| Quando Bobbio scriveva al suo maestro |
| Tommaso Greco, "Norberto Bobbio. Un itinerario
intellettuale tra filosofia e politica", Donzelli, pagg. 272, L. 25.000. | Norberto Bobbio interverrà oggi pomeriggio, all'Università di Torino, a una cerimonia che lo
vedrà direttamente coinvolto. Sarà presentato un volume dal titolo "La vita degli studi", che
raccoglie, splendidamente curato e annotato da Angelo d'Orsi, il carteggio fra lo stesso Bobbio
e Gioele Solari, che fu suo insegnante e maestro nell'ateneo. Le lettere, che coprono il ventennio
dal 1931 (quando Bobbio è uno studente di ventidue anni) al 1952 (quando Solari muore
ottantenne), offrono un'originale "bussola", non solo per conoscere meglio il processo formativo
della personalità di Bobbio, e il maturare dei suoi molteplici interessi culturali e civili, su cui si
sofferma anche Tommaso Greco nel saggio appena uscito, "Norberto Bobbio. Un itinerario
intellettuale tra filosofia e politica" (Donzelli, pagg. 272, L. 25.000). Questo carteggio è tanto più
suggestivo, e intrigante, perché ci offre "dall'interno" l'immagine di un'università ormai pressoché
scomparsa, dove il rapporto fra docente e allievo aveva una continuità, una "profondità", quasi
una simbiosi, oggi inconcepibili: anche perché telefono e computer ormai hanno fatto piazza
pulita del "dialogo epistolare", da conservare nel tempo. Qui, invece, traspaiono tutti gli intrecci
e le "liturgie" della vita accademica, tipica di una "università di élite": le letture, i compagni di
studi, i colleghi, le vicende concorsuali, persino i dissensi di giudizio, chiarissimi nella lettera di
Bobbio del dicembre '41, che si rammarica per la mancata "approvazione" del suo maestro su
quanto lui aveva scritto a proposito di Campanella e "La Città del Sole". Semmai, restano in
ombra (forse, non involontariamente) i drammi, e i silenzi, di quegli anni - basti pensare al
fascismo e alla guerra -, malgrado spicchi qualche nome di chi aveva avuto il coraggio di "non
mollare", come Piero Martinetti o il giovane Gobetti (cui "faceva difetto la pazienza", annoterà
Solari nel 1948, ricordando che lo aveva laureato nel lontano 1922). |