RASSEGNA STAMPA

27 APRILE 2000
LUIGI M. MIGLIORINI
L'idea di democrazia
Preziosa fatica di uno dei padri della scienza politica del Novecento, questo libro, non eccessivo neppure nella mole, si legge come un rinfrescante breviario in un'epoca che dello smarrimento e dell'oscuro sembra talvolta aver fatto la sua bandiera. Chi, come molti tra noi, è abituato a immaginare la democrazia quale pianta universale che, messe le radici nell'Atene di Pericle, sopporta ogni genere di tempesta fino al suo rigoglio contemporaneo rimarrà colpito dall'intelligenza con la quale Dahl smonta questo oggetto quasi sacrale per spiegarci che in realtà la democrazia è nata ed è morta cento volte nella storia. All'idea di democrazia come sistema egli sostituisce l'idea di democrazia come condizioni ambientali, il risultato, cioè, di fattori mutevoli e ricorrenti la cui presenza o assenza (e tra quelli elencati da Dahl l'accesso su base paritaria al sistema informativo suona di particolare attualità) determina la possibilità o meno di vita.
Ma se la presunta perennità della democrazia sta nel continuo seppur incostante ripresentarsi delle sue condizioni ambientali, la sua sicura superiorità sta nel fatto che essa soddisfa meglio di ogni altro sistema quella logica dell'eguaglianza che Dahl riconosce alle origini di ogni vita associativa. C'è, dietro queste pagine, un mondo di idee e di uomini che vanno da Jefferson a Stuart Mill, da Kant a Tocqueville, ma c'è anche un gioco di rinvii intellettuali tra le due sponde dell'Atlantico, tra l'Europa e l'America, tra l'etica dell'una e il pragmatismo dell'altra, che costituisce l'ossatura segreta e fascinosa di questo libro. Perché per fare giustizia delle molte obiezioni che sono state mosse ad ogni discorso sulla democrazia egualitaria Dahl non manca, poi, di ricordarci con una concretezza e un buon senso solo in superficie più banali e svagati di ogni dichiarazione morale che la democrazia è il miglior sistema di governo proprio perché essa è sempre in grado di migliorarsi. Pianta apparentemente eguale e in realtà sempre diversa, la democrazia come la conosciamo all'inizio del XX secolo è qualcosa di completamente nuovo rispetto al passato perché per la prima volta si cerca di tradurre il principio etico dell'intrinseca eguaglianza in una pratica istituzionale. Questa considerazione aiuta a dare un giudizio più indulgente sulla tenuta democratica del secolo appena trascorso, perché molti dei suoi mali (il dominio delle élites politiche, la corruzione dei partiti, le involuzioni autoritarie) possono legittimamente attribuirsi al cattivo apprendistato di una forma politica ancora tutta da sperimentare.
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vedi anche
Filosofia (e) politica