RASSEGNA STAMPA

10 APRILE 2000
ANTONIO GNOLI
Le seduzioni di Della Volpe
AA. VV., "Galvano Della Volpe, un altro marxismo", A cura di Guido Liguori, Fahrenheit 451, pagg. 135, lire 22000
Ebbe fama di seduttore, una testa da filosofo e una vita vissuta un po' alla periferia di tutto quello che davvero contava sul piano del potere. Era nato a Imola da una famiglia aristocratica. Finì nel marxismo dopo una stagione vissuta nel fascismo e all'ombra del pensiero di Gentile.
Galvano Della Volpe (1895-1968) è stato il solo teorico del marxismo che ha dato vita a una scuola i cui tratti ancora oggi sono riconoscibili.
Con lui si formarono, fra gli altri: Nicolao Merker, Mario Rossi, Lucio Colletti. Tenevano Kant sugli scudi ed Hegel sotto i piedi. Marx sbrinato dall'idealismo hegeliano acquistò improvvisamente la statura di scienziato sociale. A ricordarci la tenuta teorica di Della Volpe ora esce un libro di contributi che abbraccia le varie attività che questo marxista mal visto dal Pci seppe tenere insieme: l'estetica e la filosofia, la politica, il materialismo, la linguistica e naturalmente le buone letture. Si segnalano oltre agli interventi degli allievi (Merker e Colletti) quello di Garroni, Tronti e Gravagnuolo, quest'ultimo alle prese con le diverse e interessanti declinazioni che la dialettica ha assunto in lui.
Della Volpe amò il cinema, le donne e l'insegnamento. Nello scrivere non fu sorretto dalla forza classica, quella per intenderci che ebbe a tratti Lukács. Contorta risultò la sua prosa. Ma dopotutto riuscì a imporre uno stile di pensiero che passò non solo nei libri, in particolare nella Logica come scienza positiva, ma anche attraverso il magistero svolto nella remota Università di Messina e nelle zone limitrofe del Partito comunista.
Chi lo conobbe lo descrive come un uomo dotato di una straordinaria intelligenza e di una qualche aggressività.
Mitigata dall'ironia. Non gli dispiaceva il contatto umano, la passeggiata oziosa, la battuta salace, la sosta al bar. Anzi il bar fu per lui una sorta di seconda casa. Ne amava uno in particolare, dalle parti di piazza Vescovio, la zona romana dove abitò. Qui una volta fra un caffè e una nuvola di fumo, ricevette perfino Sartre. Non erano al Flore, ma l' incontro pare fu lo stesso memorabile.
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