| AA. VV., "Galvano Della Volpe, un altro marxismo", A cura di Guido Liguori, Fahrenheit 451, pagg. 135, lire 22000 | Ebbe fama di seduttore, una testa da filosofo e una vita
vissuta un po' alla periferia di tutto quello che davvero
contava sul piano del potere. Era nato a Imola da una
famiglia aristocratica. Finì nel marxismo dopo una stagione
vissuta nel fascismo e all'ombra del pensiero di Gentile.
Galvano Della Volpe (1895-1968) è stato il solo teorico
del marxismo che ha dato vita a una scuola i cui tratti
ancora oggi sono riconoscibili.
Con lui si formarono, fra gli altri: Nicolao Merker, Mario
Rossi, Lucio Colletti. Tenevano Kant sugli scudi ed Hegel
sotto i piedi. Marx sbrinato dall'idealismo hegeliano
acquistò improvvisamente la statura di scienziato sociale. A
ricordarci la tenuta teorica di Della Volpe ora esce un libro
di contributi che abbraccia le varie attività che questo
marxista mal visto dal Pci seppe tenere insieme: l'estetica e
la filosofia, la politica, il materialismo, la linguistica e
naturalmente le buone letture. Si segnalano oltre agli
interventi degli allievi (Merker e Colletti) quello di Garroni,
Tronti e Gravagnuolo, quest'ultimo alle prese con le diverse
e interessanti declinazioni che la dialettica ha assunto in lui.
Della Volpe amò il cinema, le donne e l'insegnamento. Nello
scrivere non fu sorretto dalla forza classica, quella per
intenderci che ebbe a tratti Lukács. Contorta risultò la sua
prosa. Ma dopotutto riuscì a imporre uno stile di pensiero
che passò non solo nei libri, in particolare nella Logica
come scienza positiva, ma anche attraverso il magistero
svolto nella remota Università di Messina e nelle zone
limitrofe del Partito comunista.
Chi lo conobbe lo descrive come un uomo dotato di una
straordinaria intelligenza e di una qualche aggressività.
Mitigata dall'ironia. Non gli dispiaceva il contatto umano, la
passeggiata oziosa, la battuta salace, la sosta al bar. Anzi il
bar fu per lui una sorta di seconda casa. Ne amava uno in
particolare, dalle parti di piazza Vescovio, la zona romana
dove abitò. Qui una volta fra un caffè e una nuvola di fumo,
ricevette perfino Sartre. Non erano al Flore, ma l' incontro
pare fu lo stesso memorabile. |