PAROLA PER PAROLA, L'ESTETICA CHE HEGEL NON
SCRISSE MAI| Esce tradotto il quaderno dell'allievo che nel 1823 prese appunti direttamente dalla
voce del maestro |
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| G.W.F. Hegel, "Lezioni di estetica", Laterza, pagine 350, lire 40.000 | Capita sovente, parlando di opere
filosofiche, di riferirsi a un testo che l'autore non ha mai scritto. Il caso non riguarda soltanto il pensiero
antico e medievale, ma anche quello moderno. Hegel, per fare l'esempio più illustre, non ha mai
pubblicato un'Estetica, né una Filosofia della religione, né le tanto celebri e citate opere sulla Storia della
filosofia e sulla Filosofia della storia. Sono stati gli allievi a raccogliere queste lezioni (sovente trascritte
dalla viva voce del maestro) e poi a editarle. Il caso dell'Estetica si può considerare illuminante.
Innanzitutto perché essa ha lasciato forte traccia di sé in mille discussioni riguardanti l'arte
contemporanea, poi perché l'opera è stata considerata come la migliore introduzione al pensiero
hegeliano (così si esprimeva in una lettera del 1891 Friedrich Engels all'amico Conrad Schmidt). Sta di
fatto che quella che noi chiamiamo Estetica è la rielaborazione di un discepolo, Heinrich Gustav Hotho,
basata su fonti diverse costituite da appunti, ma anche con delle aggiunte ritenute necessarie per rendere
leggibili quelle pagine (la versione italiana, curata da Merker e Vaccaro, fu pubblicata da Feltrinelli nel
1963, poi l'opera è stata riproposta da Einaudi). Va detto che Hegel cominciò a tenere dei corsi
sull'estetica a Heidelberg nel 1818, quindi a Berlino nel semestre invernale del 1820-21, poi in quelli
estivi del 1823 e 1826, infine ancora in quello invernale del 1828-29. Hotho ritenne che l'estetica
hegeliana assumesse una sua forma dal 1823 e scartò gli appunti precedenti. Ora, mentre un gruppo di
studiosi raccolti intorno all'Hegel-Archiv della università di Bochum sta promuovendo una nuova edizione
delle opere complete del maestro tedesco (sino a oggi sono pubblicati 16 volumi, affiancati da altri 12
dedicati agli appunti di scolari e ai manoscritti hegeliani), ecco che da noi esce la prima traduzione italiana
del quaderno del 1823 (una Nachschrift) dello stesso Hotho, a cura di Paolo D'Angelo. Pagine unitarie,
senza aggiunte, capaci di esprimere con forza il pensiero di Hegel sull'arte. Ci consentono, inoltre, di dare
un'occhiata al "cantiere" in cui è stata costruita la "grande" Estetica |