica ed etica, nella prospettiva classica, va ricordato il suo lavoro Filosofia morale: lineamenti, un testo importante e più volte edito.
Caratteristica dell'opera di Bausola è una rigorosa fiducia nella ragione umana tesa ad innalzare una diga contro il relativismo in campo gnoseologico e contro il dilagante nichilismo in ambito morale. Senza sosta ha sottolineato l'urgenza di una giustificazione dei valori morali: "Giustificazione che, per "essere" tale deve poggiare su di una concezione dell'essere, eppoi, del dover essere che sia razionale e non solo emotiva, o pratico-emotiva". Le scelte di fondo non vanno lasciate nella notte dell'arbitrario ma vanno sottoposte al vaglio della ragione, "in quanto quest'ultima stabilisce i criteri in base ai quali i desideri, le tendenze, gli impulsi umani si debbono inordinare e legare".
La riflessione metafisica di Bausola si è confrontata con autori come Schelling (fondamentale resta il suo lavoro Metafisica e rivoluzione nella filosofia positiva di Schelling, 1965) e ha tenuto conto degli apporti e delle obiezioni provenienti da pensatori come Brentano, Croce, Dewey e Moore.
Persuaso dell'insopprimibilità e della validità della metafisica, consapevole della forza della ragione umana, Bausola, tuttavia, ne ha indagato puntigliosamente anche i limiti e questo nell'orizzonte e sulla scia di uno degli autori da lui più amati: Blaise Pascal. Ed esattamente in questi ultimi mesi egli stava lavorando su siffatte tematiche, con riflessioni sull'Enciclica Fides et ratio.
Solo di qualche settimana fa è il suo saggio su Pascal, quasi un testamento spirituale: La verità che nessun filosofo può dare. La ragione, certo, può fare molto; ma la filosofia non salva. In queste sue pagine Bausola pone in evidenza tutto lo sforzo razionale, apologetico, di Pascal nei confronti della fede cristiana, e sottolinea che: "Quello che soprattutto preme a Pascal è di mettere bene in vista che è ugualmente pericoloso per l'uomo conoscere Dio senza riconoscere anche la propria miseria e senza conoscere la propria miseria senza conoscere il Redentore. Ma la religione cristiana ci fa conoscere insieme queste due verità".
Dunque: quasi un testamento spirituale di un filosofo cattolico che ha speso la sua vita nella ricerca e per l'insegnamento. E che ha prodigato energie a non finire, prima come preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e poi, per oltre quindici anni, come rettore della stessa Università. Durante il suo rettorato l'Università Cattolica è cresciuta in prestigio e numero di studenti, ha conosciuto un notevole ampliamento edilizio; e si è avuta l'istituzione di nuove Facoltà non solo in Milano, ma pure in sedi universitarie distaccate come Piacenza e Brescia.
Persona riservata e cortese, sempre disponibile all'ascolto, tenace nel perseguire i suoi ideali istituzionali, direttore di riviste e di collane di opere filosofiche, organizzatore di grandi opere collettive (si pensi alle Questioni di storiografia filosofica, in più volumi), una delle sue idee più feconde è stata quella di sinossi della ragione quale "garanzia di costruzioni cultuale e non unilaterali e non ideologiche".
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