| Non v'è dubbio che Pascal e Kierkegaard appartengano alla schiera dei
filosofi che interrogano e inquietano il lettore e lo studioso.
Non si può avvicinarli e rimanere indifferenti; questa loro caratteristica
li rende particolarmente affascinanti, come conferma Isabella Adinolfi
nella prefazione del suo interessante volume "Il cerchio spezzato. Linee di
antropologia in Pascal e Kierkegaard" (Città Nuova), esprimendosi nei
termini seguenti: "Pascal e Kierkegaard... Mi è sempre piaciuta la loro
onestà intellettuale, la loro passione, il loro coraggio. Ho cercato nelle
loro opere una risposta agli interrogativi esistenziali che via via mi
andavo ponendo. Ho usato le loro parole per esprimere sentimenti,
emozioni, e pensieri miei. In tutta sincerità, posso affermare che non sono
mai stata delusa dalla loro frequentazione". Filosofi che non deludono,
dunque, proprio perché nelle loro opere risuona l'interrogativo eterno
dell'uomo alla ricerca del senso della vita e perché le loro risposte a tale
lancinante domanda posseggono la forza, tagliente e paradossale, del
messaggio cristiano, l'unico in grado ancora, alle soglie del terzo
millennio, di offrire una chance al pensiero, come sostiene con passione
la Adinolfi: "Costruire una nuova teologia e filosofia cristiane, veramente
cristiane, rappresenta oggi il compito più urgente del pensiero. Un
compito che, credo, si debba assolvere, partendo da quei frammenti di
filosofia, da quelle briciole di filosofia, che Pascal e Kierkegaard ci
hanno lasciato, e che possono costituire le basi di un nuovo modo di
filosofare e di pensare, finalmente cristiano". Per la Adinolfi, Pascal e
Kierkegaard sono i campioni di un pensiero religioso che non si
accontenta di facili soluzioni consolatorie, ma che accetta di fare fino in
fondo i conti con il silenzio di Dio e la realtà del male e del dolore;
inoltre, secondo l'autrice, essi sono stati anche i paladini di un deciso
cristocentrismo; e soltanto avendo il volto di Cristo, Dio può continuare a
interessare l'uomo contemporaneo, il cui cuore - sostiene ancora la
Adinolfi - non palpita più per il dio motore immobile, il dio causa prima,
il dio fondamento di tutto. Inoltre, il cristianesimo di Pascal e
Kierkegaard si caratterizza per una chiara tonalità provocatoria; il Cristo
pascaliano-kierkegaardiano esige imitatori e non ammiratori; per i due
filosofi la fede è cosa ben diversa dalla professione di una dottrina e
dall'ossequio formale alle prescrizioni della Chiesa. La carica polemica
che contraddistingue Pascal e Kierkegaard stesso - ella scrive - ha
segnalato questo punto di convergenza in un passo del "Diario", in cui
scrive: "La migliore definizione della cristianità è quella di Pascal:
"Un'associazione di uomini i quali per via di alcuni sacramenti si
dispensano dal dovere di amare Dio"". |