| E la scienza non sa ancora spiegare
come funziona la mente umana | La psicoanalisi è una cura, talvolta molto efficace, della mente. Ma non è una teoria della mente. Non una teoria scientifica, almeno. Questo sosteneva un grande filosofo della scienza, Karl Popper. E questo sostengono gli scienziati, nella grande maggioranza. Difficile dar loro torto. La disciplina fondata da Freud, infatti, da un lato non
possiede, in nessuna delle sue diverse interpretazioni, la capacità di spiegazioni e di previsione tipiche
delle teorie scientifiche. Dall'altro non si relaziona in modo organico con le teorie scientifiche contigue, a iniziare dalla neurofisiologia. Riconoscere
che la psicoanalisi non propone una teoria scientifica della mente, non significa sminuirne in alcun modo il valore culturale e persino clinico. Tuttavia se la psicoanalisi non può ambire a definire una teoria della mente, occorre anche dire che la scienza non ha ancora una sua teoria della mente. Non una teoria compiuta, almeno. Spiegare la mente, anzi, può essere considerata la più grande questione aperta e, quindi, la più grande sfida della scienza contemporanea.
Nel corso della storia cosmica, diceva il biologo Theodosius Dobzhanesky, la materia è andata incontro a due grandi trasferimenti evolutivi: la transizione dal non vivente al vivente e la transizione dal biologico al culturale. La scienza ha una sua teoria solida e completa (il che non vuol dire necessariamente esatta o, tantomeno, definitiva) sia per l'evoluzione della materia non vivente, il Modello Standard della
Cosmologia integrato con il Modello Standard della fisica delle alte energie, sia per l'evoluzione biologica, la teoria darwiniana della selezione naturale integrata con la biochimica e la genetica. Non ha invece una teoria altrettanto solida e completa per il terzo tipo evoluzione della materia, l'evoluzione culturale. La mente resta, a tutt'oggi, un mistero per la scienza. Ciò non significa che gli scienziati non abbiano nulla da dire sulla mente. Anzi, uno degli aspetti che caratterizza il Novecento della scienza, è proprio quello di aver reso finalmente trattabile quello che da Cartesio in poi, era considerato un "problema intrattabile".
Le premesse sono stare create dalla neurofisiologia e, quindi, dalle conoscenze sempre più approfondite, sulla struttura e sul funzionamento del cervello. Queste conoscenze crescenti e, ormai, imponenti hanno spesso indotto in errore molti scienziati. Sia coloro che, sedotti dalla tentazione riduzionista, hanno immaginato che la mente fosse semplicemente il cervello. Sia coloro che, inorriditi dalla tentazione riduzionista, hanno teorizzato che la mente non ha nulla a che vedere ed è del tutto separata dal cervello. L'insuccesso e l'insostenibilità di queste due opposte reazioni hanno contribuito se non a risolvere il problema della mente, almeno a delinearlo. Parliamo, per semplicità della mente nella sua massima (ma non unica) espressione, quella umana, dotata di autocoscienza e libero arbitrio. Ebbene, oggi molti scienziati concordano che una spiegazione solida e coerente di questa mente dovrà integrare almeno cinque diversi fattori. 1) La mente dell'uomo, con la sua (parziale) libertà, ha la capacità di rompere le catene di causalità deterministica che caratterizzano il mondo fisico, almeno a livello macroscopico. E quindi non può essere spiegata da leggi deterministiche. 2) La mente dell'uomo ha un marcato carattere di individualità. 3) La mente ha una base biologica che è possibile indagare con approccio scientifico. Le leggi della fisica e della chimica sono leggi necessarie per spiegarla, anche se, forse, non sufficienti. 4) La mente dell'uomo ha una capacità semantica che non può essere spiegata da quella "pappa molecolare e chimica" che è il cervello. Tuttavia la mente non è completamente indipendente dalla struttura del cervello. 5) La mente è un prodotto, storico e originale, dell'evoluzione biologica. E ogni spiegazione dei fenomeni mentali non può che essere una spiegazione evolutiva.
Di ipotesi scientifiche sulla mente ne esistono, oggi, molte. Le più disparate. Nessuna, però, è riuscita finora a integrare in modo compiuto i cinque fattori e a diventare teoria. Il secondo, grande, trascendimento evolutivo nella storia della materia continua a rimanere senza una spiegazione scientifica convincente. Questa mancanza continua a causare frustrazione tra gli scienziati. Tuttavia l'essere riusciti a delineare in modo chiaro il problema della mente, consente di dire che questa condizione di frustrazione non è più disperata. |