Ma l'intelletto non chiuda quel
cancello| La figura dell'attesa del padre marca in modo
sorprendente la riflessione del filosofo torinese |
| "C'è un cancello nella storia di un bambino felice, che aspetta il
suo papà nella casa di campagna: il papà arriva, il cancello s'apre,
si festeggia. E c'è un cancello nella storia di quel bambino
diventato vecchio e fattosi maître-à-penser per generazioni di
"laici"; è il cancello della morte, oltre il quale non s'agita alcuna
manina d'infantile speranza, nessun'illusione d'eternità. Nessuna
figura di padre".
Così avevamo scritto, rifacendoci all'"inferriata assai freudiana"
che sembrava affiorare dall'articolo del senatore Bobbio su
Micromega: "Qualche volta, pensando alla morte di una persona
particolarmente cara - mio padre, ad esempio - so che quella
persona che ho amato ora non c'è più. E che ci sia qualche cosa di
lui in un altro luogo - che non so dove sia - a me non importa
assolutamente nulla. La persona che ho amato era quel
particolare modo di sorridere, di farci giocare, di raggiungerci in
campagna alla fine della settimana quando eravamo in vacanza, la
nostra attesa sul cancello di casa per aspettarlo e poi salutarlo
affettuosamente: questo so per certo che non c'è più".
Il professore torinese ora conferma: il cancello schiuso
dell'infanzia c'entra, e c'entra la figura del padre. Non a caso -
forse - il filosofo tornava sull'argomento in altro luogo di quel
testo micromeghiano, quando si dedicava a smontare
razionalmente la pretesa delle fedi rivelate, e specificamente di
quella cristiana: "La religione è una creazione umana... Cosa c'è di
più antropomorfico di un Dio padre? Padre nostro che sei cieli...
Dio padre, attribuirgli questo nome benefico e benevolo: non c'è
nulla di più umano che dire "Padre nostro", "Padre mio". Dunque,
anche la sicurezza che hanno i cristiani, che il loro Dio sia
radicalmente diverso dagli altri, solleva dubbi".
Già. Perché il punto è proprio qui: c'è, ci sarà un Padre dietro
l'estremo cancello? Questo - ha ragione il senatore - la ragione
non può e non potrà mai dimostrarlo. È questione di fede. E non è
neanche detto (Bobbio ci azzecca ancora) che una religione possa
provare come più vera delle altre la sua personale visione
sull'aldilà. Bisogna poi "prendere sul serio la morte"? Eccome
no: sono già troppe le teorie che rendono "virtuale" e
"reversibile" l'ultimo passo (però la resurrezione cristiana è ben
altra cosa). Ma - il filosofo insegna - che qualcosa non sia
dimostrabile all'umano raziocinio, non significa sempre che sia
impossibile. O irrealizzabile. O inesistente. In fondo, anche
quando Bobbio bambino stava in attesa su quella soglia, non
poteva dimostrare che il padre sarebbe indefettibilmente arrivato.
Eppure stava lì lo stesso, ogni fine settimana, fidando al massimo
nel calcolo delle probabilità; e nell'affetto.
Il professore potrà dire adesso che appunto per questo non è più
bambino: perché con l'avanzare degli anni ha dismesso l'età dei
desideri per assumere l'abito della ragione; il quale non permette
divagazioni velleitaristiche, né ama illudersi con miti consolatori
e favolette a lieto fine. Il cancello si è chiuso e tutti - credenti e
non credenti - dobbiamo comunque scegliere. È vero, niente
garantisce che un qualche Padre onori poi l'appuntamento eterno;
ma forse il bambino che fu meriterebbe che il vecchio di oggi si
fermasse almeno al confine dell'ineffabile. Che l'aldilà esista
rimane un'ipotesi, per gli umani intelletti da soli. Ma che non
esista è ugualmente indimostrabile. I giochi non sono fatti, ancora;
nemmeno per il probo scettico che qualche nostalgia per il padre
segnala - non volendo - di averla. |