RASSEGNA STAMPA

23 APRILE 2000
RICCARDO CHIABERGE
Il silenzio dei innocenti
Pierluigi Battista, "La fine dell'innocenza. Utopia, totalitarismo e comunismo", Marsilio, Venezia 2000, pagg.154, L.22.000
Che esista anche un negazionismo di sinistra, che al professor Irving e a chi, come lui, minimizza l'Olocausto facciano da contraltare schiere di storici marxisti gravemente reticenti sui Gulag, ce n'eravamo accorti da un pezzo. Lo stesso Eric Hobsbawm, che non lesina aggettivi reboanti per le atrocità della rivoluzione maoista, è assai più cauto ed elusivo quando si tratta di descrivere la strage dei kulaki e le deportazioni di massa perpetrate dai bolscevichi. Ma ben raramente queste manipolazioni della verità storica vengono denunciate dai mass media, e quasi mai approdano alle aule di giustizia. La ragione ce la ricorda Pierluigi Battista in un suo acuminato pamphlet appena pubblicato da Marsilio, La fine dell'innocenza: è la diffusa tendenza a misurare i progetti di radicale riforma sociale sul metro delle "buone intenzioni" di chi li ha ideati, anziché dei loro esiti più o meno catastrofici. Quel mito della società perfetta, dell'Eden perduto, che risale a Platone, a Campanella e a Thomas More, continua a rappresentare una sorta di attenuante, anzi di alibi morale per i delitti del comunismo. Quasi che sgozzare in nome dell'eguaglianza, del proletariato e dei "domani che cantano" fosse meno grave che massacrare per conto della nazione o della razza.
Dice Battista: il comunismo non è un'utopia capovolta, come sostiene Norberto Bobbio. E neppure un'involontaria eterogenesi dei fini. Il comunismo non poteva essere diverso da quello che è stato, perché è l'utopia stessa a racchiudere in sé i germi della barbarie. Non tutte le utopie, verrebbe da obiettare: la disobbedienza civile di Thoreau e di Gandhi, l'illuminismo comunitario di Owen o di Olivetti, fino a prova contraria, non hanno provocato carneficine. Ma spesso la Cìttà del Sole è solo una denominazione più attraente del campo di sterminio. E la "grande semplificazione", la "tirannia della linea retta" che spiana le irregolarità ed emargina i diversi e i dissenzienti.
Eppure quel bel sogno ha stregato per decenni milioni di persone. Non di sciocchi o di analfabeti, ma di esseri pensanti, di intellettuali, di teste fine, incluso l'autore di questo libro. Molti, per levarsi le bende dagli occhi, hanno dovuto attendere la disfatta dell'Unione Sovietica, l'apertura degli archivi del Kgb, l'affiorare delle fosse comuni. Per chi ancora nutrisse qualche dubbio Battista, con la sua prosa affilata, ha scritto una parola definitiva. L'ideale suggello di una discussione che ha monopolizzato anche troppo a lungo le pagine culturali. Punto, a capo. Forse ora saremo liberi di esecrare i crimini di tutti i totalitarismi che hanno insanguinato il Novecento. In blocco, o uno alla volta, secondo le circostanze. Senza essere tenuti a evocare contestualmente i crimini degli altri per sfuggire all'accusa di tendenziosità, o per rispettare una specie di grottesca "par condicio" retrospettiva. D'accordo: il comunismo, nel mondo, ha fatto più vittime del nazismo. Forse anche perché, molto banalmente, è durato più a lungo. C'è altro da aggiungere? 0 dovremo seguitare a rinfacciarci a vicenda gli errori dì gioventù per il resto dei nostri giorni?
Il revisioniamo dovrebbe essere l'abito mentale di ogni storico onesto. L'ultrarevisionismo è l'autobiografia di una generazione che non si è ancora riconciliata con il proprio passato. Che non riesce a darsi pace di non avere capito, di essere cascata nella trappola dell'utopia quando aveva ormai ampiamente oltrepassato l'età della ragione e quando i libri di Koestler, di Popper e di Aron si impolveravano negli scaffali delle biblioteche. Chi ha perso per tempo l'innocenza, chi ha avuto la fortuna di leggere i libri giusti, pur rispettando questo travaglio stenta a comprendere tanto accanimento. E' ora che, saldati finalmente i conti con il secolo breve, le migliori intelligenze del Duemila si cimentino con altri, più pressanti dilemmi.
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vedi anche
Filosofia (e) politica