FU RETTORE DELLA CATTOLICAÈ morto Bausola tra i più illustri
filosofi cristiani Grave lutto per la cultura, quella cattolica in particolare: è morto ieri mattina al Policlinico Gemelli, a
Roma, Adriano Bausola, principe dei filosofi teoretici di ispirazione cristiana, rettore "storico" - per
quindici anni - della Università Cattolica romana dal 1983 al 1998, succedendo a Giuseppe Lazzati I
funerali avranno luogo martedì 2 maggio a Milano, alle 10, a Sant'Ambrogio. Messaggi di cordoglio sono
pervenuti alla famiglia del prof. Bausola da più parti, tra cui quelli dei ministri Tullio De Mauro e Ortensio
Zecchino, del presidente del Senato, Nicola Mancino, e del cardinale Martini. |
| Adriano Bausola resta nella storia della Università Cattolica italiana come pensatore, non come
personaggio d'azione. I quindici anni del suo governo (1983-1998) appaiono quasi privi di immagini,
scorrendo essi in una sorta di ineluttabilità burocratica. Fu infatti eletto rettore più per impedire l'ardore
creativo e rischioso di Giuseppe Lazzati che per favorire un progetto.
A lui non si adattano le parole che il futuro Paolo VI dedicò ad Agostino Gemelli, il fondatore della
Università Cattolica: "Fu suscitatore, fondatore, realizzatore; un creatore pratico risoluto invincibile".
Bausola ebbe per compito di riportare l'Università alle sue mete istituzionali, vale a dire alla ricerca
scientifica armonizzata alla testimonianza cristiana, ma nella disciplina e nella fatica.
È riuscito Bausola a superare le confusioni o ha impedito la svolta?
Ma chi era Bausola, nato 69 anni fa a Ovada, in provincia di Alessandria (il 22 dicembre del 1930), e
morto sereno nelle tenebre scientifiche della leucemia? Se dovessi definirlo dagli scritti, lo caratterizzerei
con lo scrutinio lessicale, su tre parole specialmente che lo impegnarono tutta la vita: libertà, etica e
coscienza. Fu per questo forse che, lui cattolico, dedicò tante fatiche a Croce. Scrisse per esempio
Filosofia e storia nel pensiero di Benedetto Croce (un altro testo su Filosofia ed etica nel pensiero di
Benedetto Croce, venne tradotto anche in ungherese).
Al pari di Croce non concepiva due cose: la politica senza l'etica e la libertà senza responsabilità. E
proprio il solo testo Libertà e responsabilità ha egli ripensato per tutta la vita. Era affascinato dalla
odissea dello spirito descritta da Schelling, il suo autore, più ancora di Pascal. Di essi aveva percepito il
senso del divino come tenebra ed esperienza del fondamento della coscienza, lo Urgrund.
Forse questo suo vivere dentro gli dava quell'aria mite, un po' dimessa, quella discrezione e quella
semplicità di chi schiva lo spettacolo perché ha nostalgia del silenzio. Era accademico dei Lincei e di
molte altre accademie, oltre che membro delle più importanti associazioni filosofiche internazionali (era
anche consulente per le questioni culturali dalla Conferenza epicoscopale italiana, assai stimato dai
cardinali Ruini e Ratzinger), ma sembra che il suo spirito non si lasciasse chiudere nella retorica. Restò
fino all'ultimo aperto alle vicende storiche del pensiero, specie di Brentano, di Dewey, di Heidegger, ma
anche ai problemi delle istituzioni, come l'autonomia dell'Università o la Costituzione italiana.
Tuttavia come rettore della Cattolica Bausola ha dovuto affrontare due tentazioni. Prima: il trionfo
dell'ideologia sull'idea. Suppongo il suo sacrificio quando ha dovuto assoggettare i suoi concetti di libertà
e di coscienza all'autorità indiscutibile. Seconda tentazione: a proposito della scuola privata, in alcuni
suoi interventi sembrava confondersi libertà e privilegio.
Gli auguro che la rivelazione del divino su cui come studioso e come cristiano ha indagato senza fine,
costituisca ora la felicità della sua mente. |