CHE COS'È IL MALE, OGGI?| Herling, dialogo
sulla decadenza
dell'anima |
| "C'è chi vuole che la Terra sia l'inferno di un altro pianeta": così l'esordio del racconto Il Messia di Ennio Flaiano. E più
recentemente questo tema infernale è stato svolto da Annamaria Ortese "Mai sono cominciati i Buchenwald, e mai sono finiti. I
campi di morte, genuina creazione umana, ignota alle stesse fiere, sono eterni" (Corpo celeste, 1997). A queste considerazioni si
viene ricondotti leggendo le riflessioni sul Male nel tremendo nesso con la Modernità, di Gustaw Herling, "scrittore polacco che vive
a Napoli", al quale è appena stata conferita la laurea ad honorem dalla Università di Cracovia.
Va subito detto che tra i pochi "scrittori di verità" (secondo un canone stabilito da Gianfranco Contini) del nostro tempo, Gustaw
Herling si afferma, per la densità culturale della sua esperienza biografica, come il più europeo. Nella sua opera si verifica infatti la
spregiudicata sintesi fra modello narrativo russo - che riconduce Solgenitsin, Bulgakov, Pasternak al binomio Tolstoi-Dostojewski - e
un particolare versante della tradizione del romanzo occidentale, almeno dal Dickens "notturno" al James del Giro di vite. Il risultato
consiste nell'applicazione del principio di veridicità al genere narrativo della ghost story, nella variazione del "nero" in chiave
metafisico-morale.
L'ultimo suo libro, che sta per essere pubblicato in Italia dall'editore De Matteis col titolo Dialogo sul male, rappresenta l'illustrazione
esaustiva di una poetica sempre identificata con la responsabilità morale, attenta a temi oggi generalmente elusi dai "letterati" e dai
"giovani scrittori": la crescita inarrestabile delle forze negative nella società contemporanea, la decadenza dell'anima. Temi
antichissimi della tradizione filosofico-letteraria, ma attuali e brucianti che hanno sollecitato filosofi come Hans Jonas o Giorgio Agamben a riaffrontare la questione della mutazione del Male, nella società del primato attribuito alla tecnologia e allo spettacolo.
Il Dialogo, condotto in forma di intervista da Edith de la Héronnière, scrittrice francese di ambito cattolico, studiosa di Theilard de Chardin ed esperta conoscitrice dell'opera di Herling, è apparso in Francia nel 1999, nelle edizioni Seuil, come Entretien sur le Mal,
a sigillo del volume intitolato felicemente Variations sur les ténèbres. Esso infatti raccoglie tre racconti "neri", presenti anche nella
bibliografia italiana dello scrittore, due dei quali Don Ildebrando, e, soprattutto, Beata, Santa, rappresentano il più incandescente
punto di fusione narrativa tra etica della testimonianza e visione espressiva.
Che cos'è oggi il Male, nella società del dopo Auschwitz? - si chiedono lo scrittore e la sua interlocutrice. È una domanda che, in
realtà, attraversa ed anzi costituisce tutta l'opera di Herling: dal romanzo-saggio autobiografico del 1951, Un mondo a parte, che
racconta la segregazione del gulag, fino ai racconti di Ritratto veneziano. L'interesse dello scrittore, tempestivo lettore del cattolico
Maritain e insieme del laico Croce, è difatti sempre puntato sul fenomeno della straordinaria proliferazione e diversificazione del
Negativo. Questo contagio universale viene accerchiato dalle strategie della dicibilità e di una sia pur limitata razionalità, in una
prosa pacata e talora ironica. Per Herling, che nel Dialogo traccia una complessa fenomenologia del Diabolico, c'è il Male
interiorizzato, infestazione e possessione, come nel racconto metafisico Don Ildebrando. E c'è il Male che aggredisce dall'esterno:
così, nella narrazione di Beata, santa lo stupro etnico corrompe il corpo ma non l'anima della fanciulla Marianna. Anzi, in questo
racconto, ambientato tra Potenza e "Macera", - nome che sembra rappresentare la sintesi fra materia e macerie - emerge il
singolare contatto fra la violenza maligna e la santità, quasi fra due forme di sacro, quello diabolico e quello angelico. L'energia
distruttiva che raggiunse il culmine nei campi di concentramento e ad Hiroshima, non è andata perduta, tutt'altro: oggi essa si
manifesta in modo endemico, negatività generalizzata e perciò sempre meno percepita. Per lo gnostico, il Male si identifica con il
farsi della Storia. Per il giansenista la separazione fra dannati e illuminati dalla grazia è irreversibile. Non estraneo a queste due linee
del pensiero cristiano eterodosso, Herling le convoglia in un modello narrativo attraente e terribile, aperto all'intreccio molteplice delle
vie che conducono l'uomo contemporaneo sotto la giurisdizione di principi opposti. |